Forse è una delle solite contorsioni mentali da causidico in cui m’intreccio
Ma se penso al silenzio mi appare che sia qualcosa impossibile da fare.
Certo non per abusate motivazioni sul sovraffollamento, sull’inquinamento acustico consolidato, sul logorio della vita senza cynar.
Ma per una semplice questione esistenziale, di una ovvia, evidente banalità.
Il silenzio c’è sempre. Anche nel fragore più totale.
Ché, anzi, è il fragore che non potrebbe esistere altrimenti, senza il silenzio che gli fa da base.
Questa constatazione, ribadisco, ovvia e banale, nasconde la sua verità con gran scioltezza.
Proprio come sa fare il Silenzio, maestro di camuffaggio millenario.
Per questo, quando qualcuno mi dicesse, per esempio, “Mi tedi
Con questo tuo saccente filosofare da strapazzo, fai silenzio!”
Io, sorridendo, lo manderei a cacare.
In grande amicizia, s’intende, e con lo sguardo,
Che non vale la pena di sprecare un altro po’ di silenzio
Per chi non sa trovarlo o riconoscerlo al momento.
Se quel che dico è ovvio, è scontato, e, sì, è banale
Vuol dire che anche vero
E elementare, Watson.
Si tratta solo di mettersi a ascoltare.
Ma tante volte, piuttosto, mi ubriaco.
Perché fare, alla fine, sembra sempre più facile che non fare?
2 giorni fa


