venerdì 3 ottobre 2008

Niente di nuovo, fratelli. Preghiamo.



Certo, niente di nuovo. Mi era solo tornato in mente, dopo aver dato una scorsa alle prime tre pagine di Repubblica di oggi e alle prime righe dell'articolo di Goffredo De Marchis (pag 3). Il quale riporta l'infausta profezia di un giornalista sportivo che, nel lontano marzo dell'86, dopo la prima conferenza stampa di Silvio I da presidente del Milan, ebbe a dire "Questo qui un giorno leggerà il messaggio di fine anno."

Sprofondo nella banalità per ricordare quante volte la realtà ha superato le fantasie più pindariche? Non c'è bisogno e poi non c'ho tempo.

Riflettevo solo su quanti messaggi di "fine-qualcosa" questo signore ci abbia già letto o mandato a leggere. Anche qui, sentitevi liberi di compilare la vostra playlist, possibilmente in versione scaricabile anche da me: sono masochista.

Fantasticando su un'ipotesi che già molti prima di me hanno contemplato, quella della scalata all'altro colle, quello dopo il Gianicolo, mi chiedevo:

non potrebbe essere la volta buona che s'oo levamo dar cazzo?

Perché, sarà pure vero che c'ha amici fra Cupola e Cupolone, che j'ha fatto un sacco de favori, che j'hanno perdonato un sacco de eresie e bagattelle che a molti so' costate la scomunica o almeno la sospensione a divinis, però...

...quelli là, quando qualcuno je se mette davero in mezzo alle palle, ce mettono poco a ricordasse del braccio secolare che s'aritrovano. Nun guardano in faccia nessuno, santi, eroi, navigatori, scienziati, preti, giornalisti, banchieri.
Papi, appunto.

Chiedo scusa per il tracimante livore vernacolare romano, si vede che ho delle reminescenze ancestrali. Vite passate, direbbe qualche amica che ho ancora nella sfera New Age. Magara m'aricordo proprio de quarche zozzeria patita pe' corpa der papa re.

Perciò, per recuperare un tono più civile, vorrei solo suggerire una piccola campagna diversiva.

Perché non far nascere nel vasto bacino elettorale del tipo in questione un'istanza mistica? Perché non fargli arrivare direttamente dalla base l'invito e l'auspicio di trasferire le sue mire direttamente sul trono di Pietro? Non pensate che buona parte dei suoi colonnelli e sottopanza cavalcherebbero felici quella tigre? Non si proclamò lui stesso "Unto del Signore"?

Perché no?

T'oo dico io perché no: perché co' tutte e grezze che farebbe Papa Unto I , sarebbe 'a vorta bona che fanno sarta' per aria Roma mia.

Così è l'Italia: agli interessi della collettività si antepongono sempre quelli di campanile.

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