mercoledì 5 novembre 2008

Si chiamava Nicolò.



Aveva 13 anni. Stava nel Parco degli Acquedotti, con i suoi amici, quando è arrivato il temporale. Stava correndo via e cercava rifugio dalla pioggia battente, uraganica, che ieri ha frustato Roma. Un pioppo di 12 metri, sradicato dal vento, lo ha travolto e schiacciato. Inutili i soccorsi. La giornata di ieri per me porta questo marchio. Sono andato a dormire senza ascoltare altre notizie e stamattina ho provato emozioni molto forti accendendo la TV. Ma non voglio parlare di questo, oggi. Voglio solo ricordare a me stesso - e a chi ha voglia di leggermi - di relativizzare il peso che attribuisco ai contrattempi, ai pochi o tanti intralci che mi fanno straparlare di problemi veniali chiamandoli drammi. Non si può sempre andare in India per capire quanto siamo privilegiati, non si deve aspettare una tragedia come quella occorsa a Nicolò e alla sua famiglia, per ringraziare ogni giornata che trascorriamo con le persone amate, su questo pianeta, in questo tempo, con questi problemi. Basta così.

1 commento:

mic ha detto...

Ho capito... va bene... sigh... sniff... waaaaaaaaaaahhhhhhhh...
T'ha razun.

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