venerdì 20 novembre 2009

Out of Season


No, non pensavo che sarebbe successo. No, almeno così presto, no. Eppure me l'avevano detto. Che, sì, poi, tutti te lo dicono che succede, prima o poi, ma non è necessariamente così. Non per tutti, almeno. Certo, lì per lì, ci son rimasto maluccio. Sai, uno è abituato a certi standard, quindi è quasi come se, davanti a certi cambiamenti, si sentisse mancare. E si attaccasse come un ragno disperato alla finestra che viene improvvisamente aperta, in faccia al vento, con il terrore di venir spazzato via nel vuoto. Perché? Perché deve succedere proprio a me? Fra le tante iatture che possono insidiare la vita di un uomo. Ma proprio la vita quotidiana, intendo. Ecco, ora, senza entrare nel drammatico - voglio dire, di incidenti ne sentiamo parlare anche troppo, troppo spesso, sui giornali (chi li legge), sui telegiornali, sui feed di notizie - però certi avvenimenti ti cambiano la percezione di te stesso. Per sempre. Ti inducono con malinconia a riavventurarti, con gli occhi sgranati nel vuoto, nei corridoi della memoria che ti riportano indietro, in quelle stanze del tempo in cui tu eri, semplicemente eri, un altro tu. Eppoi c'è pure chi ti dice che è tutta una cosa mentale, che il tempo non esiste, che è un sistema di misurazione che ha inventato l'uomo. "Scusa - ti dice l'amico filosofo - ma che, la Terra, nei minuti successivi al Big Bang, ammesso che sia avvenuto proprio così...- (apro una parentesi: l'amico filosofo è per natura scettico, di default proprio, come se lo scetticismo non fosse una scuola,una corrente, ma proprio una caratteristica intrinseca comune a tutti i filosofi, specialmente quelli che sono amici tuoi. Chiusa parentesi - ...ammesso che sia accaduto proprio così, dicevamo, pensi che la Terra - che è un essere vivente, neh, non è mica 'na palla che gira, una pizza de fango del Camerun - pensi che la Terra sapesse quanto misurava di equatore?
Eh?"
. Solitamente questa sagace argomentazione, contrariamente alla convinzione del suo formulatore, non ha la potenza dialettica né la portanza persuasiva di un sillogismo. Quindi tu rimani lì, con il tuo muso appeso, come una vestaglia troppo larga. E senti chiudersi la porta del negozio alle spalle. E senti il traffico della strada davanti a te. E ti ricordi persino dove hai parcheggiato la macchina. Ma non riesci a toglierti di testa quella frase. Quella domanda innocua, che ti ha staccato una spina dentro, e ti ha fatto scuotere la testa impercettibilmente mentre, voltando le spalle, bisbigliando una scusa inintelleggibile, ti sei allontanato dal negozio, lasciando l'oggetto del desiderio sul bancone.
"Le faccio un pacco regalo?"

mercoledì 18 novembre 2009

DICIASSETTEMILACINQUECENTOVENTI.

17.520 - più una dozzina, per tutti i 29 febbraio collezionati cammin facendo - di volte grazie, a chi mi sostiene e mi accompagna da una vita. Ma grazie anche a chi mi sopporta da meno tempo, soprattutto perché non era obbligato/a a farlo. Grazie. Di questi tempi, non do nulla per scontato.

Ovunque tu vada, vai da solo; perché la strada per l’illuminazione è
Molto stretta e piena di curve. E porta il tuo bicchiere da vino con te
Perché non ci sono garanzie.

Hafez

venerdì 13 novembre 2009

A volte basta una parola.





"Una sola parola può illuminare il volto" di Yunus Emre.

La traduzione dall'originale turco all'inglese è di Kabir Helminsky e Refik Algan.
La versione che ascoltate registrata in italiano è del latore della presente.
La musica è l'Ikinci Selam* eseguita dall'Aras Müzik Ensemble.

*Ikinci Selam: Secondo Saluto, in turco. Nella tradizionale cerimonia dei dervisci rotanti, il secondo saluto esprime il rapimento dell’uomo testimone dello splendore della creazione, di fronte alla grandezza e onnipotenza di Dio.

martedì 10 novembre 2009

La patata scaricata

A volte penso che l'istinto di liberarsi subito della patata bollente, senza un attimo di considerazione, sia una delle conseguenze più deleterie indotte dall'uso della posta elettronica come strumento primario di comunicazione all'interno dei posti di lavoro.
Quando basterebbe darsi una voce, se non addirittura mettersi seduti uno di fronte all'altro.
Oppure telefonarsi, anche se la distanza - ricordo che il prefisso "tele", mutuato dal greco, quello significa - fra i due interlocutori è di poche decine di metri e qualche passo basterebbe.
Oltretutto fa anche bene alla salute. Parlarsi di persona, non solo muoversi.
Ma tant'è, mo' c'è la mail, l'intranet e cazzi vari. Così, chi può, quando gli/le scappa, sbologna la patata sulla rete interna. D'emblée.
Succede poi che si scateni una reazione di botte e risposte che, con l'aggiunta del campanellino di ricevuta, rallegra un open space con echi garruli da villaggio di montagna. Ma, molto più spesso che no, si tratta di un feroce scambio di scaricatio barilorum ipersintetico. Nel senso che, in poche sillabe, la patata comincia a rimbalzare da una scrivania all'altra, anzi da un desktop all'altro. Con conseguente appesantimento della digestione - ma anche di gestione - della patata suddetta.
Oppure, può verificarsi il caso che l'urgenza di liberarsi della patata ASAP (altro termine ricorrente in questi scambi, un acronimo quintessenziale della febbre scaricarella, As Soon As Possible, mica cazzi), porti a dimenticarsene dei pezzi, magari fondamentali, salvo poi redimersi con una sequela di episodi a scadenza quartodorale che traformano la patata in un grappolo. Proprio come una bomba. Per dire, ho scoperto che una mia collega si è guadagnata, a sua insaputa, il simpatico nickname di "Annulla e sostituisce" (la precedente), per via della formuletta che suole incollare in "oggetto", in tutte le puntate successive della patata che, inevitabilmente, finisce per sfragnersi (ndt. rom. infrangersi) con esiti decisamente sporchevoli e poco appetitosi.
Ora, colgo l'occasione per ricordare che il WFP aveva dichiarato il 2008 come Anno Internazionale della Patata.
E' possibile che certe lodevoli iniziative abbiano sempre così corto respiro qui da noi?

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