giovedì 9 ottobre 2008

Rifarsi il naso. In che senso?



Voglio di', non mancano motivi, quotidianamente, per riappacificare le mucose oltraggiate da tanfi vari, propri e altrui. Le nonne usavano portare nella manica del vestito un fazzolettino imbibito ('mazza come parlo fino) di Violetta di Parma o di Lavanda ColdiNava, e, alla bisogna, lo estraevano, portandolo sotto le nari offese. Ma quelli erano altri tempi.
Ora che siamo nell'era della rinoplastica come regalo di compleanno, l'espressione "rifarsi il naso" si riferisce quasi esclusivamente all'intervento di chirurgia estetica.
Mo' ce sta sto po'po' de campionessa del maledettismo moderno, che, incidentalmente, è anche famosa perché canta.
Dé, lungi da me l'intenzione di denigrare una persona - soprattutto giovane - che si trova su una china pericolosa per la sua sopravvivenza.
Ma una questione mi perplime assai: a forza di rifarsi il naso col cocco, mo' se ritrova con la necessità di rifarselo sul serio, di metallo 'sta volta. Perché?

Dato che non la conosco personalmente, mi baso su quello che leggo - non me la sento di chiamarle notizie - e azzardo un'ipotesi di stampo olfattivo/esistenzialista:

je puzza da campa'.

Semplicistico? Cinico? Superficiale?
Vabbè, chi vuole mi scusi, sennò ciccia.
Chissà quante persone col doppio del suo talento non hanno avuto una caccola della sua fortuna.
E lei la spreca così, anzi come dicono con fortunato doppio senso* in America, she's blowing it.



*solo per puntualizzare che non mi riferisco all'accezione sessuale del termine.

3 commenti:

l'uomo blogettile ha detto...

Sta attuando una ottima strategia di marketing. secondo me c'ha naso!

Sba ha detto...

Cristo santo che schifo....

vix ha detto...

che spreco, soprattutto!
chi c'ha 'r pane...

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