Quante cose rinunciamo a fare, per colpa della vergogna?
E' vero che nei momenti di estrema emergenza il nostro Master System lancia l'applicazione Survival, mettendo così in stand by Shame1.0, sono comunque innumerevoli le occasioni in cui preferiremmo morire piuttosto che apparire ridicoli agli occhi del mondo. E' veramente un peccato - anzi una vergogna - che un dono così meraviglioso, complesso e ricco come la propria vita possa essere messo a rischio da una singola, strisciante sensazione: la vergogna, appunto. E mentre la paura base -un'altra emozione etichettata, a quel che si dice, come debolezza - è almeno un meccanismo di sopravvivenza che ci fa scappare dai leoni affamati, la vergogna è un dispositivo invalidante, usato spesso - io direi usato a sproposito -nel cosiddetto sistema educativo per piegare i caratteri divergenti al più mite ruolo di compiacenti. (sgot! scusate un attimo di nausea, basta il pensiero, è più forte di me). Di quante persone abbiamo sentito raccontare - anche persone famose, quindi presumibilmente solide e potenzialmente felici - che si sono suicidate per vergogna. A causa dell'intollerabile, bruciante sensazione di nudità che la vergogna accende nel più profondo del nostro io, come un nervo scoperto solleticato con la carta vetrata. E c'è un'altra cosa che mi da' proprio fastidio, ma non sono in vena di entrarci troppo in profondità al momento: la vergogna non è forse un altro lato della vanità? Se ci pensi, chi ci crediamo mai di essere se diamo alla nostra "reputazione" la precedenza sulla nostra essenza? Chiedo scusa, è un post assolutamente deprimente. Credo che andrò a soffocare la mia vergogna con un sacchetto di plastica. Pieno di patatine, naturalmente. Come? Certo un mastello di Haagen Dasz è più appropriato alla stagione. Salute!!
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venerdì 27 giugno 2008
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