giovedì 10 marzo 2011

Portmanteau. Una valigia carica di doppi sensi.


Ringraziando Arcureo per la segnalazione di un duo di vignettisti danesi che si sono aggiunti al coro di sbeffeggiatori del nano - oh, qui ormai stamo a spara' su 'a Croce Rossa - sono giunto a riscoprire un vocabolo, portmanteau appunto, che definisce il risultato di una delle pratiche linguistiche più antiche (a parte il cunnilinguo, immagino), quella della composizione nominale. Per l'esattezza, portmanteau è, ironicamente, il vocabolo che usano gli inglesi, con un doppio passo di fantasia e francesismo, per definire un'aplologia. Mentre i francesi l'etichettano, come i pragmatici tedeschi, "parola valigia" (rispettivamente "mot-valise" e "Kofferwort"). Noialtri, popolo di emigranti, evidentemente rispettosi delle valige, abbiamo ritenuto di non profanarle con abbinamenti astrusi e rimanendo fedeli al nostro spirito prosaico e gaudente l'abbiamo definita "parola macedonia". Ora, dopo i ringraziamenti di rito a Wikipedia - altro portmanteau di rilevanza globale - do fine al noioso pistolotto e mi diletto in alcuni portmanteau estemporanei e spero inediti,ma anche no.

PORCONNA - Non è un semplice refuso nell'indicare una donna dei prosaici appetiti sessuali. E' un'eufemistica crasi di una blasfema apostrofe dedicata ad una vergine.

STROCIO - E' un termine derogatorio e omofobo, riservato ad una categoria di professionisti accomunati dalla passione per il congregazionismo, non necessariamente sessuale.

FIGURDA - Contrariamente alla prima impressione, non è un complimento rivolto all'avvenenza di una donna del Kurdistan. E'la sintesi di quello che può accadere se, ingannati dal burqa, facciamo la corte alla nonna della suddetta.

VAFFAZZO - E'uno dei portmanteau con il più alto indice di contrazione, giacché riassume, in sole 8 lettere, un paio di insulti che stanno bene insieme ma che per esteso comprendono 4 parole, 1 virgola e 1 punto esclamativo.

SPIULO - Termine dagli echi ornitologici, definisce un esemplare diffuso nelle fronde di molti uffici. E' una specie dedita a deprecabili attività collaterali al lavoro ma sicuramente propedeutiche alla carriera.

PARAGLIONE - No, non è il mispelling di uno spettacolare scoglio panoramico. E' la triste condizione di una specie molto diffusa in Italia, che ostenta grande sagacia egoistica mentre espleta recidivamente il ruolo di utile idiota di qualcun altro. Uno, in particolare.

mercoledì 9 marzo 2011

Mastica

è solo un senso di colpa, verso il bambino interiore di questo blog, che mi spinge a digitare delle parole a caso su questo spazio che assomiglia a una pagina. una parte di me - come si dice in certi consessi - avverte il suo dolore (quello del bambino interiore del blog, intendo), sente letteralmente in lontananza il suo pianto disperato, la sua terribile ferita dell'abbandono. un terrore nero, duro come un muro, fondo come una notte senza fondo, popolata di draghi assetati di sangue di bambino interiore di blog abbandonato. masticazzi. ho avuto poco tempo, razionalmente parlando, molto altro da fare e da pensare e da scrivere per avere anche nientedadire tra i piedi. ci sono anche altri motivi, che interessano nulla a chi legge anche se parecchio a chi scrive, che hanno a che fare con l'orgoglio e la virile abitudine di ostentare indifferenza quando non si presentasse l'occasione di ripagare con la stessa, se non più sonante, moneta. masticazzi, di nuovo, come volevasi dimostrare. e allora che perdo tempo a fare? per lasciare un segno, per me, per indicarmi un punto oltrepassato. finché non l'avessi espresso, questo punto sarebbe stato solo un galleggiante sbattuto fra i marosi - che parolona obsoleta e poco ergonomica - mentre ora, per me, questa è una boa. è sempre un galleggiante fra i marosi, ma ora rimane ancorato in una certa area e rappresenta un punto di riferimento, un promemoria che ha una sua latitudine precisa, quindi rintracciabile per analisi retrospettive, ancorché infruttuose. masticazzi, appunto.
sì, sono simpatico di mio, non uso una crema.

venerdì 11 febbraio 2011

Le Vent.

Fra cap’e collo,
su Ponte Mollo
bada, te s’arza la sottana
sta ariva’ la tramontana
Fra cap’e collo
Su Ponte Mollo
Tiettelo stretto er foularino
Non è mica er ponentino

Gente seria e fii de troja
Se la pijano cor vento
Che, se je vie’ vvoja, ‘ndo te coje pija e te spoja
A sti cari fii de troja
Te lo dico, che er sor vento,
de rompeje ‘r cazzo sta sicuro è ben contento.

Fra cap’e collo,
su Ponte Mollo
bada, te s’arza la sottana
sta ariva’ la tramontana
Fra cap’e collo
Su Ponte Mollo
Tiettelo stretto er foularino
Non è mica er ponentino

Certo, a vede quel ch’appare
Senza debit’ attenzioni
Pare che sto vento se la pija co’ chi je pare
Mentre lui va a sfruculiare
Con le giuste proporzioni
Solo e sempre a chi c’ha ‘r vizzio de rompe’ i cojoni

Fra cap’e collo,
su Ponte Mollo
bada, te s’arza la sottana
sta ariva’ la tramontana
Fra cap’e collo
Su Ponte Mollo
Tiettelo stretto er foularino
Non è mica er ponentino


La fortuna di un autore può essere indubbiamente misurata sulla quantità di traduzioni che la sua opera stimola. Al cuore non si comanda: quando, leggendo le sue parole, le senti risuonare dentro di te in profondità, generando emozioni, è umano sentire l’istinto di farle proprie. E’ un processo di riconoscimento che genera a sua volta riconoscenza. Un circolo virtuoso che coinvolge un numero potenzialmente esponenziale di coscienze. Ma questo non voleva essere un trattato, è solo una prolusione strumentale a giustificare un’altra traduzione.
E, tanto per non essere troppo originale, si tratta di una traduzione che si inserisce in una tradizione ben stabilita: non da lingua ufficiale a lingua ufficiale, ma a dialetto. Lascio volentieri alle schiere di esperti – che sono numerose come le traduzioni – l’elenco di tutte le lingue e dialetti in cui sono state rese, più o meno fedelmente, più o meno efficacemente, le canzoni di Georges Brassens. Già solo io, per parlare di qualcuno che conosco, che non lo faccio per mestiere, ne ho tradotte una mezza dozzina. E’ un esercizio ozioso? Forse, ma è piacevole come un cruciverba e tanto mi basta.
Qui c’è il testo originale, con interessanti note esplicative, trascritte da altri devoti ammiratori.
E questa è l’interpretazione originale del Maestro, poco più che un minuto di grazia e leggerezza i-n-i-m-i-t-a-b-i-l-e.



Ancora una volta, merci Tonton.

mercoledì 9 febbraio 2011

Sbocconcellando una pera acerba


Non ci sono doppi sensi in questo titolo. Non sto assaggiando le fruit défendu di qualche ninfetta (absit iniuria verbis), e questo pomeriggio non è quello di un fauno. Sto veramente turlupinando il calo degli zuccheri delle 17.00 con un’abate legnosa e asciutta. Chi me lo fa fare? Il girovita, per dirne una. L’abbrivio salutista che mi sono faticosamente autoimposto dopo il profluvio ipercalorico che ha preceduto e parzialmente seguito le vacanze di natale. Che per me sono state poco vacanze, anche se ero in ferie, ma questa è un’altra storia. E’ certamente impegnativo ristabilire una “dieta”sana ed equilibrata, quando ti sembra di camminare su un terreno incerto. Succede che le compensazioni appaiono inevitabili tributi al tremulo bambino dentro di me, e quelle alimentari sono le più economiche e disponibili. E, in fin dei conti, ancora le meno dannose, sempre con moderazione. Chiaro che una barretta di cioccolato o un sacchetto di croccantini di mais soffiato sono molto più intriganti – per il bambino, ma non solo – della suddetta pera che, per disgraziata scelta, non è nemmeno sugosa, sbrodolante, zuccherina come molte pere sanno essere. (Memorabile la descrizione che ne fa Meg Ryan in “City of Angels” ). E, naturalmente, un Campari Grapefruit o una lattina di Jack Daniels & Cola, danno molta più soddisfazione e ottundimento di una bella mezzalitrata di oligominerale. Ma, come dice il saggio, c’è un tempo per la semina e uno per il raccolto. Quindi, ora vado a vedere i monaci tibetani distruggere il mandala che hanno realizzato durante le ultime due settimane di lavoro certosino.
Così mi sento un po’ meno frustrato.

PS:ma i monaci tibetani lo sanno chi sono i certosini?

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