martedì 5 maggio 2009

In nuce.

C’era un bambino, che si chiamava Teo, che tutti i pomeriggi si nascondeva al mondo. Lo faceva senza dirlo. Potremmo dire che lo faceva, addirittura, senza farlo. Non è che, infatti, andasse a rintanarsi in qualche anfratto. No. Semplicemente chiudeva, dentro di sé, tutte le porte. I suoi occhi erano aperti, né fissi, né sgranati, né vuoti. Semplicemente abbandonati su una cosa qualsiasi. La bocca era chiusa, senza essere serrata. Le orecchie, non si vedeva, ma non ricevevano più alcuno stimolo dall’esterno. Il naso continuava a far entrare ed uscire aria, ma tutti gli odori che l’accompagnavano erano per Teo lettera morta. Le mani, generalmente, le teneva appoggiate sulle cosce, ma avrebbero potuto anche girargliele e mettergli un pezzo di cioccolata sul palmo senza ottenere alcuna reazione. Ora, gli adulti, che per fortuna erano in quei momenti assenti, avrebbero usato una brutta parola per chiamare lo stato in cui Teo sceglieva di stabilire temporaneamente la sua residenza. Catatonia, avrebbero detto, e non si tratta di una regione tedesca. Oppure autismo. Ma cosa sono le parole, se non etichette per delle cose che crediamo di conoscere, guinzagli che usiamo per accalappiare un senso che ci sfugge e incatenarlo là, dove abbiamo l’illusione che non ci possa scappare. Teo, che queste parole non conosceva, aveva il gusto di assaporare il senso di tutto e di ogni cosa. Pieno, complesso e variegato, come un mastello di gelato a mille gusti. Mille gusti e colori che si inseguivano e si alternavano, intrecciandosi e sovrapponendosi senza confondersi. Per tutto quel tempo senza tempo in cui Teo si nascondeva al mondo. Nel silenzio indotto dalla sua ricercata chiusura, Teo assaporava settanta miliardi di suoni e sensazioni che, volendo proprio definire con una parola, avrebbe detto musica. E la luce assoluta del suo buio aveva un solo nome per lui: casa.
Entrando nell’assenza era arrivato, senza sforzo, all’essenza.
L’estasi è sempre a portata di mano, per i piccoli. Ai grandi piace molto di più complicarsi la vita.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Tu, tu, sì, tu
mi fai sorridere

fata

vix ha detto...

moi? pourquoi?

sancla ha detto...

Decisamente di più, anche se continuiamo ipocritamente a ripetere che sarebbe bello tornare semplici.
:)

vix ha detto...

non so se sia
ipocrisia
(oh, sembra quasi un verso di uno di questi cantanti ggiovani;-)
forse, a volte, è una posa.
ma credo che capitino a tutti momenti in cui faremmo volentieri, sinceramente, a meno delle complicazioni che ci siamo procurati.

neropositivo ha detto...

Piacere, Tea.

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