venerdì 11 dicembre 2009

Senza pelle.


Restiamo indifesi, quando consegniamo a qualcuno la nostra verità più nascosta. La verità vi renderà liberi, si legge nelle scritture, ma da una verità così vulnerabile è difficile sentirsi irresistibilmente, irrinunciabilmente attratti. D’altra parte, quante volte troviamo più comodo rimanere schiavi di una bugia, di una finzione, per anni, decenni, per una vita intera, piuttosto che camminare quei pochi* metri sui carboni ardenti che, quasi sempre, costituiscono il passaggio obbligato per accedere nello sconfinato spazio della verità? Aperto, scoperto, da vertigine. La pelle brucia, sotto lo sguardo di accoglie, raccoglie o intercetta la nostra esternazione. Le gambe, le mani, la voce, tremano. Il respiro si fa corto, concitato, spezzato da sbuffi e sospiri. Questi ed altri ameni sintomi ci accompagnano, quasi sempre a prescindere dalla reale reazione del ricevente della nostra verità, sia esso uno, centomila e persino nessuno. Non è infrequente che, dopo qualche attimo di penosissimo silenzio, arrivi un sorriso, un abbraccio, un applauso, invece del linciaggio che aspettiamo, quando scegliamo di liberare la nostra verità.
(prigionieri della menzogna, ci affanniamo a frapporci fra il mondo degli ipotetici interessati ed essa - come un bambino che si ingegna a nascondere il buco che si è fatto sui calzoni buoni giocando a pallone, tenendo sempre la gamba sana davanti a quella lacera - costruendo un paravento di bugie e sotterfugi, inconsistente da un lato ma irreparabilmente vincolante. Qualcosa a metà tra la ragnatela e il filo da pesca. Basta un soffio di vento per farla volare via, ma la sua stretta sega i polsi come il nylon. )
Mentre mi chiedo perché hanno preferito farci crescere nella paura invalidante del giudizio invece di farci crescere nella forza liberatoria della libertà, alzo la testa dal foglio e guardo fisso davanti a me. Sulla parete opposta dello studio è appoggiato il cavalletto di mia moglie. Ma quello che vedo io è solo una croce di legno.


*tutto è relativo, naturalmente; anzi, soggettivo.

5 commenti:

Chica ha detto...

bellissima soggettività....credo sia di molti....è vero...basterebbe un salto...e tutto sarebbe diverso..non so se migliore o peggiore..ma diverso...si...poi, ho un cavalletto identico a quello proprio qua, davanti a me...da oggi credo che lo guarderò con occhi diversi...

neropositivo ha detto...

Cavalletto qua, idem.

vix ha detto...

l'inferno è negli occhi di chi guarda. non dicono così?

migliore o peggiore, chica, certo può essere opinabile. ma c'è sempre quello che c'è, e credo che in qualche modo faccia sempre la differenza se lo convalidiamo o lo neghiamo.

@ mic, e il cavalletto tuo che te dice?

LaCò ha detto...

La libertà è un impegno che pochi possono sostenere

vix ha detto...

minchia, cò, tagliente e lapidaria. come la verità, by the way;)
sottoscrivo in pieno.
bacio

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