martedì 23 dicembre 2008

Mo' chi joo dice a Walterino...



Niente da dire, rega'! Obama ja'ammolla.
Speriamo seriamente che a Uolter nun je venga in mente de imitallo. Non ora.
Il livello di ridicolo toccato dal PD ci sembra già ipogeo.
Mentre la discreta tartaruga di Barry, rischia di attirare anche alcune bavose Repubblicane, non credo che la vista della medusa spiaggiata di Uolter potrebbe incantare le nostre rampanti Libertine.
Al massimo - senza doppi sensi - potrebbe pietrificare, come quella mitologica.
Le mani nelle urne, alle prossime elezioni - se mai...

Luglio, col bene che vi voglio.


Sì, lo so, dicono che bisogna vivere nel momento (lo dico anch'io),
che il presente è l'unico tempo che esiste (lo dico anch'io),
che bisogna cogliere l'attimo (questo non lo dico, per snobberia),
che non sappiamo cosa ci riserva il domani (questo lo dicono in troppi).
Mapperò, a me questo momento - il natale e compagnia cantante, mangiante, shoppingante, trafficante, regalante, digerente - me rompe er cazzo.
Così, tanto per parlare francese.
Perciò, siccome buona pasqua la stanno già augurando in molti (ottimisti!), io mi proietto ancora oltre, e pianto i miei artigli eterici nel trafuturo prossimo per opzionare una fantastica estate per me e tutti quelli che ci voglio bene assai (parecchie migliarate, in verità, sono un magnanimo), per cui, anche voi tutti.
E spero che Natale, il bagnino, vi porti un bel panettone. Con le vongole veraci.

giovedì 18 dicembre 2008

Sentite che ve dice er Sor Capanna. Consulenze per tempi di crisi.


Diceva er sor Mariano a mastro Pietro:
"Che tempi disgrazziati sò venuti!
Invece d'annà avanti annamo 'ndietro,
È pieno de ruffiani e de cornuti.
Si le corna a 'gni cristiano
Diventasse riso o grano,
È chiar'e tonno,
Se sazzierebbe tutto quant'er monno.
È chiar'e tonno,
Se sazzierebbe tutto quant'er monno.


Direttamente dagli inizi del secolo scorso, che di crisi ne ha viste dimolte e corpose, arrivano questi versetti, attribuiti a Pietro Capanna, poeta di strada e stornellatore emblematico dello spirito vernacolare capitolino (ma parla come magni! ndr). Il suo utopico progetto per risolvere il problema della fame nel mondo con un filantropico superamento dei problemi legati alle infedeltà coniugali è puro pensiero laterale applicato alla macroeconomia. Un genio.

Quanno che s'avvicina er ventisette
Er popolo italiano 'n po' arifiata
Se po' rimette 'n paro ch'ee bollette
La vita grama ormai se l'è 'mparata
E se 'n giorno ritornasse
Puta caso 'e vacche grasse
Noi famo finta
Che stamo a dieta e giù a strigne la cinta
Noi famo finta
Che stamo a dieta e giù a strigne la cinta.


Questa povera - nello spirito e nel respiro - imitazione di stornello à la Sor Capanna è mia.
Come dire, chiosando nel registro più adeguato,

chi s'accontenta gode e se gratta er culo se je rode.

venerdì 12 dicembre 2008

A DENTI STRETTI.



Approfittando del pomeriggio di shopping delle rispettive consorti, due amici, uno stimato professionista e un industrialotto, oziano al circolo, alternando sboronate da commenda e commenti sul campionato.
Con la complicità di un pomeriggio fiacco, di diversi Montenegro e di nuvolosi Antico Toscano, l’atmosfera diventa progressivamente più confidenziale. L’industrialotto lascia scivolare nella mano dell’altro un biglietto da visita con su scritto “Le Tre Porte”, un indirizzo, e un indicazione “Chiedere di Julio”.
“Cos’è sta roba?” chiede subito lo stimato professionista, tradendo un immediato innalzamento del livello di attenzione.
“Roba forte – risponde l’altro, ammiccando – non ti dico di più per non guastarti la sorpresa. Anzi, mi raccomando, acqua in bocca! Teniamoci ‘st’esclusiva.”
Qualche sera dopo, declinando un’allettante serata di canasta con la moglie e le sue amiche, a causa di sopraggiunti e improrogabili impegni di lavoro – sai com’è, cara, non si può mollare l’osso proprio ora, non è il momento, il mercato è già fiacco etc etc -lo stimato professionista si reca all’indirizzo riportato sul biglietto da visita.
Quello che trova è un austero portone – chiuso – e un videocitofono con una minuscola targhetta, quasi illeggibile: le tre porte.
Lo stimato professionista citofona. Una voce impersonale, metallica, forse registrata, chiede: “Parola?”
“Cercavo Julio”bisbiglia, circospetto e cospiratore, lo stimato.
Per tutta risposta un semplice scatto. Il portone si apre leggermente. Guardandosi alle spalle, lo stimato professionista scivola in un adrone buio. Non c'è nessuno all'entrata. Una luce concentrata illumina una fessura vicino ad una porta. Sopra, una targa d’ottone:
"PREGO INSERIRE UNA CARTA DI CREDITO.”
Senza pensarci due volte. lo stimato inserisce la sua carta di credito. La fessura la inghiotte, restituendola rapidamente, accompagnata da una regolare ricevuta:
€ 3.000,00
Dopo un attimo di comprensibile sbandamento, lo stimato realizza che la porta si è aperta. Quasi in trance, il nostro la apre e trova davanti a sé altre tre porte:
"BRUNA", "BIONDA", "ROSSA".
Mentre il polso accelera e il livello di testosterone si alza, lo stimato professionista fa un rapido calcolo: “Bruna, mia moglie, bionda, la segretaria...rossa allora!”
Apre la porta “ROSSA”, la richiude e si trova di fronte ad altre tre porte:
"BASSA" "MEDIA" "ALTA"
Entrato ormai nel gioco a piedi pari, il nostro stimato farfuglia frenetico: “...bassa, mia moglie, media, la segretaria...ALTA!!!”
Apre la porta, richiude la porta e se ne trova davanti altre tre:
"PIATTA" "BEN CARROZZATA" "MAGGIORATA"
Senza ripetersi la scontata litania, il nostro, bava alla bocca, si tuffa sulla porta della maggiorata. Dentro, inutile dirlo, trova ancora tre porte:
"SCOPATA", " POMPINO", "INCULATA".
Ormai delirante, il nostro scarta e sceglie: “scopata, be' insomma, mia moglie...pompino, la segretaria...INCULATA, INCULATA!”
Apre la porta, richiude la porta; altre tre porte
"PICCOLA INCULATA", "MEDIA INCULATA", "GRANDE INCULATA".
Seminudo e “già pronto”, lo stimato professionista si avventa come una tigre sul terzo uscio.
Apre la porta, richiude la porta e si ritrova in mezzo alla strada.

Questa storiella non l'ho inventata io. Ma l'ho sentita raccontare magistralmente da un mio amico di cui non farò il nome.

Anche oggi non avevo niente da dire.

mercoledì 10 dicembre 2008

Tutto il mondo è paese. E non è un Belpaese.


Leggendo questa notizia riportata su Repubblica.it, mi è tornato in mente un antico detto in latinorum imparato al ginnasio e mai dimenticato:
Graecia capta ferum victorem coepit
Una piccola locuzione, estratta dalle Epistole di Orazio (come mi ricorda Wiki ;-), che descriveva la capacità di fascinazione che una grande civiltà come quella Greca, sconfitta militarmente, riuscì ad esercitare sul rozzo, ancorché strapotente, vincitore Romano.
Be', a me oggi è sembrato che Roma - intesa come "patria del diritto" e sinoddoche dell'Italia - si sia presa una brutta rivincita.
Proprio leggendo degli esiti della perizia balistica sulla palottola della polizia che ha ACCIDENTALMENTE ucciso il giovanissimo Alexis - 15 anni - Grigoropoulos, mi sono tornati in mente diversi, tristissimi precedenti italiani, che evidentemente hanno fatto giurisprudenza e continuano a fare scuola. Anche all'estero.
Placanica e Spaccarotella, sono i primi due nomi che mi vengono in mente.
Due impuniti.
Come molti, molti e molti altri colleghi prima di loro. In tutto il mondo, purtroppo. E la vergogna non dovrebbe risparmiare nessuno, perché dittatori unanimemente riconosciuti come assassini e mandanti di eccidi sono stati lasciati candidamente morire di vecchiaia nel proprio letto, come Pinochet. Con il consenso o la complice indifferenza di nazioni intere.
La domanda che mi faccio è banale: fino a quando la maggioranza silenziosa continuerà a farsi abusare, rimanendo tale?
Dovrei anch'io dare una risposta, perché, nonostante le apparenze - sto parlando, per iscritto, telematicamente, ma sto parlando, no? - faccio parte di quella maggioranza.
Alexis poteva essere mio figlio, mio fratello, mio cugino. Avrebbe cambiato qualcosa?
Mentre cerco dentro di me una risposta sincera, mi vergogno.

martedì 2 dicembre 2008

I piacioni non sono sempre belli.



Ora, so che potrò attirarmi le ire di qualche ammiratore del "maestro". Niente ci fa. Per certi versi lo sono anch'io. O meglio, di alcune sue opere. Per esempio, ancora oggi difficilmente riesco ad ascoltare più di mezza strofa de "L'Ombra della Luce" senza che le lacrime mi solchino il viso. E ricordo affettuosamente gli hit de "La Voce del Padrone" come un pezzo di soundtrack dei miei vent'anni. Ma la sua ultima - e penultima - apparizione a "Che tempo che fa", mi hanno confermato la sua estrema piacioneria. E nonostante io possa anche condividere alcuni suoi interessi spirituali, non condivido il suo spirito vagamente saccente e la sua affettazione. E non mi è assolutamente piaciuto il modo con cui ha gestito lo spazio musicale in cui ha ospitato Carmen Consoli. Non che io sia un fan della cantantessa, tutt'altro. Ma non le ha lasciato altro che i backing vocals nel ritornello, oltretutto sovrastandola, e riservandosi tutto il cantato delle strofe. Non capivo se gli piacesse avere una bella statuina accanto, oppure - sentite questa mia elucubrazione - se le avesse imposto questa pubblica ostentazione di umiltà, quale prova di sottomissione iniziatica al maestro. Fra l'altro, mi è sembrato che lo spazio complessivo riservatogli all'interno della puntata fosse esagerato.
Come non sentire quanto, in confronto, brillasse per leggerezza la inostentata saggezza di Fruttero, diolobenedica.
Me sa che certa ggente, a forza de sentisse chiama' "maestro" de qua e "maestro" de llà, je se sbarella er senso de la prospettiva.
Il mio Maestro primo - non il primo maestro - per esempio, diceva "Nego di essere un maestro, ma non posso negare a te il diritto di voler essere un discepolo. " Un fatto di prospettiva, appunto, che rivoluziona tutta la weltanschaung (tiè).
In questo modo, persino un pezzo di merda può profittevolmente fungermi da maestro.
E insegnarmi a stare sempre ben attento a dove metto i piedi.

giovedì 27 novembre 2008

Non da' retta: contro il logorio della vita moderna, il vero rimedio è QUESTO.



Perché, come dicono in Sicilia, dove la vita è molto logorante:


MEGGHIU CAMPARI CA MURIRI*


Prova a daje torto.



Minimalismo esistenzialista.

* traduzione

lunedì 24 novembre 2008

POTTA BLINDATA



Niente paura, non è un post a favore del maschilismo più bieco. E' solo un capriccioso calembour, d'ispirazione toscana, che mi ha attraversato la mente ascoltando la pubblicità di un'industria di serramenti. E, tanto per stabilire la par condicio, indirizzo qui coloro le quali fossero interessate al modello maschile, che per motivi lessicali non mi suggerisce altri calembour. Se, però, qualcuno volesse contribuire a colmare questa mia mancanza, è benvenuta/o!

venerdì 21 novembre 2008

bag ladies e belle donne

Un breve post oggi. Ispirato dalla visione di due donne, alla stazione Termini, che stavano approntando il carico sui carrelli da supermercato che gli facevano da casa ambulante. Una delle due aveva delle buste di plastica ai piedi.
Non sulle scarpe, al posto delle scarpe.
Per puro riserbo non le ho guardate più di tanto. Erano due signore.
Naturalmente, in giro, sulla metro, ho visto anche donne che, chi più o chi meno, avremmo definito belle.
Questa osservazione ha fatto scopa con il ricordo delle due Signore con le Borse incrociate la mattina e ha innescato un pensiero e un'emozione che mi aveva visitato qualche giorno fà. Diceva più o meno così:

Mantieni vivo il senso di meraviglia e di mistero ogni volta che incontri, anche fuggevolmente, una donna.

Meraviglia e mistero.Ogni volta.

Stop. Enough for today.

mercoledì 19 novembre 2008

Nella nuova fattoria, ja, ja wohl.


L'articolo sulla Repubblica di oggi, che trovate linkato al titolo di questo post, è uno spiacevole aggiornamento, con riferimenti consultabili, su un fenomeno odioso e pauroso: l'estensione a macchia d'olio del nazifascismo sdoganato.
Io, che ho una certa età, mi ricordo che i pochi studenti di destra del mio liceo erano spesso accusati e/o minacciati di denuncia per un reato specifico: apologia del fascismo.
Non era, allora, un'accusa presa alla leggera - pubblicamente, of course, in privato suppongo ne gongolassero come fanno oggi - anche se poi era sempre meglio che essere schiaffeggiati nell'androne o aspettati sotto casa.
Oggi mi sembra che non si scandalizzi più nessuno, dopo che, tanto per dirne una, anni e anni di striscioni negli stadi hanno trasformato vergognose invettive di stampo neo-nazifascista in un fatto di folklore.
Ora, ci sono mille e un motivo per avere paura di questo fenomeno, delle sue cause, dei suoi effetti e soprattutto dei suoi endorser.
L'aspetto che a me colpisce più profondamente e più profondamente mi offende è quello del revisionismo. Proprio perché mi è capitato di rileggere qualche settimana fà la geniale "fiaba" allegorica di Orwell che ho parafrasato nel titolo del post: La Fattoria degli Animali.
Proprio come i fedeli maiali di Napoleon, stanno già riscrivendo molte regole, con la scusa di alleggerire il peso della burocrazia, sveltire la giustizia, rilanciare l'economia.
Sembra quasi la pubblicità di un programma dietetico: vogliono realizzare un paese "light".
Se chi ha la responsabilità di educare e formare questo Paese - e non ci guardiamo intorno, tocca anche a noi, ad ognuno di noi nel suo piccolo, come figlio o genitore - non protegge con le unghie e con i denti il valore della memoria storica e perde di vista questa pianta infestante, ci attendono tempi sempre più bui.
Neri.
Ma sicuramente i loro stilisti hanno già pronto qualche modellino per farceli piacere a tutti.
Inculescion, by Calvin Klein*.

* un eccesso di filologia mi porterebbe a ricordare l'etimologia di questo nome; così, tanto per rendere questo post un po' più light. Mi astengo e confido che chi vuole lo troverà facilmente ;-)

lunedì 17 novembre 2008

domenica 16 novembre 2008

Vergogna e onore. Un pensiero per Shamsia.

Non voglio scendere in discorsi troppo complicati, oggi.
Non sono in grado, di solito, oggi ancora meno.
Voglio solo esprimere la vergogna che ho provato, in quanto rappresentante del sesso maschile, alla notizia dell'ennesimo attentato al coraggio di un gruppo di ragazze afghane che rifiutano di essere ricacciate nell'oscurantismo medievale da sedicenti custodi dell'integrità morale. Una di queste 14 ragazze aggredite, Shamsia, 17 anni, è stata sfigurata col vetriolo - attraverso il burqa - solo perché vuole frequentare il liceo.
Shamsia, colpita con una pistola a schizzo carica di acido solforico, nonostante le ustioni che le hanno deturpato il volto e accecato un occhio, fa sapere, dall'ospedale di Kandahar dove è ricoverata con la sorella Afefa, che le minacce e le lesioni non le hanno fatto cambiare idea: vuole continuare ad andare a scuola.
Io mi inchino a questo coraggio e provo ancora più vergogna. Spero solo che Shamsia - il cui nome, se non sbaglio deriva dalla parola "shams", sole - possa continuare a brillare di questa luce e che il suo esempio illumini tutto il suo popolo.
E non solo.
As Salam aleikum, Shamsia, ti siamo debitori di una grande lezione di coraggio.

Non basta sperare di essere in grado di saldare il debito presto.

Dobbiamo impegnarci perché non ci vogliano secoli di altre vittime.

mercoledì 12 novembre 2008

Un post acido. Maneggiare con cura.



Spulciando i miei favoriti, alla ricerca di un sito, mi sono imbattuto in una pagina, archiviata tempo fà, dall’imperioso titolo “Cambiamenti epocali”. Non era quello che stavo cercando, ma, essendo curioso come una scimmia e vagamente fatalista, l’ho aperta e mi sono trovato davanti un compendio delle idee di Gregg Braden, scrittore, conferenziere e guida di gruppi in vari luoghi sacri. Chi fosse interessato ad approfondire può leggere qua.
Quello che mi interessava riportare era la sintesi della visione di Braden riguardo ai modi in cui le emozioni nei rapporti interpersonali ostacolino la nostra evoluzione. Attraverso un esempio (che potete leggere qui) Braden mostra – o dimostra, dipende dai punti di vista – come la logica della polarità e della separazione siano assolutamente fuorvianti, quindi da evitare consapevolmente, mentre l’unico approccio esistenzialmente corretto sia quello della compassione. Provo a sintetizzare l’esempio.
Se davanti alla notizia di un barbaro eccidio di innocenti la nostra prima reazione è la rabbia, stiamo alimentando proprio il sentimento che ha causato quell’eccidio che esecriamo.
Quindi, non stiamo alimentando un cambiamento interno/esterno. No buono.
Se invece, sulla base di una adesione a filosofie new age, orientaleggianti, sminuiamo la portanza dell’accaduto, convinti che i massacrati abbiano scelto di purificare il proprio karma incarnandosi nel ruolo di vittime sacrificali, secondo Braden, stiamo rimuovendo i nostri sentimenti con una negazione figlia dello shock. Quindi impediamo il nostro processo evolutivo con un black out emozionale autoimposto. No buono.
Questi due comportamenti rappresentano due polarità contrapposte che inficiano la comprensione obiettiva , quindi la crescita.
Anche per Braden la giusta via sta nel mezzo: sentire a fondo l’effetto devastante della tragedia altrui senza prendere posizioni estremiste, ma senza negare la rilevanza globale che un crimine così efferato può avere sulla coscienza, individuale prima, collettiva quindi.
Bene, il primo sbandamento che ho provato è stato causato dal riconoscermi parzialmente in tutte e tre le posizioni.
Se poi voglio essere sincero con me stesso, posso ammettere che verosimilmente reagirei (oppure ho reagito) con un misto di rabbia vendicativa miscelata ad una profonda compassione, tenendo in un angolo una piccolissima percentuale di convinzione che il processo evolutivo della nostra anima non calcoli le avversità fisiche con lo stesso metro con cui le misura il nostro corpo.
Ma il caso – che secondo me non esiste in senso assoluto – ha voluto che le meccaniche di navigazione mi conducessero al sito dell’ASTI.
E qui ho capitolato, con buona pace di Braden, e ho riconosciuto di essere molto più incline ad una reazione rabbiosa quando vengo a conoscenza di storie come quella di Monira.
Con buona pace di Braden, ma nessuna pace da parte mia.
Qualcuno che mi conosce, a parte me, può capire quanto tutto questo mi sembri ironicamente perfetto.
Corrosivamente perfetto.

martedì 11 novembre 2008

Ancora a proposito dei cerini usati.


Sarò breve. Volevo soltanto condividere la mia ingenua sorpresa di fronte alla inestinguibile pervicacia di coloro i quali non si fanno alcun problema a riciclare le idee altrui come proprie. La famosa teoria dei cerini usati: se si sono accesi una volta, funzionano. Teniamoli buoni per un'altra volta.
Continuiamo così, facciamo marcia indietro.

venerdì 7 novembre 2008

Conviene ricordarsene. Prima di aprire la bocca.


Molti oggi parleranno di gaffe, altri di pericolose attitudini goliardiche, improprie per uno statista - sic - altri, naturalmente, ritorceranno con lo scherno, menzionando invidie e festeggiamenti per le vittorie altrui in luogo delle proprie sconfitte.
Io mi vorrei distinguere - non vorremmo tutti, parfois? - quindi citerò, di nuovo, il tanto vituperato Fecibook, che ospita gruppi di grande demenza, ma assolutamente imperdibili. Di questi, oggi mi sembra più appropriato quello di cui, qui sotto, riporto i fondamenti etici. Se vi volete unire al gruppo, dovrete ahivoi iscrivervi a Facebook.
Ladies and gentlemen, ecco a voi il vangelo di


STAI CAZZO.

Dovete stare tutti molto cazzo

STARE CAZZO e' una regola fondamentale del SAPER VIVERE con se stessi e con gli altri.

E' consigliato l'uso di tale espressione esclusivamente in casi in cui risulta necessario far intoppare brutalmente il proprio interlocutore.
------------------------------- VADEMECUM -------------------------------
STAI CAZZO non va mai urlato.
Per un miglior risultato, assumere il famoso "occhio a riga" e mano a paletta.

E' altrettanto importante USARE SEMPRE IL SINGOLARE, come ad es.:
- la tua capa che urla isterica:
"SCUSI...STIA CAZZO"

- un gruppo di persone che parlano a voce troppo alta arrecandoti notevole disturbo:
"STATE TUTTI MOLTO CAZZO!"
o più brutalmente: "OH! DOVETE STARE CAZZO"

il tuo partner ti rimprovera perchè hai parlato con un'altra ragazza o hai lasciato la tavoletta alzata:
" SI VABBEH, STAI CAZZO"


Come vedete è semplice, aperto, universale. Tant'è che chiunque è chiamato a contribuire la sua esperienza che, se non travalica i limiti del buon gusto [ ;-) ] è insindacabilmente accolta e approvata.
Questione di buon gusto, dicevamo, ma ancora prima, di buon senso.
Due qualità basiche del convivere civile.
Forse troppo basiche, per essere condivise da tutti.


PS: Non so perché, ma nei prossimi giorni mi piacerebbe tanto che un uomo giovane, bello e abbronzato, facesse risuonare uno stentoreo "STAY COCK!" che facesse sciogliere cerone e abbassare orecchie, su questa sponda della provincia atlantica.

giovedì 6 novembre 2008

Niente da aggiungere.



L'ho trovata sul web come commento ad un articolo sulle buone pratiche del nostro stimato comparto agroalimentare.
E l'ho reputata sufficiente, per oggi, come sineddoche visuale.
Chiamatemi disfattista.
Anche perché Ismaele è troppo impegnativo.

mercoledì 5 novembre 2008

Si chiamava Nicolò.



Aveva 13 anni. Stava nel Parco degli Acquedotti, con i suoi amici, quando è arrivato il temporale. Stava correndo via e cercava rifugio dalla pioggia battente, uraganica, che ieri ha frustato Roma. Un pioppo di 12 metri, sradicato dal vento, lo ha travolto e schiacciato. Inutili i soccorsi. La giornata di ieri per me porta questo marchio. Sono andato a dormire senza ascoltare altre notizie e stamattina ho provato emozioni molto forti accendendo la TV. Ma non voglio parlare di questo, oggi. Voglio solo ricordare a me stesso - e a chi ha voglia di leggermi - di relativizzare il peso che attribuisco ai contrattempi, ai pochi o tanti intralci che mi fanno straparlare di problemi veniali chiamandoli drammi. Non si può sempre andare in India per capire quanto siamo privilegiati, non si deve aspettare una tragedia come quella occorsa a Nicolò e alla sua famiglia, per ringraziare ogni giornata che trascorriamo con le persone amate, su questo pianeta, in questo tempo, con questi problemi. Basta così.

martedì 4 novembre 2008

Riconsolatio alla romana.


Come mi è capitato di leggere sul tanto vituperato ma, al tempo stesso, trasversalmente ed ecumenicamente frequentato FaecesBook, che sei veramente romano se consoli un tuo amico con la simpatica battuta "N t'a pija' così... pietela'n der culo!".
Bene, non solo mi associo a questa inclita schiera, sed etiam, professo il suo credo " è mejo perde' n bon amico che 'na bona risposta." con una quotidiana, religiosa, osservanza.
E tanto per non farmi guardare dietro, sono pronto a rivolgere tutta questa simpatia nei miei stessi confronti, just in case.
Ecco, oggi è proprio il caso.

Un bel giro di parole per dire che, oggi, me la sono presa molto: con la caldaia che si è rotta, con il preventivo da paura, con il telefonino che mi è scivolato di tasca mentre ne avevo bisogno per scivolare in qualche recesso imperscrutabile. Dimentico qualcuno? Ah sì, la Madre Quaterna - e il suo fedele consorte il Padre Terno.
Alla fine, sono dovuto venire a Canossa con il tutto.

E me la sono presa anche in der posto.

Ora, da buon romano con influenze taoiste, aspetto fiducioso che la ruota giri.
Funziona sempre; tant'è che nel frattempo mi hanno comunicato di aver ritrovato il cellulare.
Sempre meglio del proverbiale aglietto...

venerdì 31 ottobre 2008

L'egìde scolastiche



Non è tanto questa foto a farmi, da genitore, stringere il cuore e non solo.
E' stato il resoconto di Curzio Maltese a farmi, piuttosto, ribollire il sangue. Tutta cronaca, senza il suo solito sapido commento. Ho avuto reminiscenze acute degli anni Settanta: senso di rabbia, frustrazione, indignazione, di nuovo rabbia, frustrazione, indignazione etc. Ad libitum. A catena, guarda caso. Non ho molto da aggiungere a quello che è stato detto e scritto. Soprattutto non ho parole in mente - a parte quelle limpide di Calamandrei, che più volte, in questi giorni, hanno ritrovato orecchie e occhi pronti a riconoscerne la triste lungimiranza - solo sentimenti foschi.
Per non sprecare altre parole e tempo, invito, raccomando e prego tutti coloro che non lo abbiano già fatto, a scrivere a Napolitano per chiedergli di esercitare tutto il potere che la Costituzione gli conferisce per arginare questo tsunami anticulturale, classista e retrogrado. Bastano due righe on-line, all'indirizzo che ho linkato al nome del presidente.
I nostri ragazzi e le nostre ragazze meritano una scuola diversa da quella che la valletta appuntata, Mery Star, ha ricevuto l'ordine di presentare.
Noi, facciamo tutto quello che è democraticamente possibile per proteggere il loro futuro.
Per il presente non abbiamo fatto abbastanza, evidentemente.
Certe egìde scolastiche non solo non sono istruttive, ma hanno ripercussioni troppo dolorose.

martedì 28 ottobre 2008

Una specie di petizione.


Non serve essere un tifoso della A.S. Roma per apprezzare Mimmo Ferretti, giornalista de Il Messaggero, però aiuta.
Il vasto ed eterogeneo "gruppo d'ascolto" che tutti i giorni feriali si sintonizzava dalle 13.00 alle 13,30 sulle frequenze di Rete Sport per ascoltare Mimmo, non lo faceva solo per avere notizie o commenti sulla squadra, ma per bearsi della sua ilare compagnia, per godere delle sue argute considerazioni, che spaziavano dalla cucina all'estetica, dal costume alla filosofia.
Era un raggio di sole, che conferiva all'ora di pranzo un'aria scanzonata e godereccia. Romana, appunto.
Tutto, naturalmente, in leggerezza, con grande ironia, senza trascurare la serietà dovuta a situazioni più "alte" che il calcio, riuscendo a toccare con semplicità tutti quelli che lo ascoltavano. Bastava sentire gli SMS degli ascoltatori, i loro interventi in diretta con Mimmo, per percepire il rispetto, l'affetto e una sorta di confidenziale deferenza che tutti indistintamente nutrivano per lui.
E Mimmo ha sempre risposto a tutti con la massima spontaneità, senza un minimo di superbia, che si perdonerebbe ad un "personaggio pubblico" così osannato.

Quest'anno dalla ripresa del palinsesto post estate, l'intervento di Mimmo Ferretti manca.
CI MANCA.
Anche gli anni passati è successa la stessa cosa -forse problemi di rinnovo di contratto ?- e la radio era subissata di mail, sms, telefonate che chiedevano la reintegrazione della mezzora di Mimmo: meccanici e bancari, panettieri e analisti finanziari, camionisti e impiegati, studenti e pizzettari, copywriters e bottegai, chirurgi e ristoratori, anche donne, non solo romaniste.
Persino tifosi della Lazio.
I conduttori hanno provato di tutto per non dare una risposta, hanno rimandato, promesso, rinviato ad un momento che non è ancora/mai arrivato.
Ma ora, da qualche tempo, Rete Sport manda in onda un promo - uno station break - in cui elenca la "formazione" dei giornalisti/opinionisti che fanno parte della scaletta quotidiana. E MIMMO NON C'E'.
Se anche tu hai avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare Mimmo Ferretti, per i suoi interventi radiofonici - oltre che per la brillante professionalià di giornalista sportivo, con cui continua ad informarci ed intrattenerci dalle pagine de Il Messaggero - aderisci a questo gruppo e fallo conoscere ad altri amici, appassionati della Roma, ma soprattutto di calcio e di buon giornalismo.

ORA: ci sono sicuramente cause più serie su cui concentrare pensieri ed energie, ma se non ci penso io alla mia serendipità chi ci pensa? Perciò, ti prego, vai su MIMMO FERRETTI DEVE TORNARE IN ONDA! aderisci al gruppo e invita altri amici. Se ci riesci.

Grazie di cuore

giovedì 23 ottobre 2008

Da Jakarta con sollievo. Trovata la soluzione per riportare l'ordine in Italia



Caccia il rosso in 60 secondi.
Questo promette il cartello, affiancato da un timer funzionante, che pubblicizza l'eccezionale efficacia di Visine, un collirio in grado di eliminare - nel giro di un minuto - l'arrossamento dagli occhi di pedoni, ciclisti e motociclisti. I bene informati parlano di un interessamento da parte di un tycoon nostrano, che sarebbe pronto a rilevare il pacchetto di maggioranza della Pfizer per orientare pesantemente il reparto ricercheVisine su una formula a più ampio spettro. L'obiettivo, neanche troppo nascosto, sarebbe quello di arrivare a produrre un collirio capace di eliminare il rosso dagli occhi dell'elettorato del centrosinistra. Il fine ultimo dell'operazione è facilmente ipotizzabile, quello che meraviglia è la motivazione scientifica avanzata dal tycoon - che ha confessato di essere stato anche ricercatore chimico*- per giustificare la nuova strategia aziendale:
"Lontano dagli occhi, lontano dal cuore".

Non si attendono contromosse.

*: oltre ad operaio, cantante, presidente, trombeur des femmes, naturalmente.

martedì 21 ottobre 2008

Iperboli ed ellissi, la trigonometria del romanesco.



Lungi da me l'intenzione de fa' na discuisizzione scentifica - sennò ste du' parole prima, qqua, 'e scrivevo ggiuste - me'ncuriosiva 'a coincidenza d'ii termini.

Mo', com' a'te visto, l'ellissi, oppuramente mejo detta elisione, è 'n tratto caratteristico der romanesco.

Vabbé, dirà quarcuno, ma dapertutto se troncheno 'e parole. Sì, ma 'r romano n'ha fatto n'arte povera, 'n credo economico, 'n'eccellenza.

Voj n esempio? DODOMETTE - più propriamente compitato: do'o d'oo mette' - è 'a versione sprint di DOVE LO DEVO METTERE. 9 lettere contro 17, quasi la metà, anaca? (che come tutti sanno sta per "Non hai forse tu capito?")

cadafà- 6 lettere contro le 15 di - che cosa devi fare

All'a, presempio, nun è 'na professione de mussurmismo, ma 'a forma elisa -sic!- de allora.

Mo' tajamo corto su st'ellisse senno' me tocca de parla' der Coliseo e der Circo Massimo e nun me so' preparato.
Passamo all'iperbole, ch'è anch'essa pratica quotidiana, soprattutto n'aa subburbia varia, torpigna, torbella, tordecenci, anzomma er giro de'e tori.
Po' capita' che quarcuno n'zia po'po un Adone (vojo dì, sennò erimio tutti Giorge Cluny e chi cc'annava a lavora') però apostrofa' quarcuno co':

SEI TARMENTE BRUTTO CHE QUANNO DA REGAZZINO TU' MADRE HA PROVATO A LASCIATTE A'A DISCARICA S'È PIJATA 'A MURTA PE' SCARICO ABBUSIVO. *

richiede un gusto e una dimestichezza con la formulazione di iperboli che stupisce - e fa tornare a parlare italiano, sopraffatto d'ammirazione e senso d'inadeguatezza - anche un vecchio cultore del vernacolo come me.

Andiamo velocI:

sei molto magro=PE' LASCIÀ L'OMBRA DEVI PASSÀ DU' VÒRTE

non sei molto sveglio= 'N TESTA C'HAI QUATTRO NEURONI CHE GIRENO PURE A TARGHE ALTERNE

è molto difficile = È FACILE COME CERCÀ 'A NONNA DER MILITE IGNOTO

E qui mi fermo, per rispetto dell'arte, e resto in contemplazione.
Spero solo che il sommo nostro poeta, Mastro Giochino, non se ne adombri.

Ringraziando il mitico sito turbozaura per gli esempi, che per la verità sono forniti di traduzioni italiane quasi più divertenti delle già iperboliche metafore romanesche, saluto tutti con una delle mie preferite, che descrive perfettamente il mio stato d'animo rispetto ad alcune recenti situazioni lavorative:

ME RODE COSI' TANTO 'R CULO CHE SI CE METTO DENTRO 'NA MATITA 'A TEMPERO.

A buon intenditore...

venerdì 17 ottobre 2008

L'imbarazzo della sciolta.



Mi scuso d'abord per la cochonerie del calembour (ma che m'ha preso a parla' tutto sto francese oggi, sarà sto tempo de mmerda!?), ma dopo qualche giorno di Nientedadire all'ennesima potenza, che avrei dovuto veramente aver il coraggio di postare le pagine vuote, trasudanti l'angoscia e il senso di inadeguateza, stamattina mi ritrovavo a poter considerare due o tre differenti topiche su cui postare.
E mentre rimuginavo con fare peripatetico (camminavo, eh, niente idee strane), il marciapiede stesso, pardon le trottoir, mi ha costretto a focalizzarmi su una nuova scelta, che non avevo preso in considerazione: ma che fine hanno fatto le doggie bags?
Il motivo per cui uno come me, che non ha un cane, intendo, dovesse porsi tali interrogativi mi appare talmente lapalissiano che non lo espliciterò in questa sede.
Mentre mi piace ricordare a chi se ne fosse dimenticato che esiste un'ordinanza comunale che prevede sanzioni da un minimo di 50 ad un massimo di 300 euri per chi non ottemperasse.

Mo', dice uno, ma co' tutti i xxxxx che ce stanno, te poi proccupa' de la xxxxx de cane?
Mi rispondo parafrasando un claim storico di una campagna pubblicitaria per la più famosa console di videogiochi:

NEVER UNDERESTIMATE THE POWER OF SHIT

Si comincia con una cacchina di piccione, diciamo come DRIVE IN e ci si ritrova, be', guardateve intorno.
Mo', chi amava Drive In, non si senta offeso, io ho visto sicuramente altre porcate di cui non ricordo il titolo, altrettanto indegne, l'importante è l'esempio
Quello, sicuramente, non ci manca.

A proposito, ma di cosa stavamo parlando? Giusto, Cambronne!
E' sempre una bella topica, n'est ce pas?

lunedì 13 ottobre 2008

Per non dimenticare.


Prima che finisca, vale la pena ricordare che questo è stato dichiarato dalle Nazioni Unite come

L'ANNO INTERNAZIONALE DELLA PATATA.

Definita, senza alcuna esagerazione, "hidden treasure", la patata viene considerata dagli illustri agronomi della FAO come il cibo del futuro.
Nelle prossime due decadi, infatti, gli scienziati prevedono un'incremento della popolazione globale superiore alle 100.000 persone l'anno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. E la patata giocherà un ruolo molto importante, nella sfida di procurare nutrimento a queste nuove generazioni.

Grazie al cazzo.
Mi sembra il minimo, visto che è in grandissima parte responsabile della loro nascita.

Vorrei solo sapere se il 2009 sarà l'anno del pisello.

In caso contrario, invierò formale protesta al Ministro delle Pari Opportunità.

venerdì 10 ottobre 2008

evidentemente è il tema del giorno

mi inchino alla grandezza del Makkox e del suo ennesimo capolavoro
canemucco.

Repetita juvant: rifarsi la bocca.

Certo ci vuole una bella faccia per chiedere un milione di danni per insulti alla propria bocca.
Rifletto solo sul fatto che averci la bocca chiacchierata non è di per sé un nocumento.
C'é chi ci ha alzato un bel po'po' di fama. Magari senza diventare ministro, però, in fondo son dettagli.
Curioso che il danno alla bocca esosa sia stato causato proprio da un'altra bocca. Bella carica , però.
Come a dire: chi di bocca...no il proverbio non torna.
Quella che sembra ritornare,finalmente, è la meritocrazia.
E qui, se potessi, citerei uno dei miei maestri spirituali, Francesco di Gesù, che in uno dei suoi trattati sociologici più acuti "Libri di Sangue", sintetizzava il criterio imperante in maniera esemplare.
Non trascrivo il passaggio, per non svilirlo fuori dal contesto.
Godetevelo in versione integrale.
Vi lascerà la bocca amarissima.

giovedì 9 ottobre 2008

Rifarsi il naso. In che senso?



Voglio di', non mancano motivi, quotidianamente, per riappacificare le mucose oltraggiate da tanfi vari, propri e altrui. Le nonne usavano portare nella manica del vestito un fazzolettino imbibito ('mazza come parlo fino) di Violetta di Parma o di Lavanda ColdiNava, e, alla bisogna, lo estraevano, portandolo sotto le nari offese. Ma quelli erano altri tempi.
Ora che siamo nell'era della rinoplastica come regalo di compleanno, l'espressione "rifarsi il naso" si riferisce quasi esclusivamente all'intervento di chirurgia estetica.
Mo' ce sta sto po'po' de campionessa del maledettismo moderno, che, incidentalmente, è anche famosa perché canta.
Dé, lungi da me l'intenzione di denigrare una persona - soprattutto giovane - che si trova su una china pericolosa per la sua sopravvivenza.
Ma una questione mi perplime assai: a forza di rifarsi il naso col cocco, mo' se ritrova con la necessità di rifarselo sul serio, di metallo 'sta volta. Perché?

Dato che non la conosco personalmente, mi baso su quello che leggo - non me la sento di chiamarle notizie - e azzardo un'ipotesi di stampo olfattivo/esistenzialista:

je puzza da campa'.

Semplicistico? Cinico? Superficiale?
Vabbè, chi vuole mi scusi, sennò ciccia.
Chissà quante persone col doppio del suo talento non hanno avuto una caccola della sua fortuna.
E lei la spreca così, anzi come dicono con fortunato doppio senso* in America, she's blowing it.



*solo per puntualizzare che non mi riferisco all'accezione sessuale del termine.

martedì 7 ottobre 2008

Oggi rifateve l'occhi.



Spero che la crostata di ieri sia servita allo scopo, quello di rifarsi la bocca. In generale, dalle asprezze e asperità del quotidiano.
Oggi - pe' nun sape' né legge' né scrive'- posto un po' di cibo per gli occhi. Non lasciatevi ingannare dall'assaggio che ho messo in copertina, tuffatevi sotto la superficie. Lasciatevi piuttosto incantare da quello che potete trovare qui e qui.
Non aggiungo altri commenti, perché sono sfacciatamente di parte, ma solo un invito.
Come si diceva una volta, all'epoca di quel sensato bon ton, tramandato dalle nostre nonne, quando ci si accingeva ad addentare una gourmandise: "Vuol favorire?"
Appunto, favorite, gente, favorite. E buon pro' vi faccia.

lunedì 6 ottobre 2008

Niente polemiche, oggi. Sono buono.



Mi sono accorto che, negli ultimi giorni, questo blog ha preso un connotato troppo impegnato, anzi troppo impegnativo per il mio basso IQ, per la mia povera cultura generale e politica, per le mie ridotte capacità di ideazione e di scrittura.
Per così poco? dirà qualcuno. Conoscere i propri limiti è un mio cavallo di battaglia.
Per cui, oggi mi astengo dal presuntuoso ruolo di commentatore e mi limito a riportare una ricetta.
Non è mia, è una ricetta tradizionale, abbondantemente collaudata.
In questi giorni di asprezza - e qui mi fermo, perché mantengo la parola - ho pensato che potesse essere buono, se non bello, rifarsi la bocca con qualcosa di dolce.

Perciò, ecco la ricetta:-)

Crostata di Visciole

Per la pasta frolla
0. 1 uovo intero
0. 1 tuorlo
0. 250gr di farina
0. 125gr di burro
0. 125gr di zucchero
Per il ripieno:
0. 400gr di ricotta di mucca
0. 100gr di zucchero
0. 300gr di marmellata di visciole (la visciola è una specie di ciliegia selvatica)

Preparazione:
Mescolare lentamente gli ingredienti del ripieno per ottenere una miscela uniforme.
Impastare con cura gli ingredienti della pasta frolla riponendo il tutto a riposo per una mezz’ora al fresco.
Spianare la pasta frolla con circa la metà dell’impasto, poi rivestite una tortiera dal bordo alto, rovesciare la ricotta all’interno e distribuire tutto colmando ogni angolo.
Allungare la marmellata di visciole con un paio di cucchiai d’acqua e, dopo averla mescolata, distribuirla sopra lo strato di ricotta.
Con la pasta rimanente ricaviamo delle striscie che useremo per coprire la crostata. A questo punto si può tranquillamente infornare in un forno preriscaldato a 180° per una quarantina di minuti.

Ogni riferimento a persone o a fatti disgraziatamente accaduti è puramente casuale.

venerdì 3 ottobre 2008

Niente di nuovo, fratelli. Preghiamo.



Certo, niente di nuovo. Mi era solo tornato in mente, dopo aver dato una scorsa alle prime tre pagine di Repubblica di oggi e alle prime righe dell'articolo di Goffredo De Marchis (pag 3). Il quale riporta l'infausta profezia di un giornalista sportivo che, nel lontano marzo dell'86, dopo la prima conferenza stampa di Silvio I da presidente del Milan, ebbe a dire "Questo qui un giorno leggerà il messaggio di fine anno."

Sprofondo nella banalità per ricordare quante volte la realtà ha superato le fantasie più pindariche? Non c'è bisogno e poi non c'ho tempo.

Riflettevo solo su quanti messaggi di "fine-qualcosa" questo signore ci abbia già letto o mandato a leggere. Anche qui, sentitevi liberi di compilare la vostra playlist, possibilmente in versione scaricabile anche da me: sono masochista.

Fantasticando su un'ipotesi che già molti prima di me hanno contemplato, quella della scalata all'altro colle, quello dopo il Gianicolo, mi chiedevo:

non potrebbe essere la volta buona che s'oo levamo dar cazzo?

Perché, sarà pure vero che c'ha amici fra Cupola e Cupolone, che j'ha fatto un sacco de favori, che j'hanno perdonato un sacco de eresie e bagattelle che a molti so' costate la scomunica o almeno la sospensione a divinis, però...

...quelli là, quando qualcuno je se mette davero in mezzo alle palle, ce mettono poco a ricordasse del braccio secolare che s'aritrovano. Nun guardano in faccia nessuno, santi, eroi, navigatori, scienziati, preti, giornalisti, banchieri.
Papi, appunto.

Chiedo scusa per il tracimante livore vernacolare romano, si vede che ho delle reminescenze ancestrali. Vite passate, direbbe qualche amica che ho ancora nella sfera New Age. Magara m'aricordo proprio de quarche zozzeria patita pe' corpa der papa re.

Perciò, per recuperare un tono più civile, vorrei solo suggerire una piccola campagna diversiva.

Perché non far nascere nel vasto bacino elettorale del tipo in questione un'istanza mistica? Perché non fargli arrivare direttamente dalla base l'invito e l'auspicio di trasferire le sue mire direttamente sul trono di Pietro? Non pensate che buona parte dei suoi colonnelli e sottopanza cavalcherebbero felici quella tigre? Non si proclamò lui stesso "Unto del Signore"?

Perché no?

T'oo dico io perché no: perché co' tutte e grezze che farebbe Papa Unto I , sarebbe 'a vorta bona che fanno sarta' per aria Roma mia.

Così è l'Italia: agli interessi della collettività si antepongono sempre quelli di campanile.

mercoledì 1 ottobre 2008

Ah, l'invidia! La più sincera forma d'ammirazione.

Ma è proprio vero?

Io mi ritrovo spesso a citare questa affermazione, e abbastanza spesso la condivido.

Oggi, per esempio, ho avuto un attimo di sincera ammirazione per un/a ignoto/a redattore dello spazio news di Libero.it cui, nella mia ignoranza, attribuivo la paternità - mo', che devo di' pure maternità per par condicio? - di un arguto calembour, usato per descrivere uno dei più aspirazionali palcoscenici mediatici dei giorni nostri:

IL CULENDARIO

Intendendo con tale termine quella patinata serie di fotoritocchi, pieni di lati B, che varie - soprattutto, ma c'è pure qualche maschio - personaggie o aspiranti tali utilizzano per veicolare o incrementare la loro presenza sulla scena attuale, a prescindere talvolta dalla loro appartenenza o meno al mondo dello spettacolo.

De', voglio di', questo la dice lunga sul mio IQ, però, siccome so' un ragazzo ('nzomma) umile ma onesto, non mi nascondo dietro a un dito. Lo so, è una cosetta, una bagattella, però io mi accontento di poco, e anche una battutina così mi dà soddisfazione.

Chiarito questo, e tralasciando la lunga e stucchevole lista di idee molto più serie, brillanti, socialmente ed economicamente utili della cui paternità ammetto di essere invidioso, vorrei sollevare un altro punto.

Non è che ogni volta che si prova invidia per qualcosa che qualcun altro ha raggiunto/ottenuto o più semplicemente detiene per qualsivoglia motivo - compreso il culo, in tutti i sensi - è sempre una forma di ammirazione quella che si manifesta.

Così, tanto per chiarire che non mi interessa essere nominato il Garrone del XXI secolo.

Checce vo' a di' so' invidioso de Gandhi, de Einstein, de Alessandro Bonino.

Ce vo' molta più corata - come si dice a Bolzano, mi pare - a dì so'nvidioso de Berlusconi.

Io, modestamente, quella corata, non ce ll'ho.

E pe'na volta, me ne vanto.

martedì 30 settembre 2008

Li mortacci viventi!



Voglio cominciare ringraziando Sba per aver segnalato sul suo blog NYFT l'opera di Paolo Beneforti. Confessata a me stesso l'ignoranza, sono andato a sbirciare qua e là, cominciando dal flikr photostream che Sba aveva linkato.
Questo signor Beneforti dice di essere un libero professionista senza specificare il campo di azione. Sempre guidato dalla mia ignoranza ho chiesto a Google, che mi portato a visitare il suo sito dove ho trovato molte opere pregevoli come questa. Forse avrei dovuto usare la foto di uno dei suoi manufatti, per aggiungere la mia segnalazione a quella di Sba. Oppure una delle foto della sua musa.
Ma sono rimasto affascinato dalla sua collezione di thumbnail intitolata living dead da cui è tratto l'inquietante ritratto del pontefice. Un po' mi fa sorridere. Però, poi, mi preoccupa molto di più. Scorrendo tutta la raccolta di immagini mi è tornato in mente un vecchio film di Carpenter, il cui titolo suona ancora oggi, soprattutto riferito ai personaggi ritratti, come una inesorabile minaccia: Essi vivono. Purtroppo, aggiungo io.

Se qualcuno ha dei fondati motivi per essere ottimista, si accomodi e butti giù una listina. Lo ricorderò nelle mie preghiere.

venerdì 26 settembre 2008

Voj aiutà l'evoluzzione? So' 18 euri col guanto, more'.



Ok, accettato il fatto che siamo ormai tutti hi-tech-dipendenti (vabbé parlo per me, ma manco più di tanto), dobbiamo riconoscere il valore di quegli imprenditori del secondario che si sforzano di trovare nuove idee per differenziare il loro prodotto, soprattutto quando si tratta di un articolo basic e a basso contenuto innovativo.
Per questo va il mio plauso agli inventori dei Dot Gloves "...pensati per permettere a chi li indossa di utilizzare con comodità qualsiasi touchscreen. L’idea dietro a questi guanti è estremamente semplice: dei pallini di metallo posizionati sui polpastrelli permettono di usare uno smartphone con estrema precisione, e sono inoltre pensati per non rovinare nè graffiare lo schermo."

Vabbè, niente da dire oggi. Così mi sono avvantaggiato con i consigli per gli acquisti, di Natale.
Deformazione professionale.
Bon uichend.

ps. A scanso equivoci, io non possiedo alcuno aggeggio touchscreen, quindi la mia era una segnalazione altruista.
'Nzia mai!

giovedì 25 settembre 2008

La strada per l'inferno, eccetera eccetera.


Se le bugie hanno le gambe corte, i buoni propositi sono nati monchi.
Si dice così, quando non hai le gambe, no? No. Vabbè, se semo capiti.
Comunque, settembre è probabilmente il vero inizio dell'anno, per la società cosiddetta civile.
Tutto comincia o ricomincia. Quindi è un momento ideale per formulare (o riformulare) una quaresima di buoni propositi, generalmente a lunga scadenza. Potremmo chiamarli "buoni propositi UHT", a lunga conservazione. Alcuni sono propositi di stagione (diete, palestre, studio), altri, invece, di più ampio respiro, nascono da un anelito esistenziale (fiuuu! SCE-MO, SCE-MO!). Tornando serio, questi propositi approfittano dell'atmosfera, diciamo primaverile, dell'autunno per risbocciare. (Oh, dovrei parlare per me, anziché proiettare sull'universo mondo le mie debolezze e frustrazioni. Vabbé, da ora in avanti, faccio conto de parla' da solo...) Anzomma, stavo pensando appunto a quanti di questi propositi - quelli di grosso cabotaggio - raggiungono il porto di destinazione. E, mentre in una navata del mio cervello echeggiava il detto che ho scelto come titolo - a proposito, io erronamente pensavo fosse uno dei proverbi infernali di W. Blake, invece lui diceva "La via dell'eccesso porta al palazzo della saggezza" - dall'altra parte del vacuo contenitore pulsava come una lampadina rossa, un allarme silenzioso ma visibile, una risposta. Qual'era la domanda? Appunto.
Resettiamo: io stavo soppesando la rilevanza di questa affermazione " la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni" quando ho sentito rimbalzare nella mia testa una domanda provocatoria, formulata da una bionda voluttuosa di mia conoscenza "What's your excuse?".
Qual'è la tua scusa, appunto, per non essere al 100% quello che vuoi essere?
E non sto parlando di diventare miliardario, playboy, superstar, capocannoniere, velina o altro.
Quella è un sfumatura. Quello che intendo è essere integro, essere uno, essere completamente nel momento.
Presente, in una parola sola.
Be' io la risposta non l'ho trovata veramente.
O forse la so, e faccio finta di niente.
Vabbé, ci penserò il prossimo settembre.

mercoledì 24 settembre 2008

Niente da dire, oggi. Ho perso la lingua.

non è che abbia niente da dire. l'ho già detto, oggi. e certe volte repetita non juventus - vero sba?
quindi se per caso, o per semplice affezione o simpatia, voleste perdere ancora un po' di tempo con me, senza entrare troppo nel personale, sempre ciberneticamente parlando, vi rimando altrove.
no, non a quel paese, anche se ho dovuto cambiare lingua.
la mia l'ho persa questo weekend.

qluanuco h'al sitva?

http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendID=253225983&blogID=435623162

martedì 16 settembre 2008

Cose da fare in macchina quando sei in fila.

Provate ad indovinare come mi è venuto in mente il topic di questo post (o il tema del giorno, per gli italianisti). No, non era il film di Andy Garcia ambientato a Denver.
Tralasciando i ritriti commenti di rito, anzi di stagione, che farebbero impallidire i necrologi per D.F. Wallace e R. Wright, che peraltro non ho postato , mi interessa molto di più compilare una lista.
Le liste possono essere uno strumento utilissimo per cercare idee e soluzioni, anzi sono proprio una delle attività più proficue da praticare appunto nell'occasione di cui sopra. Il mio amico Angelo, nel suo blog http://www.inmancanzadimeglio.splinder.com, cita addirittura un sito in cui ti assistono in questa titanica impresa: http://www.rememberthemilk.com.
Orsù, vengo a compilare la mia lista, provvisoria e sicuramente ampliabbole. Anzio, vi chiedo, a voi che mi degnate di uno sguardo, di aggiungere i vostri items (volevo recuperare con un tocco di internazionalità, ndr) direttamente qui (banale quanto subdolo tentativo di accrescere il traffico sul sito; manco me pagassero)

http://vix-nientedadire.blogspot.com/

ASCOLTARE
musica o voci, alla radio, da un CD o ancora da una musicassetta (sic) oppure da un lettore mp3. I più fighi e impegnati virano sull'audiolibro, i più scaciati - come io ! anaka! - preferiscono i livorosi commenti calcistici. Gli illuminati ascoltano il fruscio dei pensieri che, come uno stormo di gabbiani, si spostano dai rami su cui hanno passato la notte (minchia!)
RIORDINARE
il cruscotto, i molteplici vani portaoggetti di cui i nostri moderni (parla pe' tte) automezzi sono pleonasticamente disseminati. I più assennati e responsabili riordinano le idee e i programmi della giornata, magari compilando una lista di cose da fare. I più estatici, riordinano le caccole nel naso.
TRUCCARSI
dovrebbe valere solo per le donne, ma de 'sti tempi non vorrei passare per razzista/retrogrado/integralista. Anzi ci ho anche una mezza idea per un brevetto - la specchiera di cortesia multiilluminata con necessaire incorporato - ma ora che l'ho detta, sicuramente qualcuno me la frega (pessimismo&fastidio)
RADERSI
dovrebbe valere solo per gli uomini, ma come sopra...Inoltre dovrebbe essere un'operazione effettuata esclusivamente con il rasoio elettrico, però non mi stupirei se vedessi un gentiluomo rovesciare il bacile di acqua schiumata dal finestrino, magari citando l'incipit di Ulisse . Oppure una giovane rampolla rampante farsi il contropelo allo stinco con il bilama, appoggiando la caviglia sul cruscotto, lato passeggero, spero.
MANGIARE E BERE
siamo uomini (e donne) o modelle di Calvin Klein? Certo che si può fare. Magari con un pizzico di discernimento: un conto è un morso a una mela, a un panino, a un cornetto, altro conto è la fondu bourguignonne. Con la salsiera girevole, per giunta. Il più proibito, nonostante l'apparenza innocente, dovrebbe essere l'uovo crudo, il mangia&bevi per eccellenza. Ha addrizzato più guardrail che membri flosci. Lo stesso dicasi per la Coca Cola da 2 litri bevuta a canna fino alla scolatura. Semplicemente, l'angolo visuale è troppo concentrato sulla tappezzeria del tettuccio per apprezzare le sfumature dei semafori.
FUMARE
be' , persino pleonastico aggiungere questa performance alla lista. Sempre che siate fumatori. Nel caso contrario è altamente sconsigliabile, a causa degli inconsulti attacchi di tosse che inficerebbero di molto la sicurezza stradale. Non facciamo, in questo post, alcun riferimento all'utilizzo di altre sostanze psicotrope o psicagoghe, quali cannabis indica, hashish, oppio e derivati, salvia divinorum, humito, e quant'altro, per una serie di buoni motivi: 1) perché non ne conosciamo l'esistenza, 2) perché non ne abbiamo sperimentato l'effetto, 3) perché non ci interessa. Sì, Lucignolo, ora te la passo...
LAVORARE
--------eppure c'è chi lo fa. Incosciente! La vita è così breve.
ESPLETARE FUNZIONI FISIOLOGICHE
ricordo ancora con commossa ammirazione l'intervento di un comico - del quale peraltro non ricordo il nome - che rimproverava al Creatore di non averci fornito la possibilità di mingere dall'indice sinistro. Visualizzate la scena: ore 7,40 a.m., giornata fredda umida di novembre, fila chilometrica sulla Colombo, direzione Roma, un guardrail sulla vostra sinistra, un pulmann sulla vostra destra, centinaia di metri lineari di lamiera che vi intrappolano, una vescica piena. Ci sono gli estremi per il suicidio (scusa D.F.W.). Se sei un uomo potresti ricorrere alla bottiglia del Gatorade, come suggerito da uno spot per la Mini. Ma se sei una donna, che cazzo fai? Respiri, respiri, respiri, imprechi, respiri, respiri, respiri, ti lamenti, RESPIRI, RESPIRI, RESPIRI, CI SIAMO QUASI, ECCO LA TESTA, SPINGASPINGASPINGA...no, scusate è una tortura. Sarebbe ora di trovare una soluzione pratica. Per la funzione solida, provare con un tappo di damigiana; per quella fluida - per così dire - c'è l'Imodium.
EMETTERE FLATULENZE
be' questa non è un'attività limitata a quando sei in fila, è qualcosa che può essere fatta prima dell'ingorgo ed anche dopo, quando il traffico scorre già meglio.
Sempre che siate soli o in a suitable company: un buon deodorante, per esempio.
DIRE, FARE, BACIARE, LETTERA.
anche in un ordine diverso da quello riportato, queste azioni sono possibli. Ho omesso TESTAMENTO, solo per non rattristare ulteriormente questo post, ma sono sicuro che molti ci hanno pensato. Mi fermo qui per non diventare macabro.
SESSO
questo merita un capitolo a parte, per cui non mi dilungherò: fate attenzione ai possibili spettatori, se non volete diventare soggetto di qualche film. O finire in un trafiletto di nera.

continua. Spero, con il vostro contributo.

lunedì 15 settembre 2008

Hai programmi per il prossimo fine settimana?




Inizio la settimana con un invito/suggerimento su come finirla in bellezza: vieni a trovarci.
E' un'incontro di amici: non un seminario, o un workshop, o un retreat o gruppo di terapia o di pratica religiosa.
E' un'occasione per rinfrescarsi - come dice Zahira, che viene da un posto "fresco" come la Nuova Zelanda, proprio per "spolverare un po' i mobili" con i suoi amici.
Il punto non è la danza - che pure è presente, come il respiro d'altronde: come si vivrebbe senza? - né le altre tecniche di meditazione che si possono provare.
Il punto è la presenza nel momento.
Si ride, come raccontavo all'amico Sba, che è un umorista cuneese - quindi una quintessenza - ma si può anche piangere: non si offende nessuno:-).
Si festeggia, soprattutto. Cosa? E' più facile trovare motivi buoni che viceversa, nonostante le notizie che vengono dal pianeta.
Non esistono cattive notizie, ho sentito ieri sera dire dall'ineffabile maestro Oogway - la tartaruga anziana di Kung Fu Panda.
Se lo dice lui.
Vieni, quindi, come dice Rumi -uno dei più ispirati maestri Sufi - anche se hai calpestato i tuoi propositi cento volte.
Chi vuoi che se ne accorga se li calpesti una volta in più?

giovedì 11 settembre 2008

Quella del monopolio è una legge dura.


"Le case chiuse legittimerebbero la prostituzione, il nostro ddl è invece punitivo. Non la regolamenta, ma la contrasta duramente"
Queste parole racchiudono il senso generale dell'intervento dell'ineffabile Ministra delle Pari Opportunità.
Mo', io non vojo fini' in galera, né beccame quarche vagonata de querele.
Quindi faccio appello semplicemente alla coerenza. Chiedo tanto?
Se il dicastero che la Signora presiede, evidentemente grazie alla sua indiscussa esperienza, si chiama delle Pari Opportunità, perché mai la suddetta Ministra si accanisce contro le sventurate che - costrette ad esercitare soprattutto all'addiaccio quell'esperienza - vorrebbero almeno ridurre la percentuale di rischio che la professione impone loro?
Altro che pari opportunità, a me pare invece l'applicazione di un disegno industriale, assolutamente omogeneo all'essenza del governo. E che si possa riassumerla abbastanza sinteticamente così: meno semo - nei posti che contano - e mejo stamo. Monopolio, in termini più tecnici. Oligopolio, a voler essere proprio generosi.
Così, oltre al suffisso - olio - c'è anche il prefisso - oli.
Tutto questo profluvio di lubrificanti, non vi fa sospettare qualcosa di duro?
Putroppo la solidarietà, in Italia, significa troppo spesso dare le sole.

mercoledì 10 settembre 2008

So far so good.

Sono le 18 e tutto va bene! Sono le 18 e tutto va bene!

Insomma, anche no, però ci siamo ancora.
Quel bosone di Higgs non è riuscito ancora a farci risucchiare ner bu'o nero della su' ma'.
E nemmeno è cominciato il giudizio universale, nonostante sia l'ora giusta
( ricordate De Sica ? "Alle 18 comincia il giudizio universale, alle 18 comincia...")
Per cui, io vado festeggiare, ché dopo tutto sta vitaccia non mi fa proprio schifo.
Come dice un'amica mia, who loves to flirt with disaster:

"Nothing to lose, nothing to find.

So far, so good.

This too, will pass."


Mettece 'na pezza.

Al buco nero, intendo.

martedì 9 settembre 2008

Una botta de vita.


C'era una volta la crisi mistica. Oppure, veh, come si diceva? La chiamata, la vocazione. E la giuovane o il giuovane, correvano a ritirarsi in convento. Ora, rispettando tutte le scelte religiose, personalmente rispetto anche la mia di non apprezzarne alcune. Avendo avuto la ventura di ricevere un'educazione decisamente cattolica da delle giuovani (e meno giuovani, ma erano di più quelle giuovani) donne vestite di nero, chiamate Suore Stimmatine, posso confermare che hanno avuto un grande merito nello stimolare la mia idiosincrasia per le Religioni Organizzate e le loro "pratiche". E per quella della clausura, dell'eremitaggio, sono arrivato a sviluppare un certo giudizio, "diciamo" non completamente positivo. Ma trattandosi di un mix di miei pregiudizi e presunzioni, mi limito ad affermare che preferisco un rapporto più naturale con il divino, meno incanalato in labirinti di regole che sembrano talvolta contraddire l'ordine supremo espresso nella creazione, almeno per come appare ai miei modesti occhi di animale. Il voto di celibato è, by the way, una disciplina che richiede, a parer mio, un grado di maturità superiore a quello che può avere un/un’adolescente. Una maturità acquisita attraverso l’esperienza dell’atto che vai, consapevolmente, a sottrarre dal tuo bouquet funzionale di essere umano. Non una repressione ab ovo di una pulsione che è l’essenza stessa della vita su questa tera (co’ una ere). Non può esserci vera comprensione (intesa come capacità di contentere in sé) senza esperienza. Come non si impara a fare l’amore leggendo i manuali, non si può imparare a rinunciarci semplicemente per imposizione esterna. E, secondo me, senza un sostegno psicologico/medico/ spirituale adeguato, senza training indirizzati alla corretta canalizzazione delle roboanti energie vitali del primero chakhra, si rischia di forgiare dei mostri – a cominciare dai brufoli formato Etna per finire alle cause miliardarie per la pedofilia ecclesiastica americana. Fra l’altro, volendo proprio fare il causidico, rinunciare a qualcosa che non conosci non è poi tutto questo gran merito.

Tutto questo per dire che Suor Letizia*, qui sopra, ha fatto bene a ripensarci finché la natura è ancora dalla sua. Anche se con l’aiuto di un po’ silicone.

E’ sempre polvere. Farà sempre in tempo a ritornare tale.

* http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/letizia-set/1.html

venerdì 5 settembre 2008

giovedì 4 settembre 2008

La scienza applicata. Alla minchiata.

Oggi sul blog di Dave Trott, un sagace copywriter d'oltre Manica, ho letto un bellissimo post in cui egli spiegava in maniera lineare ma interessante la differenza fra l'arte pura e l'arte applicata. In so doing, direbbero quelli bravi che hanno fatte le scole alte, portava come esempio anche la differenza fra la matematica pura e quella applicata. Io non ripeto qui la sua esauriente disquisizione, allego il link alla pagina.

http://cstadvertising.com/blog/2008/09/01/pure-art-v-applied-art/

M'ha divertito invece trovare un altro esempio, riferito alla scienza applicata, spigolando sulla rete, inseguendo una mezza notizia ascoltata per radio stamattina: un gruppo di scienziati britannici ha sviluppato un'equazione per dimostrare la veridicità di una legge del menga, la famigerata legge di Murphy.
Non ci credete? Tiè.

http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/curiosita-56/1/0/19195/it/ecplanet.rxdf

Mo' finchè la spreco io un po' di intelligenza pe' scrive ste cazzate che scrivo, vabbè, poco male. So poco più che un autodidatta.
Ma la gente che hanno fatto le scole alte, che i genitori hanno fatto i sacrifici pe' mannalli a Osfors e Ken Brigge e simili, non possono sprecare la scienza così, quando potrebbono salvare il mondo.
E' proprio vero che chi cià'r pane, n'cia i denti.
E chi cià i denti, come me, rosica.

Non è che sto a diventa' daa Lazzio?

mercoledì 3 settembre 2008

Ceci n'est pas un coucher de soleil.



Questo non è un tramonto. Anfatti è un'alba, un po' rossa. Ma non è la Parietti. Anzi è più giusto dire che è un'aurora. Ma non è una penna stilografica. E' un'aurora dalle dita rosa o, come dicono i greci, Rododactulos Eos. Ma non è stata scattata con una Canon. Insomma è il sole che sorgeva alle 6.40 del 27 agosto dal mar Tirreno. E a me, personalmente, m'ha emozionato esserci e vedere quanto velocemente si muove sto pianeta che ciabbiamo sotto i piedi. Ciabbiamo, voce del verbo ciabbiare.

martedì 2 settembre 2008

Biderosa. E' un'oasi, non un pezzo di cesso.


Il cartello, rigorosamente ligneo, sulla serpeggiante Strada Statale (ma che bell'allitterazione) 125 - meglio conosciuta come Orientale Sarda, recita Cantiere Forestale di Biderosa.
La promessa è un'oasi naturale, alacremente protetta e accudita dal predetto ente, di 1086 ettari (mica cazzi).
L'accesso è limitato, dietro prenotazione telefonica, ad un numero chiuso di persone (fino al ventinnovve siammo pienni).
L'esperienza è trascorrere delle ore su una delle sue minuscole spiagge -denominate e numerate oasi 1, 2, 3, 4 e 5 - dopo aver lasciato l'auto al parcheggio e essere saliti su un vanette (scalcinato il giusto, non un jeeppone machista) e attraversata la predetta, incantevole aerea boschiva e lacustre che va dal parcheggio al mare.
Il prezzo per una famigliola (papà, mamma, figliolo) che voglia concedersi una cotale giornata di relax, circonfusa nella natura più selvaggia e incontaminata della Sardegna, è di solo 40 euri...
Be' bella è bella, la riserva, il bosco, i due laghetti. Anche le spiaggette di cui vedete un dettaglio, alle spalle del mio pargolo. Solo, si erano dimenticati di dirci che dal vicino centro turistico di Cala Ginepro la gente ci arriva a piedi, guadando un piccolo rio con l'acqua che ti arriva alla coscia. Quindi abbandoniamo l'idea del numero chiuso.
Mo' io sono d'accordo a sostenere la salvaguardia dell'ambiente, soprattutto di uno MERAVIGLIOSO come quello della Sardegna, che adoro, però, come si dice a Oxford (dove, come tutti sanno, ho tenuto recentemente una serie di lectures sulle buone maniere e modo di esprimerle) mica piscio da'e ginocchia. Me fai pagà 40 euri pe' guardà quanta gente - e era tanta - se li risparmia pe' annacce a magna na pizza.
Inzomma, non voglio essere un disfattista, il posto era bello, comunque e poi questa democratica accessibilità mi ha dato modo di godere di un simpatico sketch, che altrimenti non avrebbe avuto modo di avvenire.
Proprio dietro di noi, nell'oasi numero 2, si era sistemata un'altra famigliola - papà, mamma e figliola. Io di sottecchi miro il papà, dicendomi, fra me e me "Io questo lo conosco, questo qua, deve'essere uno dell'azienda xxxx per cui lavoriamo, sì sì, per forza, per forza, ma come si chiama, e sopratutto che fa?"
Dopo che per qualche ora questo interrogativo si affacciava sporadicamente a lambiccarmi il lobo frontale, ecco che si verifica l'aneddoto.
Il nostro personaggio si alza (ho poi pensato, certo che è un bel po' alto...) e si dirige verso un invisibile punto di ristoro. Invisibile è un dettaglio importante per due motivi: primo, siamo in un'oasi naturalistica, che cazzo, mica ce po' sta er chiosco co' la musica a palla p'opo su a spiaggia; secondo, questo particolare, l'invisibilità, porta il nostro eroe che ancora non nomino - perché ancora non sapevo il nome - a desumerne l'esistenza dall'apparizione di un paio di lattine nelle mani di alcuni passanti (gratis).
A questo punto il nostro torreggiante e slanciato cavaliere (iconograficamente, una specie di Don Quixote), gentilmente si rivolge al passante chiedendogli indicazioni per raggiungere il sancta sanctorum dell'oasi, l'abbeveratoio. Al che, l'acuto viandante, accompagnato da un amico, esclama: "Ma lei non è..."
E lì mi sono dato una pacca sul frontino, pistola mi sono detto, ecco chi era, per questo mi sembrava di conoscerlo, grazie al cazzo e altre amenità.
Intanto il viandante presentava il Don Quixote all'amico e i tre si scambiavano cordiali strette di mano.
Stavo per archiviare questa piccola epifania di poco conto, quando mi è capitato di ascoltare i commenti dei due viandanti che passavano ora vicino al mio telo da mare.
"Minchia Giangranco che figgura: ti presento Willer Bordon e tu ci dicci "Ah, Bordon, il portierre! Complimenti! Eeia!!"
Vabe', io m'accontenterò di poco, ma questa per me è valsa il prezzo del biglietto.
Comunque, concludendo questo post di rientro, volevo di che sì, insomma, questa oasi di Biderosa non è un pezzo di cesso.
Ma di fica a mollo ce n'era parecchia.
Nooo, per dire, per dire. Questa mi scappava proprio, Sba, non potevo resitere. Spero che tu, almeno, mi capirai e non mi darai del porco maschilista.

giovedì 7 agosto 2008

Non c'è più morale. Andiamo in vacanza.

video

Meglio farsi due risate. Anche se, dopo aver letto un paio di notizie sui giornali di oggi, mi verrebbe piuttosto da vomitare.
Sui Superpoteri ai Sindaci ho commentato ieri, anche se alcuni dettagli raccolti oggi meritano menzione:

A Roma armi a tutti i vigili. Chi rovista nei cassonetti sarà punito.

Come se aver bisogno di cercare nell'immondizia per sopravvivere fosse un privilegio invidiabile. No, no, è una trasgressione che va sanzionata con severità. Chissà se i pizzardoni saranno pronti a puntare la Beretta in flagranza - sarebbe meglio dire in fragranza - di reato, intimando l'alt all'efferato perpetratore. Chissà se poi avranno lo stomaco di fare l'inventario della refurtiva?

Ad Assisi, invece, il sindaco, che vuole salvaguardare i luoghi di culto e la decenza, vieta l'accattonaggio e il nomadismo.
Bene, la cosa che mi rivolta più lo stomaco è che
"il provvedimento piace ai frati del Sacro Convento Francescano".
Francescano, come Francesco? Non era quello chiamato anche "il poverello d'Assisi"? Quello che viveva nelle grotte, vestito di stracci, insegnando ai suoi discepoli a vivere di elemosine? No, no, non era lui. Quello cui si riferisce oggi l'ordine religioso denominato Francescano è un ascetico stilìta che praticava la dieta zona con secoli d'anticipo, fondatore di un movimento ambientalista e di un franchising di abbigliamento casual-chic, basato sul recupero dei materiali poveri, che ha anticipato di secoli l'idea del riciclo e del risparmio energetico.
L'importante è intendersi sul significato delle parole. E se non avete la versione aggiornata di ItalianForDummies.08, potete acquistarlo on-line su www.ratzisway.org.vat.
Non lo cercate. E' già esaurito.
Come me, buone vacanze a tutti

mercoledì 6 agosto 2008

The Black Elf. L'ombra di AleMan si aggira su Roman City.




Mo' so cazzi nostra. Scusate l'incipit vernacolare, romani, concittadini, ma quando ho letto i titoli dei giornali stamattina, ho avuto un brivido. Ho immaginato il Guardiano dagli Occhi Ravvicinati, sorvolare le vie del centro con il suo mantello NERO, allacciato con una cintura NERA, fischiettando Faccetta NERA, redigendo una lista NERA, rastrellando ambulanti NERI, distribuendo occhi NERI. Interrompo l'elenco delle banalità, per dire una cosa seria: Superpoteri ai SIndaci, non vi sembra un'idea da MARONI?

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-12/maroni-sindaci/maroni-sindaci.html

martedì 5 agosto 2008

Parole sante. Dette da un'immagine.





Non mi sento di aggiungere altro. Solo i complimenti agli autori di questa campagna. Anzi, forse...no, no, basta e avanza.

lunedì 4 agosto 2008

La società dei gran piacioni. Ovvero il fascino indiscreto dell'antipatia.



Apro con questo signore - Corradino Mineo - perché è lui ad avermi dato lo spunto, stamattina. Io sono da anni un fan delle news mattutine di Rai3/RaiNews24, per tutta una serie di motivi: orari, impostazione, orologio a vista, non ultime alcune conduttrici (segnatamente Mariella Zezza, sconosciuta ai più, credo, ma ispirevole). Devo dire, però, che da quando questo signore è tornato da New York e si è insediato in questo consesso di professionisti, anzi numericamente molto più di professioniste, ben oliato, come il gallo del pollaio, cambio più velocemente canale. Non sopporto i suoi oliati riccioli bianchi - vabbé, direte, invidia, sia pure - non sopporto che tutte quelle giornaliste, che ho ammirato alternarsi alla conduzione pariteticamente, lo chiamino ossequiosamente Direttore, anziche con il nome proprio, come fanno fra loro; non sopporto la sua rubrichetta "Il caffé", angolo di vanità che prima del suo ritorno non esisteva. Non sopporto soprattutto l'arroganza con cui dispensa il suo nonchalante scherno nei confronti dei suoi interlocutori, quando non "performano" secondo i suoi disegni. He likes himself very much. I don't.

Ma la società dei piacioni è ricca e articolata, in tutti i settori della nostra vita quotidiana, non solo quella che passa attraverso la televisione e/o che della televisione approfitta per far risuonare visivamente il proprio compiacimento.
L'archetipo che incarna perfettamente questo vocabolo, nato alla fine degli anni '80, per quanto mi risulta, è Cicciobello. Non mi dilungo su di lui perché non voglio fare un blog politico. Aggiungo solamente che il suo excursus mi lascia molto più orripilato, così non rischio la querela. L'ho persino visto di persona, in un Blockbuster, mentre porgeva il tesserino alla cassiera, con il suo sorriso abbronzato da campagna elettorale. He likes himself very much. I don't.

Io sento la necessità di fare un distinguo: ci sono piacioni arroganti e piacioni non arroganti, secondo me. Il buon Michele Cucuzza, per esempio, è consapevole del suo bell'aspetto, del bel timbro della sua voce e dell'effetto positivo che questo ha avuto sulla sua carriera, a prescindere di una discreta professionalità. Si tinge anche i capelli, come Moggi. Ma non l'ho mai percepito come arrogante. E' un piacione che non mi dà fastidio né mi è antipatico.

Mentre non sopporto Giletti. Arrogante, spocchioso, juventino - qui scatta la querela da parte di sba, sorry mate ;-). E piacione oltre ogni dire. Anche se non dovrei parlarne, perché in effetti dopo pochi secondi dalla sua apparizione o cambio canale o cambio stanza. Se lo conosci, lo eviti, secondo me. He likes himself very much. I don't.

Non potevo completare questo breve rant senza inserire un altro campione della categoria. Io sono di una generazione in cui quasi tutti gli uomini politici erano bruttini. Anzi come si celiava antonomasticamente erano Piccoli, Storti e Malfatti. Lucio Magri era in tutti i sensi una mosca bianca, infatti non si vedeva mai. Ora il bacino d'utenza di Famiglia Cristiana, soprattutto quello femminile, tradisce il settimanale paolino per vedere di nascosto le foto di Pierferdy nudo su Novella 2000 o 3000 come credo si chiami ora. Un altro bell' esempio di coerenza, lasciam perdere. Che casini! Il suo modello estetico - George Clooney - è qualche milardo di volte più figo di lui e s'atteggerà un quarto. He likes himself very much. I don't.

Credo che ne parlerò ancora, perché come si dice a Oxford, è una categoria che mi sta sul cazzo. E scusate la finezza, c'è posto per molti:-P

venerdì 1 agosto 2008

Fibonacci mia. Ovvero la mia ignoranza abissale è intriseca.



Potrei iniziare questo post in modo un po' snob e fighetto, citando una delle mie frasi preferite di Wittgenstein -Wovon mann nicht sprechen kann, darüber muss mann schweigen (Di ciò di cui non si può parlare, bisogna tacere)- anche perché è l'unica che conosco: me la presentarono una ventina di anni fa. Ma, appunto, sono IGNORANTE, quindi forse sterzerò sul più abbordabile Socrate (va su tutto e non impegna) "So di non sapere" e me ne vado al mare. No, per dire, per dire. Il Fibonacci di cui sopra mi è stato richiamato alla memoria da un vate della radiofonia...e qui parte la ricerca dell'aggettivo...cult? trash? cultrash? cooltrash? inzomma DJ ORESTE, da RadioRock.
Quindi, Fibonacci, come termine, si affacciò nel supermercato affollato del mio cervello negli anni novanta, quando fra le suonerie del mio primo telefonino scovai questo bizzarro titolo. 'Sto carneade! - sibileranno ancora oggi molte persone perfettamente sane di mente, che vivono serenamente senza curarsi della sua esistenza e senza, peraltro, patirne alcuna menomazione. Però, siccome io sono sì ignorante, ma anche un po' curioso - per esempio, sulle confezioni di vari alimenti, vado sempre a vedere come si chiamano gli ingredienti in lingue improbabili del ramo ugro finnico - mi documentai un minimo, allora, tanto per non morire con la curiosità. E, dato che internet non era ancora alla mia portata, mi accontentai di quelle due nozioni d'accatto, la stringa di numeri in cui ognuno è la somma dei due precedenti, la sequenza usata in molte aree scientifiche, anche nell'economia rampante di quei giorni. Oggi, che tutto si può googlare, non sto manco qui ad attaccare i link. Per farla breve, dopo tutto questo preambolo egoriferito, arrivo alla mia più recente scoperta che è sintetizzata dall'immagine del fiore qui sopra. Non l'ho messa per carineria. Ma solo perché in alcune piante - margherite, girasoli ma anche in qualche pigna - appare la sequenza di Fibonacci nella disposizione dei petali intorno allo stame. Natiuralmente, le piante non lo sanno e prosperano indifferenti allo sforzo intellettuale di questo intraprendente pisano.
Tutto questo per dire che l'ignoranza è una dote naturale e che anche chi non studia puo' averci i numeri. Guarda 'sto girasole, che je manca?

Etichette

accompagnare il colpo (1) acido (1) addio (2) advertising (1) aloneness (1) animali (2) anni '70 (2) ansia (1) antichrist (1) aria (1) aristotele (1) arrivederci (1) AS ROMA (3) assenza (1) ASTI (1) autocommiserazione (2) autoindulgenza (1) bambini (3) barefoot (2) Basho (1) bestemmie (2) BRASSENS (10) campari (1) capomissione (1) catarsi (2) cazzate (1) chinotto (1) cibo (1) cinismo (1) Claudio (1) co-dependency (1) combinazioni (2) consapevolezza (2) convitato (1) cubanocho (1) culo (1) derviscio (1) desiderio (1) dialetto (2) dignità (1) Dio (2) divina (1) essere umani (2) google (1) gratitudine (4) grazie (2) Hafez (3) Hagakure (1) haiku (1) haiti (8) ignoranza (3) imprecazioni (1) infischiarsene (1) integrità (1) intenzione (2) iperboli (1) libertà (1) loneliness (1) macchina (1) macrobiotica (2) maestri (3) maiali (1) manifestazione (1) Martissant (3) mauvaisereputation (1) max cosci (1) medici senza frontiere (4) merda (5) meritocrazia (1) messaggero (1) Mevlana (1) MIMMO FERRETTI (1) missione (2) misticismo (1) mitchell (1) mondegreen (1) morte (2) msf (5) mutande (1) nazismo (1) neologismo (1) Neropositivo (1) obama (2) ombra (1) orwell (1) Osho (4) ospedali (2) Papà (2) papaveri (2) parola (2) parolacce (1) parole (2) passione (1) patata (2) paura (1) petrolini (1) piacioni (1) poesia (5) preparazione (1) presente (3) primal (1) prostituzione (2) pubblicità (1) religione (1) repubblica (2) ricetta (3) riconoscenza (2) rifarsi (2) ringraziamento (3) romanesco (4) Rumi (4) samurai (1) sardegna (1) schifo. vergogna (1) serendipity (1) silenzio (6) sinistra (1) solità (1) solodarietà (1) sopravvivenza (1) stronzosauri (1) stupidità (1) sufi (12) superficialità (1) t.s. eliot (1) tao (3) taoismo (2) tempo (1) terra. (1) terremoto (1) tips (1) tofu (1) topica (1) traduzione (2) transgressione (1) turpiloquio (1) umanità (1) umiliazione (1) umore (1) vaffanculo (1) vanità (1) vegetariano (1) verbosità (1) vergogna (2) verità (3) vetriolo (2) viale marconi (1) video (1) vignette (1) vino (1) violenza (1) volontà (2) vuoto (4) yin e yang (1)