giovedì 12 marzo 2009

Vuoto e pieno


Oggi è il giorno del taoismo de noantri.
Mi perdonerete se scodellerò un paio di pillole di saggezza agrodolci, ma alcuni eventi concernenti le sfere mi hanno portato a riflettere su questo dualismo.
Ma è giusto parlare di dualismo? O non è meglio parlare di alternanza, di complementarità?
Non credo sia un sofismo; credo piuttosto che il dualismo sia solo una sovrastuttura mentale che utilizziamo per catalogare la ricchezza complessa della realtà. Non mi voglio avvitare nelle sottigliezze, preferisco far parlare un saggio (un po' paraculo, che non guasta) interprete contemporaneo della millenaria sapienza attribuita a Lao Tse.
Cedo la parola al Dottor (Piediscalzi) Stephen Russell, dell'IWT (Institute for Wayward Taoism)

"Come sa bene ogni cantante o atleta, se vuoi riempire completamente i polmoni, prima devi espirare completamente. Per lo stesso principio, se vuoi godere di una giornata piena di vita soddisfacente, prima devi svuotarti, svuotare la mente, il cuore, l'intestino e, fino ad un certo punto, persino il portafoglio, con cadenza giornaliera."

Il problema, secondo Russell, quello che fa sorgere l'incomodo dualismo, è la nostra assuefazione al pieno. E, non secondariamente, la nostra sfiducia nel fatto che, per le immutabili leggi dello Yin e dello Yang, i vuoti verranno sempre riempiti.
Se ci pensi, la pienezza, l'abbondanza, non può essere ricevuta che da uno spazio vuoto.

Mo', mi dissocio un attimo e faccio dei nomi a caso (Berlusconi). Ma poi rifletto un po' e mi torna in mente la teoria dei vasi comunicanti. Basta svuotare in contenitori, attigui o meno (meglio meno, talvolta) e riempire di nuovo. Ad libitum, qui in Italia.

Il problema, azzardo, è che il Tao non ha tempo per delle considerazioni di carattere antitrust.

Concludo questa futile disquisizione con un brevissimo mantra, recitato da dei monaci che abbandonano periodicamente le loro famiglie per riunirsi a pregare sotto il sole o la pioggia, avvolti dalle loro inconfondibili tonache di colore porpora e zafferano, invocando il primo motore immobile, l'AMOR UNIVERSALE:

"Alee, Alee, Alee Roma Alee, Alee, Alee, Alè!"

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