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domenica 12 giugno 2011

Non è più il momento di compatirsi.


L'autocommiserazione è quel meccanismo mentale, il più delle volte inconscio, che ci impedisce di impegnarci pienamente nel momento presente per superare un ostacolo e proseguire sul nostro cammino. E' una tattica di rinvio, che ha origine nella paura del nuovo e quindi anche nella mancanza di fiducia in se stessi. Un gatto che si morde la coda, insomma. Ho preso in prestito questo concetto da Barefoot Doctor per ricordare che, da oggi in poi, ogni occasione per mandare un messaggio chiaro al nostro momento presente - tipo "vattene a casa, vecchio piazzista, imbottito de viagra" o anche meglio "fatti processare, puffone" - va colta prontamente, con entusiasmo e senza indugio. Mi ricordo chiaramente, ancora, di quella volta che ho deciso di fare con un po' di slancio un passo che mi spaventava sebbene fosse per il mio bene: la vita mi ha immediatamente steso davanti un bel tappeto rosso. Certo, anche un po' in salita. Ma se tutto fosse in discesa, finirebbe presto, e sempre più in basso, no?
Appena aprono i seggi vado a votare, sì, sì, sì, sì!

mercoledì 22 settembre 2010

Pain and suffering.

La differenza fra dolore e sofferenza potrebbe sembrare una sottigliezza linguistica. Ma oggi non sono in vena - come disse il plasma insaccato - e colgo solo l'occasione per riportare in forma sintetica un'osservazione di Zahira (la mia maestra) a riguardo. Essendo una donna che ha passato una buona quarantina dei suoi sessanta anni portando il suo corpo in giro - in tutti i sensi - per il mondo, in condizioni anche estreme, è normale che ora il patrimonio di traumi accumulato faccia sentire con gli interessi tutto il suo valore. E non è una notizia che faccia fare salti di gioia, in assoluto. Ma neanche, e qui sta il punto, un motivo sufficiente per genuflettersi all'altare della sofferenza, intesa - in questo caso - come compiacimento autocommiserativo del dolore fisico. Certo che sento il dolore - dice Zahira - in ogni momento della giornata, ma non per questo scelgo di farlo diventare il fuoco e il fulcro della mia esistenza.
Ora, so già che molte persone potrebbero obiettarmi, ma che ne sai tu del vero dolore, prova piuttosto ad avere questo, oppure quest'altro, un po' come faceva il medico di Fight Club, che suggeriva a Cornelius/Edward Norton di andare a vedere nei gruppi di sostegno per i malati di cancro ai testicoli cosa fosse il vero dolore. Ci sono casi e casi e ognuno conosce i propri. Quello che intendo io è che assumersi la responsabilità del proprio stato d'animo è un impegno indelegabile e inderogabile. Se si ha chiaro il concetto, correggere la rotta può essere relativamente facile, oltre che discretamente gratificante.
Tutto qua. Quando ho una buona occasione per ricordarmelo, preferisco farlo.

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