sabato 28 maggio 2016

Conversazioni arcane. Risvolti psichiatrici della pet terapy.



No, per dire, volevo porvi una domanda. O meglio, un dilemma.
Ma, anche voi che avete un cane in famiglia - perché non si può dire soltanto "avete un cane", sennò sembra un oggetto, una proprietà e, seriamente, non è affatto così che la viviamo - vi ritrovate a intavolare arzigogolati dialoghi, impersonando entrambi i personaggi, uno dei quali è il suddetto cane?
Il quale, con rispetto parlando, potrebbe anche - se la sua fisiologia glielo permettesse - manifestarvi il proprio disappunto per sentirsi rappresentato in maniera così inattendibile, per usare un aggettivo quanto più possibile neutro.
Per quanto ne sappiamo noi - e qui mi limito a parlare di me, scusate il plurale, è un vezzo scribacchinico - il cane che vive con noi potrebbe aver assorbito telepaticamente tutti i volumi dell'Enciclopedia per eccellenza (non faccio pubblicità, ma visto il soggetto è facile immaginare il nome) e, semplicemente, non ritenerli all'altezza delle proprie erudizioni ancestrali, rifiutandosi così di scendere a discettarne con noi in un linguaggio ponte, preferendo limitarsi a delle gutturali articolazioni che, se adeguatamente decodificate tramite vocoder ancora da inventare, rivelerebbero arcani da far impallidire le varie madonne dislocate nei santuari più in voga del pilgrim circuit.
A questo punto, dato che mi sono già così esposto, arriverei direttamente alla seconda gamba del dilemma, riallacciandomi alla prima.
Vi ritrovate anche voi a dialogare con il vostro cane con la doppia voce,
oppure so' io che me so' rincojonito der tutto.
No, per dire, basta saperlo.

2 commenti:

Marco Bertoli ha detto...

Sì, naturalmente è così. Il mio cane, nelle nostre conversazioni, parla latino, cita la Bibbia e i classici, e ha le sue precise convinzioni politiche, diverse dalle mie.

vix ha detto...

Complimenti, Marco! Sei stato privilegiato. Affinità elettive, evidentemente.

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