martedì 23 marzo 2010

Paradoxa stultorum



Mi sono accorto, Bruto, che tuo zio, assistendo perplesso dal suo triclinio, sul quale è solito intrattenersi nelle vigilie postcenali in compagnia della consorte, all’inopinata quantunque attesa rappresentazione della commedia che, anno passato, descrisse argutamente le imprevedibili melancolie in cui incorrono coloro che, loro malgrado, cadano vittime degli strali di Cupido, pur deplorandone l’isterica narrativa e insano ritmo, che debba sempre rifuggire colui che aspiri a correre una maratona e non semplicemente alcune centinaia di cubiti, ebbe eziandio l’opportunità di enucleare un paradosso di entità macroscopica, che sembra esser passato, almeno al suo vaglio, inosservato per decenni. Quale sia codesto paradosso andrò ad esportelo senza alcun indugio e, per rispetto dell’intelligenza tua che stimo vigile e vivace, senza ulteriore commento. O quasi.
E’ luogo comune più che abusato, soprattutto da quelle puelle che si accingano a compiere tal grande passo, definire la ricorrenza che le vedrà coniugare i loro destini con un esemplare del sesso opposto, complice il sentimento chiamato amore,con un giudizio superlativo ed assoluto: il più bello.
Non solum, sed etiam, il più bello della loro vita.
Tu mi ricordi giustamente, Bruto, che ciò che chiamiamo sentimento con il buon senso spartisce solo una esigua radice verbale. Aiutami, quindi, a dirimere la vexata quaestio che, seguendo il filo di detto paradosso, sorse spontaneamente nella mente mia:

Se davvero il dì del matrimonio è il giorno più bello della tua vita,
tutti i giorni che lo seguiranno
a quale congerie di escrementi sono destinati a condurti?

Fosse vero, Bruto, questo che è persino azzardato chiamare paradosso, per contenere tutti i suoi stoici sostenitori non basterebbero miliardi di portici dipinti.

11 commenti:

simple ha detto...

Applausi!

vix ha detto...

grazie:)

sid ha detto...

eeeh missà che non riesco a aggiungere altro oltre a quello che ha scritto Simple. che poi, io son una che non si vuole e mai si è voluta sposare. che vuol dire?

vix ha detto...

eh, sid, non lo so che vuol dire...magari, come me che l'ho fatto a 41 anni, aspetti che sia davvero la volta buona:-). by the way, visto quello che succede a chi si separa/divorzia, economicamente, socialmente, oltre che emotivamente, meglio pensarci 10000000 volte prima di fare il salto nel buio.

LaCò ha detto...

Mi associo agli applausi e, di mio, ci metto anche un "BRAVO!!!" ed anche un "BIS!!!".

Per il matrimonio, io che a quasi 39 non mi sono ancora mai sposata dico solo che gran parte delle persone decide di coniugarsi solo perché, mummifcata dalla noia, vede come sola alternativa il lasciarsi.

vix ha detto...

Grazie, Co', aspettavo il tuo commento tecnico;)

Ora, vorrei solo aggiungere un'ovvietà: i matrimoni possono essere una trappola o una benedizione, dipende da molti fattori. Ma non è questo che mi interessava sottolineare, quanto l'assurdità masochista di definire il giorno delle nozze come il più bello della vita. Te credo che poi finiscono male, se er mejo giorno è r' primo, da lì in poi po' anna' solo peggio...

LaCò ha detto...

Una logica stringente degna del miglior sillogismo aristotelico.

Io non ho nulla contro il matrimonio, anzi lo trovo una cosa stupenda se non fosse per la retorica da complesso della principessa delle favole con cui le donne l'abbiamo distrutto.

È il giorno più bello perché è il giorno in cui lei indosserà un orrendo abito bianco da merigna sfatta.
Perché sarà al centro dell'attenzione di tutti e farà un numero tanto osceno quanto inutile di foto ridicole.
Perchè potrà farsi venire qualsiasi isterico capriccio e nessuno le darà il meritato calcio nel culo.

Sfido che dopo potrà essere solo una gran botta di sfiga!

vix ha detto...

Merigna sfatta? mi piace! è un termine abruzzese, è di tuo conio o solo un fortunato mispelling di meringa? me sa l'ultima che ho detto, ve?

comunque mi sembra di avvertire un lieve distaste per la fenomenologia nuziale. ma giusto un filino...;-)

neropositivo ha detto...

...ma ma..., non c'è nessuno felice nei paraggi? E per felice intendo soddisfatto delle proprie scelte, e che se così non fosse, siano anche in grado di farne altre, senza arrendersi al cinismo e all'ineluttabilità degli eventi, pensando la propria vita governata da libero arbitrio e per questo, noi, unici responsabili di quanto questa ci renda più o meno felici o, per tenersi più bassi, anche solo sereni, che non è mica poco.
(Viiiiix!!! ci vuole un'altra cenetta)
:D

Anonimo ha detto...

come il pane! daje famola!

vx

LaCò ha detto...

Disgrafia pura caro Vix.

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