sabato 28 maggio 2016

Conversazioni arcane. Risvolti psichiatrici della pet terapy.



No, per dire, volevo porvi una domanda. O meglio, un dilemma.
Ma, anche voi che avete un cane in famiglia - perché non si può dire soltanto "avete un cane", sennò sembra un oggetto, una proprietà e, seriamente, non è affatto così che la viviamo - vi ritrovate a intavolare arzigogolati dialoghi, impersonando entrambi i personaggi, uno dei quali è il suddetto cane?
Il quale, con rispetto parlando, potrebbe anche - se la sua fisiologia glielo permettesse - manifestarvi il proprio disappunto per sentirsi rappresentato in maniera così inattendibile, per usare un aggettivo quanto più possibile neutro.
Per quanto ne sappiamo noi - e qui mi limito a parlare di me, scusate il plurale, è un vezzo scribacchinico - il cane che vive con noi potrebbe aver assorbito telepaticamente tutti i volumi dell'Enciclopedia per eccellenza (non faccio pubblicità, ma visto il soggetto è facile immaginare il nome) e, semplicemente, non ritenerli all'altezza delle proprie erudizioni ancestrali, rifiutandosi così di scendere a discettarne con noi in un linguaggio ponte, preferendo limitarsi a delle gutturali articolazioni che, se adeguatamente decodificate tramite vocoder ancora da inventare, rivelerebbero arcani da far impallidire le varie madonne dislocate nei santuari più in voga del pilgrim circuit.
A questo punto, dato che mi sono già così esposto, arriverei direttamente alla seconda gamba del dilemma, riallacciandomi alla prima.
Vi ritrovate anche voi a dialogare con il vostro cane con la doppia voce,
oppure so' io che me so' rincojonito der tutto.
No, per dire, basta saperlo.

giovedì 5 maggio 2016

MANCHA




 


Dopo aver letto dell'entusiasmante risultato ottenuto da BuzzFeed con il livestreaming su Facebook di un cocomero fatto scoppiare a forza di coprirlo di elastici - più di 800.000 persone nel momento di picco di un video di circa 45 minuti - ho pensato di aggiornare il manuale di conversazione della metropoli periferica compilato da Turbozaura, preziosissimo lessico del coattese più aggiornato. Quindi proporrò ai compilatori del suddetto manuale di affiancare ai corroborati GIAMAICA (già m'hai cacato 'r cazzo) e MASTICA ( ma sticazzi) anche MANCHA (ma'n'c'hai popo 'n cazzo da fa).
Auspico che la mia richiesta venga accolta.

giovedì 16 ottobre 2014

Cara carota, ti scotto...

Ancorché massimamente valide dal punto di vista nutrizionale, le carote - miniera di vitamine e sali minerali - sono generalmente più apprezzate crude che cotte. 
Ma oggi volevo perdere pochissimo tempo, e ancora meno parole, per raccontare una ricettina semplice semplice, rapida rapida, liggiera liggiera, per rendere questo tubero sfizioso anche da lesso.
O meglio, scottato.
Non solo perché la scottatura riduce di molto la perdita di proprietà volatili del daucus carota - che a ben vedere possono essere recuperate usando l'acqua di cottura - ma anche perché richiede molto meno tempo della bollitura, della cottura al vapore o al forno.
Ed è molto più leggera della cottura saltata nella wok.
E ti permette di improvvisare un bel contorno colorato sia ad un piatto di carne che a una bella piattata di seitan o di tempeh in padella.
Ma andiamo al sodo.

Gli ingredienti sono pochi, ma buoni.
Io considero le quantità che preparo per me e mia moglie: basta moltiplicare x2 per avere le dosi da manuale.

Quattro carote medio grandi - quelle alla Bugs Bunny per capirci
1 cucchiaio da tavola pieno (abbondante) di Tahini
1 cucchiaino da té di miso (di riso, d'orzo, whatever...)
il succo di un mezzo limone, o meno. 
un pizzico di spezie preferite - per me: cumino di malta macinato, paprika dolce e erba cipollina. Oppure curry e curcuma che esaltano anche il colore.

Stop.

Metti subito a bollire l'acqua - poca - in un recipiente largo e alto. Poca, così bolle subito e mantiene il bollore.
Monda e spazzola le carote se sono sicuramente biologiche e affidabili, oppure pelale e sciacquale bene sotto l'acqua corrente; elimina la testa e la punta e tagliale a segmenti obliqui (mai mozzarle a fettine parallele, per non troncare il flusso energetico di un vegetale, che, anche sbucciato e tagliato, è ancora VIVO).
In una piccola boule metti il cucchiaio di tahini, che, con l'aiuto del succo di limone e di una forchetta, comincerai a sciogliere.
Se l'acqua bolle, sala, e getta dentro una manciata di trancetti di carota, facendo partire un timer che suonerà dopo 2' - due minuti!
Con una schiumarola tira su le carote e poggiale intanto in una scodella coperta, quindi ripeti l'operazione fino alla fine dei trancetti. Sempre pochi per volta, sempre per soli 2 minuti.
Allunga la crema di tahini, rendendola sempre più fluida e vellutata, aggiungendo acqua di cottura - che sarà diventata arancione e aromatizzata alla carota - con un cucchiaio. Incorpora il cucchiaino di miso e le spezie e allenta la salsa con una forchetta, finché non sia quasi liquida.
Terminata l'ultima cottura, trasferisci tutte le carote nella boule della salsa di TahiniMiso, e gira e gira e gira, finché non sono tutte belle infangate.
Una spruzzata aggiuntiva di un'erbetta fresca tagliata al momento aggiunge profumo. Anzi, aroma.
Ottime per combattere il senso di colpa, nel caso in cui volessi abbinarle a una grigliata di salsicce, le carote scottate al TahiniMiso sono buone anche avvolte dentro una piadina - o tortilla wrap - per uno snack nutriente e leggero, da incartare con la stagnola per essere riscaldate al lato di un fuoco da campo. Olè.


 

mercoledì 5 marzo 2014

La primaverità

La primaverità ti sorprende la mattina
Distraendoti dalla finestra della cucina
Sei rassegnato a un altro giorno a mollo
E la botta di sole t'arriva fra capo e collo
Sorridendo, persino un po' controvoglia
Te la ritrovi addosso, appena sulla soglia
Per non parlare, poi, della sua importunità
Mentre l'attraversi, guidando verso la città
La sua invadenza ti offende il parabrezza
Contrastando anche i mucchi di monnezza
Circondandoli tutti di un verde aggressivo
Affolla indistintamente il tuo campo visivo
Sa obnubilarti di profumi i recettori
Con la sua inattesa offensiva di fiori
Diciamocela tutta, non siamo preparati
A questa tempesta che ci inonda i prati
E se dobbiamo dirlo con estrema onestà
E' un senso di gratitudine la nostra prima verità.

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