
Ora, so che potrò attirarmi le ire di qualche ammiratore del "maestro". Niente ci fa. Per certi versi lo sono anch'io. O meglio, di alcune sue opere. Per esempio, ancora oggi difficilmente riesco ad ascoltare più di mezza strofa de "L'Ombra della Luce" senza che le lacrime mi solchino il viso. E ricordo affettuosamente gli hit de "La Voce del Padrone" come un pezzo di soundtrack dei miei vent'anni. Ma la sua ultima - e penultima - apparizione a "Che tempo che fa", mi hanno confermato la sua estrema piacioneria. E nonostante io possa anche condividere alcuni suoi interessi spirituali, non condivido il suo spirito vagamente saccente e la sua affettazione. E non mi è assolutamente piaciuto il modo con cui ha gestito lo spazio musicale in cui ha ospitato Carmen Consoli. Non che io sia un fan della cantantessa, tutt'altro. Ma non le ha lasciato altro che i backing vocals nel ritornello, oltretutto sovrastandola, e riservandosi tutto il cantato delle strofe. Non capivo se gli piacesse avere una bella statuina accanto, oppure - sentite questa mia elucubrazione - se le avesse imposto questa pubblica ostentazione di umiltà, quale prova di sottomissione iniziatica al maestro. Fra l'altro, mi è sembrato che lo spazio complessivo riservatogli all'interno della puntata fosse esagerato.
Come non sentire quanto, in confronto, brillasse per leggerezza la inostentata saggezza di Fruttero, diolobenedica.
Me sa che certa ggente, a forza de sentisse chiama' "maestro" de qua e "maestro" de llà, je se sbarella er senso de la prospettiva.
Il mio Maestro primo - non il primo maestro - per esempio, diceva "Nego di essere un maestro, ma non posso negare a te il diritto di voler essere un discepolo. " Un fatto di prospettiva, appunto, che rivoluziona tutta la weltanschaung (tiè).
In questo modo, persino un pezzo di merda può profittevolmente fungermi da maestro.
E insegnarmi a stare sempre ben attento a dove metto i piedi.