giovedì 3 luglio 2008

liber interruptus. quando la pagina s'ammoscia.

stamattina, invece di accendere la tv per vedere le notizie e il meteo sono andato a cercare l'ultimo libro che sto leggendo, scoprendo di averlo dimenticato in ufficio. la successione di pensieri azioni è stata questa:

-pensiero "anche questo, passata la fiammata iniziale, lo stiamo perdendo. altrimenti non me lo sarei scordato"

- azione giro la testa verso uno scaffale, un determinato scaffale dove tengo tutti i libri che ho comprato o ricevuto in regalo e che devo ancora incominciare a leggere o, ahimé, ricominciare a leggere, dopo averli interrotti.

- pensiero "cazzo, potrei fare una lista con quel sito di cui parla angelo

e mettermi in paro"

- azione do una veloce occhiata e tiro su un libro di racconti, così spero di finirne uno nel breve spazio che mi separa dalle operazioni di preparazione alla giornata

- pensiero "è finito il tempo in cui riuscivo a seguire le peripezie della famiglia Buendia, camminando tra la metro B e la metro A, oppure saltavo l'uscita al capolinea e finivo nel deposito, ipnotizzato dal monologo di Molly Bloom"

e proprio questo pensiero si è insinuato fra le righe del racconto che avevo incominciato a leggere e mi ha costretto a rileggere più volte le prime righe.
Così provo a liberarmene qui: di quanti libri ho interrotto la lettura e perché? quali erano le cause esterne contingenti? quali le idiosincrasie specifiche fra me il libro? quanti libri interrotti sono riuscito poi a riprendere e completare, magari, con inaspettata soddisfazione?
Già soltanto scrivendo queste righe mi è partito un carosello di immagini in testa, che mischia le notti passate in bianco a causa di quelli irresistibili, alle frustranti riletture consecutive e infruttuose di quelli - per me, in quel momento - ostici.
Sputo via subito un esempio: "Terra" di Stefano Benni. Lo stesso autore che mi faceva ridere da solo come un matto in mezzo al treno con "Comici spaventati guerrieri" non riusciva a farmi superare pagina 104. Perché?
Naturalmente, ora posso far finta che sia soprattutto la stanchezza e gli impegni a diluire l'intensità dell'attenzione. Ma mi piacerebbe raccogliere un bel campionario di motivazioni asciutte, tipo : "Delitto e castigo" ? Era caduto in prescrizione... oppure "L'insostenibile leggerezza dell'essere"? Ero già a dieta e mi indisponeva il titolo...

Comunque, voglio concludere questo blog bolso e prolisso con il titolo del libro che alla fine ho deciso di portarmi appresso oggi.

"Come parlare di un libro senza mai averlo letto" .


Non bisogna farsi fuorviare dall'apparente ironia del titolo, è un manuale molto serio e serioso, scritto da un docente universitario, Pierre Bayard.
La cosa più divertente è che me l'ha consigliato il mio libraio. Dice che sono bulimico...

3 commenti:

mic ha detto...

Io non sto bene per niente, sennò ti avrei commentato un post così... "intrinseco" sulla lettura.
Io speriamo che me la cavo, così lo faccio domani.
:(

mic ha detto...

Mantengo la promessa e mi associo alle tue riflessioni. Decidere di interrompere o finire un libro non è cosa da poco e, così come dovremmo analizzare le nostre reazioni per comprenderci meglio, questa non è da meno. Anche io leggo più libri insieme (a volte mi chiedo come fanno le persone normali a leggerne uno per volta), e anche io abbandono, riprendo, divoro, dimentico e non dimenticherò mai.
Penso sia tutto lecito, tranne l'indifferenza, la pigrizia, il disordine e la superficialità ('nZomma, mica niente).
Sicché, ecco la ricetta:
OCCORRENTE PER UNA SANA LIBRERIA
un pomeriggio/giornata liberi
una matita
mente locale
post-it

DOPODIK
svuotare la libreria, riprendere amorevolmente in mano ogni libro e sistemarlo rigorosamente secondo il proprio criterio (io ho scelto la regola del buon vicinato).
E' un modo di averne cura, una specie di adunata letteraria, dove si ritrovano amici dimenticati, sconosciuti da conoscere, intrusi da eliminare, conoscenti da approfondire.
Un post-it all'interno aiuta a ricordarne i percorsi e le intenzioni.
Troppo Vergine ascendente Vergine? Poesse.
Buona lettura.

vix ha detto...

più che altro, ottimista.
la giornata libera, conditio sine qua non, dovrebbe essere libera da tutto/i: famiglia, telefono e altri intrusi.
secondo me dovrebbe essere ammessa solo la musica, per non essere ricatturati eccessivamente da quelli che ci hanno incatenati una volta e riuscire ad andare avanti nel lavoro.

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