martedì 21 ottobre 2008

Iperboli ed ellissi, la trigonometria del romanesco.



Lungi da me l'intenzione de fa' na discuisizzione scentifica - sennò ste du' parole prima, qqua, 'e scrivevo ggiuste - me'ncuriosiva 'a coincidenza d'ii termini.

Mo', com' a'te visto, l'ellissi, oppuramente mejo detta elisione, è 'n tratto caratteristico der romanesco.

Vabbé, dirà quarcuno, ma dapertutto se troncheno 'e parole. Sì, ma 'r romano n'ha fatto n'arte povera, 'n credo economico, 'n'eccellenza.

Voj n esempio? DODOMETTE - più propriamente compitato: do'o d'oo mette' - è 'a versione sprint di DOVE LO DEVO METTERE. 9 lettere contro 17, quasi la metà, anaca? (che come tutti sanno sta per "Non hai forse tu capito?")

cadafà- 6 lettere contro le 15 di - che cosa devi fare

All'a, presempio, nun è 'na professione de mussurmismo, ma 'a forma elisa -sic!- de allora.

Mo' tajamo corto su st'ellisse senno' me tocca de parla' der Coliseo e der Circo Massimo e nun me so' preparato.
Passamo all'iperbole, ch'è anch'essa pratica quotidiana, soprattutto n'aa subburbia varia, torpigna, torbella, tordecenci, anzomma er giro de'e tori.
Po' capita' che quarcuno n'zia po'po un Adone (vojo dì, sennò erimio tutti Giorge Cluny e chi cc'annava a lavora') però apostrofa' quarcuno co':

SEI TARMENTE BRUTTO CHE QUANNO DA REGAZZINO TU' MADRE HA PROVATO A LASCIATTE A'A DISCARICA S'È PIJATA 'A MURTA PE' SCARICO ABBUSIVO. *

richiede un gusto e una dimestichezza con la formulazione di iperboli che stupisce - e fa tornare a parlare italiano, sopraffatto d'ammirazione e senso d'inadeguatezza - anche un vecchio cultore del vernacolo come me.

Andiamo velocI:

sei molto magro=PE' LASCIÀ L'OMBRA DEVI PASSÀ DU' VÒRTE

non sei molto sveglio= 'N TESTA C'HAI QUATTRO NEURONI CHE GIRENO PURE A TARGHE ALTERNE

è molto difficile = È FACILE COME CERCÀ 'A NONNA DER MILITE IGNOTO

E qui mi fermo, per rispetto dell'arte, e resto in contemplazione.
Spero solo che il sommo nostro poeta, Mastro Giochino, non se ne adombri.

Ringraziando il mitico sito turbozaura per gli esempi, che per la verità sono forniti di traduzioni italiane quasi più divertenti delle già iperboliche metafore romanesche, saluto tutti con una delle mie preferite, che descrive perfettamente il mio stato d'animo rispetto ad alcune recenti situazioni lavorative:

ME RODE COSI' TANTO 'R CULO CHE SI CE METTO DENTRO 'NA MATITA 'A TEMPERO.

A buon intenditore...

8 commenti:

ublo ha detto...

Mi viene in mente il match delle 8,30 al bar. Io entro e lui (er bar-tutista!) mi scarica un caricatore di iperboli addosso. Io mi rialzo e tento di reaggire, ma niente n'altra scarica!
Esco malconcio ma domani gliela faccio vedere io l'iperbole!
Ma che se le studiano la notte???

vix ha detto...

tacci loro, ublo! certi so' popo carichi a pallettoni, che io impallidisco e arrossisco al contempo, deh!
no, davvero, penso che qualcuno ce l'ha proprio nel DNA, è impressionante l'estensione della curva iperbolica, anche se solitamente limitata nel campo oscenità a sfondo - appunto - sessuale.

mic ha detto...

C'avrei una scatola di pastelli da 24... ce le faresti? Solo perché sei tu, eh...

vix ha detto...

be' guarda mic, tutti e ventiquattro in una seduta sola, forse no. sai com'è, non ho istallato l'aspira trucioli...

piapalmira ha detto...

allora, vix, è giunto il momento di presentarti una delle mie due nonne, precisamente quella paterna (buonanima, anzi, come diceva lei "benedetta 'ndo riposa", che è iperbole che in genere adoperava per il marito dopo averne dette peste e corna. ala fine aggiungeva sempre, come ad ammenda, il "benedetto 'ndo riposa"). si chiamava palmira -capito il nick? ti devo di' come se chiamava l'altra?- e aveva un banco al mercato. era una romana di quelle proprio vere, non so neanche come spiegarti quanto romana... comunque, di iperboli ne adoperava migliaia, una più bella dell'altra. adesso me ne viene una, che ho sempre trovato stupenda e che io stessa adopero molto spesso. si usa quando vedi una persona per la prima volta e qualcuno vuole farti credere che quella persona sia importante, addirittura "famosa", che non puoi non conoscerla. mia nonna, in quei casi, sentenziava: "'n'antra vorta che lo vedo so' due!". (trad. in italiano corrente: "se mi dovesse capitare di vederlo una prossima volta, sarebbero due in tutto". trad in italiano della strada: "ma chi cazzo è?")

vix ha detto...

bellissima espressione dello spirito romano, irriverente e iconoclasta, ma col massimo disimpegno - degagé, direbbero i francesi, sminchionato direbbe mi' madre - e understatement.
fa' il paio con quella che usava mia madre per smontare i miei infantili eploit di rabbia che avrebbero dovuto impressionarla: "uuuh che ppaura, me trema tutto 'r pizzo daa cammicia!"
non credo si possa definire un'iperbole nel senso stretto - esagerazione - ma mo' faccio una ricerchetta e vedo sotto quale figura retorica puo' essere catalogata.
ma anche no, come dicono quelli che vonno fa' i spiritosi. l'importante è essere consapevoli de sti tesori e conservalli er più possibbile.
io quanno comincio a scrive'n romanesco nun me fermerebbi più...

costanza ha detto...

I neuroni a targhe alterne mi fanno convincere sempre di più che non potrei vivere in nessun altro posto del mondo.

vix ha detto...

perché, Costi? dove non esiste l'obbligo delle targhe alterne avresti più possibilità di pensiero ;-P

a proposito i tuoi che targhe hanno? tutti pari?

baciooooo!

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