domenica 10 febbraio 2013

Solo uno e poi basta.



Gira, gira, si va a finire sempre là. Quando una topica ricorre, chi arriva prima? Lei o le sue concorrenti? Battuta idiota a parte, che serve soltanto per diluire il senso di inadeguatezza dello scrivente di fronte all'immensità dell'argomento che si è preso la briga di spiluccare, queste prossime poche righe mi servono per traghettare un contributo trovato su un altro blog. Sì, va bene, ma ci diresti di grazia quale sia argomento di cui si discetta? Potrei rispondere, metafisicamente, ma anche paraculicamente, che l'argomento è l'Unico che esista, e lo farò, perché nella risposta più banale c'è sempre Tutta la Verità. E spero che scuserete l'uso delle maiuscole, che sono sempre un riflesso condizionato di una mente che non riconosce completamente la prospettiva in cui inquadrare la realtà e ci applica degli appellativi, dei punti di riferimento, dei parametri che si usano solo fra gli uomini.
Il tema è l'illusione, l'illusione che esista qualche altra cosa oltre all'Esistenza. Ecco che ci ricado, con la maiuscola e anche con l'impacciato pudore o ritrosia ad utilizzare la parola, o meglio il nome, più comune e riconosciuto per indicare la cosiddetta realtà suprema, Dio. Probabilmente perché la parola Dio è associata al condizionamento di una religione, per me quella cattolica romana, nella quale sono stato generato e sono cresciuto, e nella quale, più o meno consapevolmente, galleggiamo tutti noi che viviamo in Italia, tale è il condizionamento che questa entità esercità su questa parte del mondo, che occupa fisicamente con grandi risorse. Ho vergogna ad usare la parola Dio perché sono passato, nel corso della mia crescita personale, nelle varie fasi di rigetto, teorico, impulsivo, superficiale. Tuttora ammetto di utilizzarla come massimo catalizzatore delle mie intemperanze verbali, più o meno coscientemente motivate dalla frustrazione di non sapermi riconoscere come unico responsabile della mia realtà emotiva.
Nell'illusione, appunto, di essere un altro soggetto anziché un complemento.

C'è quello che c'è, è il titolo di un libro che raccoglie quello che Rumi ha lasciato detto non in versi ai sui discepoli, ed è tutto quello che c'è. L'illusione è che, interpreto, essendo così tanti gli aspetti in cui l'Esistenza si manifesta, ce ne sia qualcuno più autentico, più degno, più vero. E, probabilmente, in questa classificazione - malattia inguaribile del genere umano e solo sua - ci perdiamo, fra giudici e giudicati, accusatori e rei confessi, nichilisti e menefreghisti.  Come ben evidenziato in questo blog, che ha naturalmente delle nouances più orientate del mio,
"The UNI-verse is the multiple manifestation of the ONE". 
Ancora più facile e diretto in italiano "L'UNIverso è la manifestazione multipla dell'UNO." Ma, soprattutto, e qui mi crogiolo nel compiacimento, ho trovato - o ritrovato - l'interpretazione che preferisco per lo zhikr che amo di più. E proprio questo è alla fine il movente di questo mio post.

Bene, l'argomento, o meglio la topica, è tranciata con semplicità in 786sufiwisdom, blog che ha scelto un motto che sembra un koan zen "la goccia contiene l'oceano",  mentre io ho versato qui una brodosa prolusione. Ma come si evince da molti esempi, questa Esistenza adora far giocare tutte le sue molteplici manifestazioni fra sé, moltiplicando all'infinito, come un caleidoscopio all'interno di una sala degli specchi, gli echi e le riflessioni che nascono dall'unica fonte.
Visto, ce l'ho fatta a scriverla con la minuscola.


venerdì 30 novembre 2012

Attar e le scuse che trovano gli uccelli.


La Conferenza degli Uccelli – Mantiq ut-Tayr (letteralmente “Il linguaggio degli Uccelli”) – è una fiaba in forma di poema, composto dal mistico Sufi persiano Farid-ad-Din Attar, in quell’oscuro periodo della storia umana conosciuto come Medio Evo, circa un secolo prima degli anni in cui il nostro Durante degli Alaghieri componeva la sua Commedia. Il suo appellativo Attar, che sembra aver ereditato dalla professione del padre (o del nonno) ha diversi significati, contigui all’epoca, ma non identici: erborista, medico, speziale, profumiere. Un ulteriore significato, ancora attuale, sembra esprimere in modo ancora più esoterico e simbolico l’animo di Attar: essenza di rosa. Quell’essenza che viene citata così spesso da Rumi, il quale riconosce nelle opere di Attar una delle sue maggiori fonti di ispirazione, a parte il derviscio errante (in molti sensi) Shams. E molti furono gli scritti di Attar, considerato uno degli autori più prolifici della letteratura persiana, essendo a lui attribuite circa un centinaio di opere, di varia lunghezza. Ma la più conosciuta resta ancora oggi, appunto, la Conferenza degli Uccelli, che attraverso la metafora del viaggio illustra i capisaldi della dottrina Sufi.

La storia racconta del desiderio ardente di un gruppo di uccelli di conoscere il grande Simorgh, assimilabile alla mitologica Fenice, il proprio re che vive però in un paese lontano. Seguendo la guida di uno di loro, l’Upupa, cominciano il proprio viaggio verso la terra di Simorgh. Uno dopo l’altro, gli uccelli abbandonano il viaggio, adducendo una scusa per la propria incapacità di resistere. ( Suona familiare, vero?)
Ogni uccello ha un significato speciale e una corrispondenza ad un difetto dell’apprendimento. L’uccello guida è l’Upupa, mentre l’Allodola rappresenta l’amante. Il Pappagallo è in cerca della fontana dell’immortalità, non di Dio, e il Pavone simboleggia “l’anima caduta” che è alleata con Satana.
Gli uccelli debbono attraversare sette valli per trovare Simorgh: 
Talab (il desiderio), 
Eshq (l’amore), 
Marifat (la conoscenza), 
Istighnah (il Distacco), 
Tawheed (l’unità con Dio), 
Hayrat (il disorientamento) 
e alla fine, Fuqur e Fana (l’assenza di egoismo e l’annullamento in Dio). 
Queste valli rappresentano le stazioni che un Sufi, o in generale ogni individuo, deve passare per realizzare la vera natura di Dio.
Nel più ampio contesto della storia del viaggio degli uccelli, Attar racconta al lettore, in uno stile poetico accattivante, molte brevi storie didattiche.
Alla fine, solo trenta uccelli rimangono fino all’arrivo nella terra di Simorgh. Giunti là, tutto ciò che essi vedono è se stessi e i riflessi di trenta uccelli (si morgh = trenta uccelli, in persiano) nelle acque di un lago, invece che il mitico Simorgh. I trenta uccelli che cercano Simorgh si rendono conto che Simorgh non è altro che la loro totalità trascendente.
Questo insegna la dottrina Sufi:  che Dio non è esterno o separato dall’universo, ma è piuttosto la totalità dell’esistenza.
Su, Atomi persi, verso il vostro Centro portatevi
nello Specchio Eterno che vedeste immedesimatevi
Raggi, che avete vagato nella vasta Oscurità
tornate e ritiratevi nel vostro sole per l’eternità.

Partendo da questo presupposto, quale guerra potrebbe mai avere i requisiti per essere considerata santa?
Il problema è squisitamente matematico: solo trenta uccelli hanno raggiunto la meta. 
Ci sono troppi uccelli in giro che hanno una scusa pronta.

giovedì 22 novembre 2012

Figatelli da Corsica



Premessa. 
Devo avere qualche legame atavico e sconosciuto con l’Ile de Beauté, perché ogni volta che ci torno mi ritrovo sempre più intento a fissare, avec des regards familiers, le sue montagne, i suoi scogli, i suoi sassi. E’ stata la meta del mio primo viaggio dell'età adultà (zaino in spalla e capello ancora corto di naja) e, con la vacanza di quest’anno, ho completato il giro dell’isola, intendendo il perimetro carrozzabile, con qualche breve ma intensa incursione all’interno. Parlare della Corsica in maniera estesa meriterebbe un lavoro di documentazione che non ho avuto ancora modo e tempo di affrontare. Per questo mi limiterò ad alcuni spunti, o spuntature, o meglio ancora figatelli, delle mie impressioni di incontro con la terra Còrsa, distribuendoli in ordine assolutamente sparso ed incoerente, comme il faut.
 

1.L’ossassione.

Forse dovrei più correttamente parlare di ciottoli - levigati, multicolori, tondeggianti - che compongono molto frequentemente le spiagge della Corsica, perché è per essi sassi che io provo una vera e propria ossassione. Ma non sono solo quelli a catturare la mia vista e il mio tatto. Anche le scaglie polverose e setose di pietra serpentina, che si staccano dalle pareti rocciose della montagna corsa, esercitano un’ipnotica fascinazione su di me. Sdraiato su una spiaggia di cui non farò il nome, non potevo fare a meno di allungare in continuazione la mano e accarezzarle, selezionandone di volta in volta di differenti forme e grandezze. Alcune di queste pietre sembrano avere un’impugnatura anatomica, tanto si adattano perfettamente all’incavo della mia mano. Altre sembrano fatte apposta per la stone therapy, piatte, lisce, regolari, del peso giusto e già belle calde. Altre ancora avrebbero potuto essere scelte da Don Juan, per sollecitare gli organi interni e indurre il silenzio interiore in quel chiacchierone di Carlos Castaneda, durante le sessioni dell’arte del Sognare. Ogni tanto – spesso – non resistendo alla tentazione di un particolare colore, variegatura, texture, ne raccoglievo uno e lo mettevo in tasca, in borsa o nel portaoggetti dello sportello della macchina. Per tutto il viaggio di ritorno, ogni curva sembrava l’inizio di “Moby Dick”. Dei Led Zeppelin.

A suivre (s'il vous plait).

sabato 17 novembre 2012

Etichette

accompagnare il colpo (1) acido (1) addio (2) advertising (1) aloneness (1) animali (2) anni '70 (2) ansia (1) antichrist (1) aria (1) aristotele (1) arrivederci (1) AS ROMA (3) assenza (1) ASTI (1) autocommiserazione (2) autoindulgenza (1) bambini (3) barefoot (2) Basho (1) bestemmie (2) BRASSENS (10) campari (1) capomissione (1) catarsi (2) cazzate (1) chinotto (1) cibo (1) cinismo (1) Claudio (1) co-dependency (1) combinazioni (2) consapevolezza (2) convitato (1) cubanocho (1) culo (1) derviscio (1) desiderio (1) dialetto (2) dignità (1) Dio (2) divina (1) essere umani (2) google (1) gratitudine (4) grazie (2) Hafez (3) Hagakure (1) haiku (1) haiti (8) ignoranza (3) imprecazioni (1) infischiarsene (1) integrità (1) intenzione (2) iperboli (1) libertà (1) loneliness (1) macchina (1) macrobiotica (1) maestri (3) maiali (1) manifestazione (1) Martissant (3) mauvaisereputation (1) max cosci (1) medici senza frontiere (4) merda (5) meritocrazia (1) messaggero (1) Mevlana (1) MIMMO FERRETTI (1) missione (2) misticismo (1) mitchell (1) mondegreen (1) morte (2) msf (5) mutande (1) nazismo (1) neologismo (1) Neropositivo (1) obama (2) ombra (1) orwell (1) Osho (3) ospedali (2) papaveri (2) Papà (2) parola (2) parolacce (1) parole (2) passione (1) patata (2) paura (1) petrolini (1) piacioni (1) poesia (5) preparazione (1) presente (3) primal (1) prostituzione (2) pubblicità (1) religione (1) repubblica (2) ricetta (3) riconoscenza (2) rifarsi (2) ringraziamento (3) romanesco (4) Rumi (4) samurai (1) sardegna (1) schifo. vergogna (1) serendipity (1) silenzio (6) sinistra (1) solità (1) solodarietà (1) sopravvivenza (1) stronzosauri (1) stupidità (1) sufi (12) superficialità (1) t.s. eliot (1) tao (3) taoismo (2) tempo (1) terra. (1) terremoto (1) tips (1) tofu (1) topica (1) traduzione (2) transgressione (1) turpiloquio (1) umanità (1) umiliazione (1) umore (1) vaffanculo (1) vanità (1) vegetariano (1) verbosità (1) vergogna (2) verità (3) vetriolo (2) viale marconi (1) video (1) vignette (1) vino (1) violenza (1) volontà (2) vuoto (4) yin e yang (1)