giovedì 15 luglio 2010

Se mi ricordassi.


Se mi ricordassi delle cose che mi passano in mente - poche, in verità, quelle buone - quando penso fuori dagli schemi del mio lavoro e ho un po' di tempo per lasciare che il cervello elabori quello che attira di più la mia attenzione, questo blog non si chiamerebbe nientedadire.
Magari si chiamerebbe pocodadire o qualcosadadire. Che, contrariamente all'aspetto dimesso, son due titoli impegnativi. Potrebbero esser presi per litoti - sì lo so, non si buttan lì ste parole arcane, che poi er cane si stranisce - e quindi creare delle aspettative in chi ci si imbattesse. E ansia da prestazione nel latore della presente. Mentre, oh, con nientedadire, io, con rispetto parlando, mi paro il culo. Non solo posso lasciar passare dei giorni senza postare niente e non sentirmi in colpa. Ma ho anche la libertà di obiettare, semmainelllaremotaimprobabileipotesi qualcuno me lo facesse notare, "Oh, ma io te l'avevo detto."
Mo', la cosa da capire è se io son di più un causidico che si attacca alle parole per costruire degli alibi per se stesso, oppure un pigro paraculo che evita di impegnarsi per paura di non essere all'altezza.
O, mejo me sento, l'incontrario.
Uno che preferisce asserire di non essere all'altezza per evitare di impegnarsi.

L'ansia da prestazione porta all'impotenza. La pigrizia all'autocastrazione.
Come la metti la metti è una questione del cazzo.

Niente, è che volevo cominciare 'sta giornata all'insegna dell'ottimismo.

lunedì 5 luglio 2010

"E buio fu."



In alcune incongrue e casuali conversazioni a carattere spirituale che mi trovo - mio malgrado? - ad intrattenere nei posti in cui lavoro, mi accade di venire fulminato dalla semplicità di alcune realtà che sembrano essere state nascoste chissà dove mentre erano sempre davanti ai miei occhi. E il titolo di questo post ne è un esempio. Siamo stati educati ed abituati a sentire una versione opposta di questa affermazione, un resoconto della creazione in cui "il signore con la barba" creò la luce.
Mentre, se dovessi accettare l'idea che buio e luce siano due entità/qualità contrapposte - e non complementari, anzi, simbiontiche, naturalmente alternantesi - mi verrebbe più naturale pensare che Dio (Zeus, Dios, dies, luce, giorno) essenza luminosa per antonomasia, abbia creato il buio, per rendere possibile distinguere la differenza. E' impossibile riconoscere la luce, senza il buio. Per questo, l'oscurità, la tenebra, l'ombra, hanno una valenza molto più funzionale che avversativa. Almeno credo.
Mi sono addentrato anche troppo in questo territorio complesso. Hafez, per citare uno dei miei preferiti, e, per esempio, Franco Battiato, ne hanno dato un'interpretazione più luminosa.
Io, in fondo, volevo solo fare un thumbz up al samurai che mi ha illuminato con questo brillante calembour.

mercoledì 23 giugno 2010

Ringraziamenti


"Cher Georges Brassens,
Nous les Putains vous disons merci pour vos si belles chansons qui nous aident à vivre. Malheureusement nous n'avons eu votre adresse que très tard. Voici une invitation. Nous vous embrassons toutes.
Vos Copines du Collectif de tout coeur avec vous toujours."




Sì, sono entrato in un vortice monomaniacale (sono stato anche gentilmente incoraggiato e foraggiato da Tonton Albert, che non ringrazierò mai abbastanza) e non posso fare a meno di condividere questa passione sana per quest'anima bella, di cui giorno dopo giorno scopro nuove affascinanti nouances. Paradossalmente dovrei ringraziare anche perché, essendo Egli ormai interrato vicino alla spiaggia di Sète, non ho la possibilità di inscenare atti di fanatismo che, per uno come me che non è più teenager da decenni, risulterebbero oltremodo patetici.
Lo spunto del post di oggi è stata la lettera che il 16 giugno del 1976 il collettivo delle prostitute di Parigi ha indirizzato a Georges Brassens e che apre questa pagina.
E'di facile comprensione anche per me che non ho studiato il Francese, quindi vi risparmio la mia traduzione per non rovinarla nella sua affettuosa e spontanea franchezza - ecco, questo sostantivo mi sembra il davvero azzeccato.

Per la traduzione della canzone vi rimando al pregevole adattamento di Beppe Chierici, apprezzato in maniera inequivocabile anche da Brassens stesso.

venerdì 18 giugno 2010

punti di vista


Sufi Comics: No Problem!



Oggi mi sono imbattuto, rimbalzando fra vari blog sufi, in questo simpatico vademecum fumettato, preso in gentile prestito - da Arif e Ali, che tengono un blog davvero interessante. Ritornando al contenuto del vademecum, quello che trovo illuminante nella sua semplicità è l'assunto iniziale: i problemi che incontriamo sono un eccellente stimolo per cambiare i nostri punti di vista, che - diciamolo - spesso rappresentano delle manette alla nostra iniziativa. Le convinzioni, le credenze (non quelle di design, eh!), i beliefs come dicono quelli bravi, cessano di essere una base su cui costruire la nostra crescita quando non siamo pronti o disposti a metterli in discussione o, almeno, a sospenderli per un attimo per prendere in considerazione un punto di vista che fino a quel momento c'era rimasto nascosto. L'esempio riportato dal fumetto è riferito ad una pratica cardine del cammino sufi - lo zikhr, o dhikr - ovvero il rammentare gli attributi di Dio per infonderli nella propria vita. Non come una formuletta magica da ripetere a pappagallo, ma con l'impegno personale a farli manifestare nella realtà attraverso le proprie azioni. Gli esempi evidenziati dal fumetto sono chiari e sono soltanto alcuni; considerando che la tradizione sufi riporta ben 99 nomi conoscibili di Allah, quindi 99 qualità ispiratrici, è possibile sperimentare questa pratica in un ampio numero di situazioni. Ora, questo argomento meriterebbe un relatore più preparato, quindi passo volentieri la mano prima di banalizzare il tutto con la mia ignoranza. Non prima, però, di aver riportato il piccolo racconto sufi che i due meritevoli ragazzi - Ali e Arif, appunto - includevano a conclusione del loro post.

Mentre il credente era intento nelle sue preghiere gli passarono accanto tre persone: uno storpio, un mendicante ed un uomo che era stato percosso. Vedendoli, il fedele gridò: "Gran Dio, com'è possibile che un amorevole creatore veda cose del genere e non faccia niente per loro?" E Dio rispose: "Ho fatto qualcosa. Ho creato te."


Mutatis mutandis (l'igiene innanzitutto:), il vecchio slogan della Rex condensa ancor di più il messaggio finale: Fatti, non parole.

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