L'ho letto sul giornale stamattina e sono rimasto pietrificato. Aveva un anno meno di me. Ma non è questo che mi ha colpito. Ho solo pensato alle ore ed ore passate ascoltando la sua musica, sentendo il suo spirito saltellare su delle metriche così eleganti, con un vocabolario così ricercato per il rap, e ho avuto una stretta al cuore. Ha segnato la mia stagione di cambiamento più importante, tanto per citare un titolo di una canzone scritta insieme a Ronnie Jordan nei primi anni 90. Poi stasera ho cercato qualche approfondimento e ho trovato il comunicato ufficiale della sua famiglia, diramato dal suo amico Mc Solaar - un altro fratello dal cuore sensibile e dalle rime svolazzanti. Ora sono ancora più triste. Ma ancora più grato per quello che ho ricevuto e ho avuto il piacere di condividere con molti amici. Ho davanti agli occhi l'unico suo concerto cui ho assistito, il tour di Jazzmatazz, parecchi anni fa' al Foro Italico, e come con grande semplicità fosse sceso fino alle transenne sotto al palco per darci la mano, questo piccolo grande uomo. Non ho la lucidità per tessere un panegirico più ricco e completo dei suoi meriti artistici. Voglio ricordarlo con una delle sue canzoni che amo di più. La pace sia con te, Guru. Ya Shakur wa Salaam aleikum.
giovedì 22 aprile 2010
Salaam aleikum brother Guru.
L'ho letto sul giornale stamattina e sono rimasto pietrificato. Aveva un anno meno di me. Ma non è questo che mi ha colpito. Ho solo pensato alle ore ed ore passate ascoltando la sua musica, sentendo il suo spirito saltellare su delle metriche così eleganti, con un vocabolario così ricercato per il rap, e ho avuto una stretta al cuore. Ha segnato la mia stagione di cambiamento più importante, tanto per citare un titolo di una canzone scritta insieme a Ronnie Jordan nei primi anni 90. Poi stasera ho cercato qualche approfondimento e ho trovato il comunicato ufficiale della sua famiglia, diramato dal suo amico Mc Solaar - un altro fratello dal cuore sensibile e dalle rime svolazzanti. Ora sono ancora più triste. Ma ancora più grato per quello che ho ricevuto e ho avuto il piacere di condividere con molti amici. Ho davanti agli occhi l'unico suo concerto cui ho assistito, il tour di Jazzmatazz, parecchi anni fa' al Foro Italico, e come con grande semplicità fosse sceso fino alle transenne sotto al palco per darci la mano, questo piccolo grande uomo. Non ho la lucidità per tessere un panegirico più ricco e completo dei suoi meriti artistici. Voglio ricordarlo con una delle sue canzoni che amo di più. La pace sia con te, Guru. Ya Shakur wa Salaam aleikum.
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mercoledì 21 aprile 2010
Il terremoto in Tibet che non vediamo in TV
Om Mani Padme Hum
Mercoledi 21 ore 19.30 meditazione per il Tibet
e aggiornamento sul dopo terremoto e video
e raccolta fondi presso
il centro Osho Kivani via San Genesio 11
tel 06 4460120
www.kivani.com
Cari amici, questa lettera e' per chiedere il vostro aiuto
Avrete saputo del terremoto in Tibet, nella provincia Tibetana del Kham, Qinghai. Ha colpito molto pesantemente la citta' di Yushu e l'area circostante. Yushu e' l'area di origine di Cai-Kun Rimpoche; il 90% di questo luogo e' stato distrutto, raso al suolo. Molte pe rsone sono morte, e sebbene "ufficialmente" si parla di 800 vittime e 10.000 feriri, sappiamo che i morti sono molto di piu', certamente saranno molte migliaia; Yushu "era" una citta' di circa 80.000 abitanti....
Quasi tutti hanno perso la loro casa; anche la casa di Rimpoche' e' crollata ieri.
Molto "fortunatamente" la famiglia di Rimpoche si e' salvata, (un fratello, Giawa, e' ferito) , poiche' si trovava da 3 settimane in un altro villaggio, Ranchen, a 150 Km. circa, per celebrare il rito del Bardo, per la morte della nonna della famiglia, che dura 49 giorni.
La situazione e' estremamente drammatica; mancano l'elettricita' e l'acqua, tutti devono dormire all'aperto, non ci sono tende a sufficenza e durante la notte la temperatura scende sotto lo zero (Yushu e' a piu' di 4.000 metri di altezza).
Rimpoche andra' oggi a Yushu (attualmente si trova a Guanzhou, sud della Cina), con molti dei suoi discepoli ed amici cinesi, per aiutare in tutti i modi possibili.
Noi anche stiamo cercando di aiutare in qualunque modo.
Vi sto chiedendo un'aiuto, dovremmo fare uno sforzo straordinario in questa situazione.
Qualcuno di voi e' stato nella citta' e nell'area di Yushu, con grandissima tristezza vi devo dire che non esistono piu'.
Rimpoche' ha deciso di donare e mettere a disposizione tutte le risorse e risparmi che erano destinati alla costruzione del monastero, per aiutare le persone, per comprare tende, cibo, medicine, ecc.
PER FAVORE MANDA UN AIUTO.
Non possiamo mandare le donazioni direttamente sul conto bancario di Rimpoche', poiche' essendo un Lama Tibetano, e' costantemente controllato dalle autorita' cinesi; ricevere "donazioni" dall'estero puo' essere un grosso problema per lui....
Le donazioni possono essere inviate a:
ARONICA GABRIELE.
BANCA INTESA.
IBAN: IT81 A030 6905 0680 0000 0090 182.
BIC CODE: BCITIT 22487.
martedì 20 aprile 2010
Pochi ma buoni.

Di tanto in tanto, al lato della strada, qualcuno se ne affaccia, da un paio di settimane a questa parte. Ogni volta che avvisto il primo, macchiare di rosso puro il verde morbido dei campi incolti, qualcosa si distende in me. Un sorriso leggero. E aguzzo la vista per scorgerne altri. Aspettando che a sciami accendano i bordi delle strade, i dossi e le vallette, in quel facsimile di campagna che attraverso ogni giorno per andare al lavoro. Sono lì per me eppure non mi appartengono. Né appartengono al padrone del campo su cui spuntano. I miei fiori preferiti, che mai coglierei, ché mi regalano gioia, per quei mesi che sono lì, a farsi ammirare. C'è molto da cogliere in un fiore, senza alcun bisogno di strapparlo.
martedì 23 marzo 2010
Paradoxa stultorum
Mi sono accorto, Bruto, che tuo zio, assistendo perplesso dal suo triclinio, sul quale è solito intrattenersi nelle vigilie postcenali in compagnia della consorte, all’inopinata quantunque attesa rappresentazione della commedia che, anno passato, descrisse argutamente le imprevedibili melancolie in cui incorrono coloro che, loro malgrado, cadano vittime degli strali di Cupido, pur deplorandone l’isterica narrativa e insano ritmo, che debba sempre rifuggire colui che aspiri a correre una maratona e non semplicemente alcune centinaia di cubiti, ebbe eziandio l’opportunità di enucleare un paradosso di entità macroscopica, che sembra esser passato, almeno al suo vaglio, inosservato per decenni. Quale sia codesto paradosso andrò ad esportelo senza alcun indugio e, per rispetto dell’intelligenza tua che stimo vigile e vivace, senza ulteriore commento. O quasi.
E’ luogo comune più che abusato, soprattutto da quelle puelle che si accingano a compiere tal grande passo, definire la ricorrenza che le vedrà coniugare i loro destini con un esemplare del sesso opposto, complice il sentimento chiamato amore,con un giudizio superlativo ed assoluto: il più bello.
Non solum, sed etiam, il più bello della loro vita.
Tu mi ricordi giustamente, Bruto, che ciò che chiamiamo sentimento con il buon senso spartisce solo una esigua radice verbale. Aiutami, quindi, a dirimere la vexata quaestio che, seguendo il filo di detto paradosso, sorse spontaneamente nella mente mia:
Se davvero il dì del matrimonio è il giorno più bello della tua vita,
tutti i giorni che lo seguiranno
a quale congerie di escrementi sono destinati a condurti?
Fosse vero, Bruto, questo che è persino azzardato chiamare paradosso, per contenere tutti i suoi stoici sostenitori non basterebbero miliardi di portici dipinti.
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