venerdì 30 novembre 2012

Attar e le scuse che trovano gli uccelli.


La Conferenza degli Uccelli – Mantiq ut-Tayr (letteralmente “Il linguaggio degli Uccelli”) – è una fiaba in forma di poema, composto dal mistico Sufi persiano Farid-ad-Din Attar, in quell’oscuro periodo della storia umana conosciuto come Medio Evo, circa un secolo prima degli anni in cui il nostro Durante degli Alaghieri componeva la sua Commedia. Il suo appellativo Attar, che sembra aver ereditato dalla professione del padre (o del nonno) ha diversi significati, contigui all’epoca, ma non identici: erborista, medico, speziale, profumiere. Un ulteriore significato, ancora attuale, sembra esprimere in modo ancora più esoterico e simbolico l’animo di Attar: essenza di rosa. Quell’essenza che viene citata così spesso da Rumi, il quale riconosce nelle opere di Attar una delle sue maggiori fonti di ispirazione, a parte il derviscio errante (in molti sensi) Shams. E molti furono gli scritti di Attar, considerato uno degli autori più prolifici della letteratura persiana, essendo a lui attribuite circa un centinaio di opere, di varia lunghezza. Ma la più conosciuta resta ancora oggi, appunto, la Conferenza degli Uccelli, che attraverso la metafora del viaggio illustra i capisaldi della dottrina Sufi.

La storia racconta del desiderio ardente di un gruppo di uccelli di conoscere il grande Simorgh, assimilabile alla mitologica Fenice, il proprio re che vive però in un paese lontano. Seguendo la guida di uno di loro, l’Upupa, cominciano il proprio viaggio verso la terra di Simorgh. Uno dopo l’altro, gli uccelli abbandonano il viaggio, adducendo una scusa per la propria incapacità di resistere. ( Suona familiare, vero?)
Ogni uccello ha un significato speciale e una corrispondenza ad un difetto dell’apprendimento. L’uccello guida è l’Upupa, mentre l’Allodola rappresenta l’amante. Il Pappagallo è in cerca della fontana dell’immortalità, non di Dio, e il Pavone simboleggia “l’anima caduta” che è alleata con Satana.
Gli uccelli debbono attraversare sette valli per trovare Simorgh: 
Talab (il desiderio), 
Eshq (l’amore), 
Marifat (la conoscenza), 
Istighnah (il Distacco), 
Tawheed (l’unità con Dio), 
Hayrat (il disorientamento) 
e alla fine, Fuqur e Fana (l’assenza di egoismo e l’annullamento in Dio). 
Queste valli rappresentano le stazioni che un Sufi, o in generale ogni individuo, deve passare per realizzare la vera natura di Dio.
Nel più ampio contesto della storia del viaggio degli uccelli, Attar racconta al lettore, in uno stile poetico accattivante, molte brevi storie didattiche.
Alla fine, solo trenta uccelli rimangono fino all’arrivo nella terra di Simorgh. Giunti là, tutto ciò che essi vedono è se stessi e i riflessi di trenta uccelli (si morgh = trenta uccelli, in persiano) nelle acque di un lago, invece che il mitico Simorgh. I trenta uccelli che cercano Simorgh si rendono conto che Simorgh non è altro che la loro totalità trascendente.
Questo insegna la dottrina Sufi:  che Dio non è esterno o separato dall’universo, ma è piuttosto la totalità dell’esistenza.
Su, Atomi persi, verso il vostro Centro portatevi
nello Specchio Eterno che vedeste immedesimatevi
Raggi, che avete vagato nella vasta Oscurità
tornate e ritiratevi nel vostro sole per l’eternità.

Partendo da questo presupposto, quale guerra potrebbe mai avere i requisiti per essere considerata santa?
Il problema è squisitamente matematico: solo trenta uccelli hanno raggiunto la meta. 
Ci sono troppi uccelli in giro che hanno una scusa pronta.

giovedì 22 novembre 2012

Figatelli da Corsica



Premessa. 
Devo avere qualche legame atavico e sconosciuto con l’Ile de Beauté, perché ogni volta che ci torno mi ritrovo sempre più intento a fissare, avec des regards familiers, le sue montagne, i suoi scogli, i suoi sassi. E’ stata la meta del mio primo viaggio dell'età adultà (zaino in spalla e capello ancora corto di naja) e, con la vacanza di quest’anno, ho completato il giro dell’isola, intendendo il perimetro carrozzabile, con qualche breve ma intensa incursione all’interno. Parlare della Corsica in maniera estesa meriterebbe un lavoro di documentazione che non ho avuto ancora modo e tempo di affrontare. Per questo mi limiterò ad alcuni spunti, o spuntature, o meglio ancora figatelli, delle mie impressioni di incontro con la terra Còrsa, distribuendoli in ordine assolutamente sparso ed incoerente, comme il faut.
 

1.L’ossassione.

Forse dovrei più correttamente parlare di ciottoli - levigati, multicolori, tondeggianti - che compongono molto frequentemente le spiagge della Corsica, perché è per essi sassi che io provo una vera e propria ossassione. Ma non sono solo quelli a catturare la mia vista e il mio tatto. Anche le scaglie polverose e setose di pietra serpentina, che si staccano dalle pareti rocciose della montagna corsa, esercitano un’ipnotica fascinazione su di me. Sdraiato su una spiaggia di cui non farò il nome, non potevo fare a meno di allungare in continuazione la mano e accarezzarle, selezionandone di volta in volta di differenti forme e grandezze. Alcune di queste pietre sembrano avere un’impugnatura anatomica, tanto si adattano perfettamente all’incavo della mia mano. Altre sembrano fatte apposta per la stone therapy, piatte, lisce, regolari, del peso giusto e già belle calde. Altre ancora avrebbero potuto essere scelte da Don Juan, per sollecitare gli organi interni e indurre il silenzio interiore in quel chiacchierone di Carlos Castaneda, durante le sessioni dell’arte del Sognare. Ogni tanto – spesso – non resistendo alla tentazione di un particolare colore, variegatura, texture, ne raccoglievo uno e lo mettevo in tasca, in borsa o nel portaoggetti dello sportello della macchina. Per tutto il viaggio di ritorno, ogni curva sembrava l’inizio di “Moby Dick”. Dei Led Zeppelin.

A suivre (s'il vous plait).

sabato 17 novembre 2012

mercoledì 14 novembre 2012

niente da dire. ascoltate.

Solo una cosa da aggiungere. Grazie a Ragyi per la condivisione.

martedì 13 novembre 2012

Illusioni



Ha fatto in modo che l'illusione sembri reale e il reale un'illusione
Ha nascosto il mare ed ha reso visibile la schiuma 
Ha nascosto il vento e manifesta la polvere
Tu vedi la polvere turbinare, ma come potrebbe sollevarsi da sola
Tu vedi la schiuma, ma non l'oceano
Perciò invocalo con le azioni, non con le parole
Perché le azioni sono reali e ti daranno la salvezza
nella vita a venire.

Queste parole - che pure sono contenitori e quindi un po' come il dito che indica la luna - sono immerse in quell'oceano di misticismo in versi, circa 50.000 distici, che è il "Mathnavì Manavì" di Jalâl âlDîn Rûmî, per la cultura accademica il più grande poema mistico di tutti i tempi. E da quell'oceano sollevano spruzzi di schiuma, che arrivano, a volte come ceffoni a volte come rugiada, sulla faccia di chi si trovi ad incontrarle. Perché i versi di Rumi sono, prima di tutto, le lunghe dita di un mistico, che arrivano a bussare lontano, attraverso i secoli, sulla porta di chi è destinato ad ascoltarli senza protezione. Non è una questione di aristocrazia, ma di semplice risonanza. Nè è questo il luogo o l'occasione per una lettura di approfondimento sul poeta Rûmî. E' un semplice spazio di condivisione e di gratitudine. Di riconoscenza. 
Il riflesso del sole su uno specchio mi ha accecato. Ed era solo un riflesso.

"Di là dalle idee,
di là da ciò che è giusto e ingiusto,
c'è un luogo.
Incontriamoci là".

 

mercoledì 7 novembre 2012

Realtà


REALTA’
In amore, nulla esiste fra cuore e cuore.
Mentre le parole nascono dai desideri
La descrizione nasce dal vero sapore.
Solo chi assaggia, sa
Mentre chi spiega mente.
Come puoi definire Qualcosa in qualche forma
Quando alla Sua presenza svanisce la tua forma?
Eppure nel suo Essere tu esisti ancora
E per indicarti il cammino vive la sua orma.

Questa poesia è attribuita a Rabia al-Basri, una santa, mistica, eremita Sufi dell'8° secolo, che non lasciò in realtà nessuno scritto. Una donna devota a Dio fin dalla nascita, tanto da trascorrere tutta la sua vita libera - dopo essere stata schiava fin dalla tenera età - in preghiera e solitudine, attirando comunque frotte di discepoli, proprio in virtù della propria rinomata aura di santità. E' considerata la prima assertrice della dottrina dell'Amore Divino, che anteponeva l'accento sull'amore per Dio a quello sul timore di Dio, come motore della devozione. 
Questa poesia, quindi, non l'avrà scritta di suo pugno. Ma di cuore sì.

E quel "Solo chi assaggia, sa" è una delle più belle sintesi del percorso Sufi, e della vita vissuta veramente.


mercoledì 31 ottobre 2012

Il Pesce d'Oro. Sputi di saggezza contromano di Samuel Goldwyn

Samuel Goldwyn a.k.a. Goldfish
“Se Roosevelt fosse vivo oggi, si rivolterebbe nella tomba.”

Al di là della surreale assurdità goldwyniana, mutatis mutandis, quale dei padri storici del compianto partito, diciamo, comunista non si rivolterebbe nella tomba alla vista del brillante teatrino inscenato da molti dei propri legittimi eredi negli ultimi, diciamo, vent’anni? Diciamo, tutti. E noi che siamo, diciamo, vivi, non sappiamo più dove, né come, rivoltarci. Vorrà dire che, attendendo di rivoltarci nella tomba, ci rivolteremo, diciamo, nell’urna. E purtoppo non c'è niente da ridere.


“If Roosevelt were alive today, he'd turn over in his grave.”

martedì 30 ottobre 2012

Così parlò Samuele - 2^. Sputi di saggezza contromano di Samuel Goldwyn

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“Questa volta non badate a spese per risparmiare.”


Questa perla di saggezza finanziaria, apparentemente contraddittoria, deve avere un senso che non sfugge ai nostri governanti. Goldwyn che la coniò, portava nel suo bagaglio di produttore cineamatografico di grandi risultati di cassa la congenità propensione al risparmio, tipica della sua gente. I nostri governanti, a tutti i livelli, portano direttamente alla cassa la propria gente, che si distingue per una congenita propensione al risparmio sui risultati. E la proprietà commutativa? Se c’era, dormiva.


“Spare no expense to save money on this one.”


lunedì 29 ottobre 2012

Così parlò Samuele. Sputi di saggezza contromano di Samuel Goldwyn.

Samuel Goldwyn a.k.a. Goldfish
“Quella dello scapolo non è una vita per single.” *

 Quanto ciò sia vero, oggi, ce lo possono raccontare milioni di ultratrentenni disoccupati, sottoccupati, precarizzati, simpaticamente definiti bamboccioni da quelli che contribuiscono a tenerli in tale condizione. E svariate centinaia di migliaia di uomini separati o divorziati, che debbono necessariamente corrispondere gli alimenti alla ex consorte e ai figli. Se vuoi far vita da scapolo, nowadays, devi appartenere alla categoria del rampollo. Ed essere pronto a farti ramspennare. 
 
*“A bachelor's life is no life for a single man.”  

Comincia oggi questa piccola rubrichina, ispirata dai brucianti ossimori dialettici di Samuel Goldwyn, uomo di vivacissima intelligenza e di successo self made. Alcune delle sue perle, caratterizzate da brillanti malapropismi, hanno un'applicabilità universale, tanto da aver meritato il titolo di Goldwynismi. Ne ho scelti un pugno, che pubblicherò nei giorni a venire. Grazie a Brainy Quote per l'ispirazione.

venerdì 26 ottobre 2012

QUOUSQUE TANDEM

Ma fino a quando durerà sta cazzo di moda dei calzoni sbracalati a mezza chiappa? Per quanto tempo ancora vedremo giovani aitanti camminare come geishe, tentando di non far calare il cavallo delle costose braghe di tela sotto il ginocchio? Giungeremo ad ammirarli mentre fanno l’hoola hoop coi chinos? Non hanno ancora visto aggirarsi per la Via Lata intrepidi portatori di jeans a cica*, arrotolati ben sopra la caviglia, con uno spavaldo ostentar di tibia, ancorché inguainata in fluorescenti calzini a righe? Pensano forse di emulare in pervicacia gli affezionati sfilettatori di sopracciglio? Orsù, l'orrido pizzetto ossigenato non durò che una, pur interminabile, estate: perché questo impacciato costume stenta così tanto ad appassire? Lo so, detto da un cinquantenne che si ostina a portare l'orecchino e la coda di cavallo, nonostante la calvizie, è una catilinaria che ha poca credibilità. Ma era così, tanto per sapere. Dura molto?

lunedì 22 ottobre 2012

C’era una volta il Gelato di San Crispino.

Improvvisamente, silenziosamente, in maniera un po’ carbonara, una ventina di anni fa, a Roma incominciò a circolare la voce di un gelato veramente speciale. La gelateria in questione - sarebbe meglio chiamarla il santuario - era decentrata, su una via di passaggio, piuttosto trafficata, ma scomodamente priva di parcheggio, fra due semafori. All’interno, poi, lo spazio fra il bancone e le porte era appena sufficiente per una riga – in senso militare – orizzontale di fedeli degustatori. Non mi avventurerò a ripercorre le tappe della scoperta dei gusti inarrivabili, all’epoca, del sorbetto alla pera, dell’eponima crema al miele o dello zabaione con marsala millesimato. Il sorbetto di mele al Calvados non andrebbe neanche nominato senza inchinarsi. Non narrerò della calma olimpica (forse un po’ asettica) con cui i due fratelli Alongi somministravano la preziosa ambrosia nelle anguste ancorché costosissime coppette – niente coni, perché qualsiasi conservante o colorante artificiale è tuttora bandito da questo tabernacolo della liturgia gelatiera. Ma la voce correva e in capo a qualche anno, oltre alla “farmacia” fra i palazzoni di via Acaia, il "Gelato di San Crispino" aprì un più indulgente spaccio nella prestigiosa zona Trevi, in via della Cancelleria. Poi arrivò, manco si trattasse di un flagship store di style design, persino il punto vendita all’aeroporto di Fiumicino. Di altre diffusioni persi, anche sdegnosamente le tracce. Un po’ per snobismo, un po’ perché i casi della vita non mi facevano più orbitare in quell’area. Un black out emozional/gustativo che si è interrotto qualche ora fa. E che è destinato a riprendere sine die, con l’aggravante della delusione del tradito. Proprio ieri che la combinazione ci portava in zona e avevo la possibilità, oltre che il desiderio, di iniziare mio figlio ad un’esperienza gelatiera superiore è arrivata la doccia fredda. Gelata sì, ma assolutamente insapore. La delusione di non trovare neanche nel negozio originario almeno uno dei fratelli era attenuata dalla previsione. Ma l’assoluta insipidezza dei tre gusti scelti, a fronte del consueto, se non maggiorato, esborso, è stata una delusione che mi ha bruciato in mano, finché non ho potuto digitare queste righe acide che condivido quanto prima possibile. Nessuno è più vendicativo di un amante tradito, si sa. A parte, forse, un amante tradito goloso.
San Crispino, se ci sei, prega per loro. Io mi cercherò un altro santo gelataio.

giovedì 5 luglio 2012

Perché l'estate.

Perché l'estate, quando stringe tutti al coperto, allarga gli spazi sulla strada. E sui marciapiedi sgombri ci si accorge dello spuntare di qualche erbaccia. Mentre persino i giardinetti sono vuoti, che neanche i pensionati stanno più all'ombra dei tigli o delle acacie, ma preferiscono i marmittoni esagonali dei corridoi, penombrati a zebra dalle persiane di legno verde stinto. E ho l'illusione di un pomeriggio vecchio di quarant'anni, che sa ancora di resina di pino e di bitume, assordato da milioni di cicale, con decine di cacche calcinate di cane a comporre costellazioni sull'asfalto, appiccicoso per il caldo e le inflorescenze appassite degli ippocastani. E il buio improvviso di un portone o di un bar sono freschi come una cantina, senza bisogno di condizionatori. E un bicchiere di orzata o latte di mandorla è nettare munto a qualche dea, compiacente e immaginariamente nuda. E ci sono ancora le campane e le piste per le birette segnate a gesso sui marciapiedi enormi, e ogni tanto una porta da calcio verniciata sul muro di un cortile. Perché l'estate mi regala questi improbabili strappi temporali di un microcosmo in cui mi muovevo sicuro, e che adorerei regalare a mio figlio. Forse è per questo che amo ancora l'estate quando arriva, torrida, a Roma.

giovedì 31 maggio 2012

Si può dire testa di fica?

Sono un uomo di altri tempi. Ho avuto, nella mia giovinezza, più di una fidanzata femminista. Sono cresciuto avendo come acquisiti i valori di completa uguaglianza di diritti (e doveri) fra gli individui, indipendentemente dal sesso. Quindi disconosco le obsolete equazioni secondo le quali un uomo che ha avuto molte donne sarebbe un playboy, uno sciupafemmine, mentre una donna con la stessa esuberanza andrebbe considerata una ninfomane o, tout court, una zoccola. Non mi meraviglia vedere donne fare lavori un tempo esclusivamente riservati agli uomini, nè mi scandalizzo vederle apprezzare sigari, liquori o motociclette sportive. Ho sempre avuto una spontanea simpatia per le donne che usano un linguaggio franco e scarso di complimenti, e confesso di avere una certa ammirazione per le donne che, quando è necessario, lasciano andare un moccolo di quelli seri. Ma la vita è femmina e trova sempre il modo di sorprendermi. Come in questo campionario di machismo reciprocato:
Sono un uomo di altri tempi.

martedì 29 maggio 2012

SBARAZZANTE

Il mondo è bello perché è vario eccetera eccetera, e fin qui possiamo essere tutti d’accordo. Ma, per essere d’accordo, bisogna, prima di tutto, comunicare. E per comunicare è necessario avere dei codici in comune. Prendiamo, per esempio, quello che riporta un dizionario online, The Free Dictionary, a riguardo di una parola non a caso: imbarazzante agg imbarazzante (Note: part. pres. di imbarazzare) disagevole scomodo delicato che mette a disagio Oppure quello che riporta un altro dizionario, il Sabatini Colletti, per cortesia del Corriere della Sera: [im-ba-raz-zàn-te] agg. Che provoca un senso di fastidio, di disagio • L’Hoepli invece, con l'ausilio del Gabrielli, riporta: [im-ba-raz-zàn-te] (pl. -ti, part. pres. di imbarazzàre) agg. Che mette in imbarazzo, a disagio. Sapere.it, a sua volta, con tanto di sinonimi, ed esempi, elenca: part. pres. di imbarazzare ¨ agg. m. e f. [pl. -i] che mette in imbarazzo, a disagio: domanda, situazione imbarazzante. Rubrica sinonimi Sin. spinoso, critico, delicato, disagevole. Adesso, io ho degli amici di ROMA NORD e so che saranno provvidi di spiegazioni, ma che cazzo vuol dire: “Ieri dal Bolognese ho mangiato delle fettuccine al tartufo buone in un modo imbarazzante” oppure “Ho visto Ghigo a Portercole sabato sera, stava con due fiche imbarazzanti.” o altresì “Questa nuova Audi ha un’accelerazione imbarazzante.”??? Perciò, se concordiamo sui codici, e le fettuccine, le fiche oppure l’Audi con la sua accelerazione vi creano disagio e fastidio, fate una cosa: sbarazzatevene. Ma, prima, comunicatemelo in modo comprensibile. Non sia mai che vada sprecata la grazia di Dio.

giovedì 8 marzo 2012

Ieri.7 marzo 2012.

E poi esce fuori una giornata di marzo così. E passi a Villa Pamphilj. E una velata vena di ottimismo ricomincia a vibrare. Anche se sogni rospi che escono dalle fogne. Anche se i corvi gracchiano striduli e fastidiosi. Le mimose, quest'anno puntuali, si erano preparate a scaricare nuvole gialle in cielo giusto in tempo. Quest'inverno, che è stato inverno vero, con la pioggia pioggia e la neve neve, lascia un bello spiraglio di passaggio alla primavera. Che speriamo sappia gestirsi con capriccioso equilibrio, consegnandoci un maggio tiepido e profumato, non afoso, e un giugno pronto a farci assaggiare l'estate, un po' per volta. Aprile, lo sappiamo, è il più crudele dei mesi. Ci aspettiamo da lui proverbiali sgrulloni. Ma anche che generi lillà dalla terra morta. Celebrando la resurrezione della primavera, nella sua piena natura di vera mezza stagione. Anche se si è a metà si può essere perfetti.

martedì 14 febbraio 2012

Caro Mauro

Caro Mauro, ho appena saputo da una cara amica che hai smesso di giostrare con noi e hai spostato la tua scrivania al piano di sopra. Mo', non fa' che ti monti la testa e smetti di farci ridere e pensare. Scusa ma, capirai, sono in ufficio e mi riesce difficile rimanere serio senza piangere. A proposito, adesso chi mi manderà un messaggino per segnalarmi che ho scritto "tanto tempo fà" con l'accento? Saresti così gentile di farmi un fischio, di tanto in tanto, o darmi un colpetto sulla spalla? Be' basta così, ché le parole sono importanti e non vorrei sprecarne di stupide per parlare di un essere così umano da essere divino. Ti abbraccio piano piano, Maurone, quello che ho scritto l'ho scritto per me, per vantarmi di avere avuto il privilegio di averti incontrato su questa strada. Quello che non scrivo, be', spero lo avrai sentito comunque. Ci vediamo nel cuore, vecio, tanto la strada la conosci.

lunedì 30 gennaio 2012

“Come essere genitori consapevoli”

Mindfulness e vita quotidiana “Come essere genitori consapevoli” 1 febbraio 2012 dalle ore 18.00 alle ore 19.30 Piazza dell’Unità 8, Roma Il Centro Italiano Studi Mindfulness presenta il primo incontro gratuito del programma “Mindfulness e vita quotidiana” dedicato al rapporto tra genitori e figli. Approfondiremo insieme il tema di una delle relazioni più importanti della nostra vita, una dimensione delicata, caratterizzata da un equilibrio molto fragile, in cui spesso sono presenti conflitti e incomprensioni. In molti casi può essere utile introdurre nella relazione un “ingrediente” importante: la consapevolezza. Consapevolezza di ciò che sentiamo come genitori e come persone. L’ascolto può diventare un fattore importante, è decisivo saper portare attenzione e consapevolezza anche nella relazione con i nostri figli. Sperimentare, quindi, una relazione nuova, spontanea, che permetta ad entrambi la possibilità di sbagliare, esprimere i propri bisogni, le proprie emozioni e le proprie idee senza sentirsi giudicati. Durante l’incontro sarà attivato uno sportello di ascolto dedicato ai genitori che vogliano condividere dubbi, domande, curiosità sull’esperienza di essere papà o mamma. Sarà inoltre presentato il corso: Mindfulness Based per l’età evolutiva, rivolto ai bambini fra gli 8 e gli 11 anni. L’incontro è gratuito Conducono l’incontro: Dott.ssa Bianca Pescatori, psicologa psicoterapeuta, formazione in psicoterapia psicanalitica per l’infanzia e l’adolescenza Dott.ssa Marika Nuti, psicologa clinica e di Comunità D.ssa Maria Lucia Giudici, psicologa, Consulente Clinica per l’Infanzia, l’Adolescenza e la Famiglia” E’ necessaria la prenotazione Email: segreteriacentromindfulness@gmail.com www.centromindfulness.net tel. 3771322782

martedì 17 gennaio 2012

Il bloggo dello scrivitorio

A parte me, che programmaticamente ne ho fatto una ragion d'essere (hai presente come si chiama questo blog, vero?), ultimamente sto riscontrando una certa diffusa stitichezza digitale, almeno fra le stimate menti che mi onoro di ospitare nel mio blogroll. Non so quale sia la causa, che probabilmente non è uguale per tutti (proprio come la legge in Italia), ma sta di fatto che parecchi dei blog che mi piace frequentare sono fermi ai post di qualche settimana fa. Sarà il letargo, imposto dai rigori insolitamente severi di quest'inverno, o forse sarà una fisiologica fase di stanca? Oppure, magari, una diffusa sensazione di inutilità che si sta insinuando nel cuore scrivitorio dell'umanità bloggante. A che serve, dopo tutto, condividere nello spazio digitale aneddoti e curiosità, sfoghi e contumelie, videi e musiche, foto e ricette? Ricette di ogni genere, ricette per la pasta in bianco e ricette per tenersi il marito, ricette per dormire la notte e ricette per non sognare ad occhi aperti, ricette per scaricare gratuitamente utili applicazioni per smartphone e ricette per scaricare brutalmente fidanzati inutili. Insomma, l'universo bloggo sembra popolato da un'esercito di ricettatori a riposo. Provo ad abbozzare un'ipotiposi: una chilometrica fila di blogger bloggati, ammassata davanti all'unica farmacia di turno, con l'improbo obiettivo di spacciare questa pletora di ricette ad un ipotetico paziente lettore che è inesorabilmente scomparso. O, forse, anche lui, è rimasto bloggato da qualche altra parte. Nella vita vera, probabilmente. Be, allora, ci vediamo là, ok? Non tutti insieme,però. Altrimenti bloggheremmo anche il traffico che, modestamente, non ne ha proprio bisogno.

lunedì 16 gennaio 2012

INDECISAMENTE

Per qualcuno ce n'è. Contrariamente a quello che si usa dire, non è vero che non ce n'è per nessuno. La gramitudine di questo periodo, realisticamente dipinto a tinte fosche da tutte le voci che popolano il Mare Mediorum (forse bisognerebbe rinominarlo Mare Taediorum), qualcuno continua a risparmiarlo. E io - notare come abbia evitato la congiunzione eufonica, per non incorrere in equivoci esistenziali - molto umanamante rosico. Non voglio fare liste di nomi, che sa così tanto di maccartismo, ma c'è tanta di quella gentaglia che continua a pascere, mentre noi - mi includo in una bella fetta - stiamo masticando pietrisco. Indecisamente mi sono imposto di scrivere due righe in questo spazio prima che si avvizzisse, ma non mi piace farlo diventare un cahier de doléance. Quindi la faccio finita in fretta, rimandando considerazioni gaie, argute o semplicemente più leggere a tempi migliori di questo. Campa cavallo? Vabbe', magari basterà aspettare un bioritmo migliore di questo. Devo proprio dare ragione a Tonino Guerra:
"L'ottimismo è il sale della vita."
Infatti la vita non è mai stata così salata.

domenica 1 gennaio 2012

In vece.

La tentazione è forte. Sì, la tentazione di affidarsi a un qualche classicone, a una poesia, a una citazione o a un video, per aprire l'anno in questo spazio. Un simbolico o evocativo succedaneo dell'espressione personale. E certo, sarebbe sicuramente meglio, qualitativamente, sarebbe più interessante per il lettore - e chi sono io per sapere cosa è interessante per "il lettore" che si avventura in questo spazio, Babbo Natale? Non credo. Ma oggi è il primo giorno dell'anno 2012. E anche se sono incline a condividere il punto di vista del Salvemini al riguardo, ho l'impressione, forse la sensazione, o magari, più correttamente, la paura, che ci possa essere qualcosa di definitivo all'orizzonte. Be', ce vo' poco, direbbe il fantomatico "lettore" a questo punto, basta guardare un po' oltre i telegiornali, ascoltare le persone che abbiano magari qualche contatto con altri paesi, per sprofondare in un tranquillo pozzo di default emotivo. Ma questo post, a questo punto, ha annoiato soprattutto me. E non te lo propino, fantomatico lettore. O meglio, mi fermo qui, perché ho deciso di segnare almeno con un sassolino bianco questo giorno, anche se, visto l'assunto di partenza di questo blog, potrei farlo altrettanto bene lasciando bianca la pagina. E se non mi sbrigo a pubblicare il post, mi sa che lo faccio. A chi passa da queste parti e legge queste righe, auguro che l'anno appena cominciato proceda meglio di come è finito il precedente - Ecche ce vo?, caro lettore, ciai raggione pure tu - e che solo le previsioni rosee ricevano la spinta necessaria ad avverarsi. E a Murphy dedico un cordiale vaffanculo. PS: visto che ho già contravvenuto al proposito iniziale di non delegare, faccio 31 e dedico questo piccolo cadeau alla salute di tutti quelli che avranno voglia di ascoltarlo. E, come si dice in questi casi, alla faccia de chi ce vo' male.

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