venerdì 19 novembre 2010

Trouble Every Day




Well I'm about to get sick
From watchin' my TV
Been checkin' out the news
Until my eyeballs fail to see
I mean to say that every day
Is just another rotten mess
And when it's gonna change, my friend
Is anybody's guess

So I'm watchin' and I'm waitin'
Hopin' for the best
Even think I'll go to prayin'
Every time I hear 'em sayin'
That there's no way to delay
That trouble comin' every day
No way to delay
That trouble comin' every day

Wednesday I watched the riot . . .
Seen the cops out on the street
Watched 'em throwin' rocks and stuff
And chokin' in the heat
Listened to reports
About the whisky passin' 'round
Seen the smoke and fire
And the market burnin' down
Watched while everybody
On his street would take a turn
To stomp and smash and bash and crash
And slash and bust and burn

And I'm watchin' and I'm waitin'
Hopin' for the best
Even think I'll go to prayin'
Every time I hear 'em sayin'
That there's no way to delay
That trouble comin' every day
No way to delay
That trouble comin' every day

Well, you can cool it,
You can heat it . . .
'Cause, baby, I don't need it . . .
Take your TV tube and eat it
'N all that phony stuff on sports
'N all the unconfirmed reports
You know I watched that rotten box
Until my head begin to hurt
From checkin' out the way
The newsman say they get the dirt
Before the guys on channel so-and-so

And further they assert
That any show they'll interrupt
To bring you news if it comes up
They say that if the place blows up
They will be the first to tell,
Because the boys they got downtown
Are workin' hard and doin' swell,
And if anybody gets the news
Before it hits the street,
They say that no one blabs it faster
Their coverage can't be beat

And if another woman driver
Gets machine-gunned from her seat
They'll send some joker with a brownie
And you'll see it all complete

So I'm watchin' and I'm waitin'
Hopin' for the best
Even think I'll go to prayin'
Every time I hear 'em sayin'
That there's no way to delay
That trouble comin' every day
No way to delay
That trouble comin' every day

Hey, you know something people?
I'm not black
But there's a whole lots a times
I wish I could say I'm not white

Well, I seen the fires burnin'
And the local people turnin'
On the merchants and the shops
Who used to sell their brooms and mops
And every other household item
Watched the mob just turn and bite 'em
And they say it served 'em right
Because a few of them are white,
And it's the same across the nation
Black and white discrimination
Yellin' "You can't understand me!"
'N all that other jazz they hand me
In the papers and TV and
All that mass stupidity
That seems to grow more every day
Each time you hear some nitwit say
He wants to go and do you in
Because the color of your skin
Just don't appeal to him
(No matter if it's black or white)
Because he's out for blood tonight

You know we got to sit around at home
And watch this thing begin
But I bet there won't be many live
To see it really end
'Cause the fire in the street
Ain't like the fire in the heart
And in the eyes of all these people
Don't you know that this could start
On any street in any town
In any state if any clown
Decides that now's the time to fight
For some ideal he thinks is right
And if a million more agree
There ain't no Great Society
As it applies to you and me
Our country isn't free
And the law refuses to see
If all that you can ever be
Is just a lousy janitor
Unless your uncle owns a store
You know that five in every four
Just won't amount to nothin' more
Gonna watch the rats go across the floor
And make up songs about being poor

Blow your harmonica, son!


No comment. Just thanks.

mercoledì 17 novembre 2010

Sette per sette.

Età e salute: i cicli Sufi della vita umana

Gli obiettivi del risanamento per ogni età



La vita intera è suddivisa in una serie di cicli settennali (Fig. 1). Al termine d’ogni ciclo sperimentiamo un certo peggioramento della salute che è legato al rinnovamento del nostro organismo. “I germi” di parecchie malattie croniche appaiono proprio al limite d’ogni sette anni della vita umana. Questi dati si accordano con la scienza moderna secondo cui le persone cambiano ogni cinque-sette anni. Se nella fase di declino temporaneo s’inizia ad assumere farmaci alimentando la malattia, c’è il rischio che essa diventi una compagna per l’intera vita. Non ha senso, naturalmente, restare a braccia conserte: in questo libro ho cercato di raccontare le più efficaci pratiche Sufi, che consentono al lettore di sostenere nei momenti più difficili il suo corpo.

Fino a 40 anni una persona utilizza il potenziale energetico che è stato fornito dai suoi genitori.

Verso i 42 anni iniziano i problemi legati al calo energetico, cosicché l’individuo non riesce a riempire le sue riserve energetiche a causa “di blocchi” e per l’incapacità di armonizzare la vita. Nel migliore dei casi, vi è un leggero affaticamento, mentre nel peggiore arrivano malattie e depressione.

La maggioranza della gente che ha superato il limite dei 42 anni, conserva i comportamenti acquisiti durante la sua vita passata, persino l’espressione facciale.


Quindi, da oggi in poi, comincio un nuovo ciclo, l'ottavo, sul quale mi accingo a pedalare verso un'auspicata floridità, saggezza e salute. Il bagaglio è quello che è, ma non mi lamento. Sudare è previsto, forare si spera di no. Ad ogni modo, mash'allah.

PS. Cliccando sul titolo del post si arriva al blog da cui ho tratto il brano postato qui sopra. E' pieno di pensieri, approfondimenti, indicazioni e persino ricette per un percorso di integrazione spirituale, secondo la tradizione Sufi. Buona lettura.

lunedì 15 novembre 2010

Pe' nun sape' né legge' né scrive'.

Rimuginando contortamente, sbuffando, trascinando i piedi, in senso metaforico, mi metto davanti a questa pagina bianca, senza angoscia però anche senza un qualcosa di rilevante da dire. Solo un po' di nostalgia di quando mi sembrava di trovare spunti e stimoli in quello che leggevo, che vedevo o che sentivo, una serie di scatole concatenate di suggestioni che, aperte in successione, mi portavano talvolta lontano dal punto di partenza. E non è non stia assorbendo stimoli interessanti dall'esterno, anzi, ho tre libri in ballo che alterno nei momenti della giornata - come se fossero amanti sempre disponibili. Ma dico per dire, ve', che se mia moglie legge questo post poi si spaventa.
Per esempio, un po' trascurato sul comodino, dopo esser stato consumato con curiosità ma senza convinzione e poi abbandonato dopo aver visto il film, c'è "The Ghost Writer" - mind you, non quello di Philip Roth ma quello di Robert Harris. Sembra che quest'ultimo sia stato un best seller, ci si è scomodato persino Roman Polansky, con tanto di citazioni hitchcockiane e un cast di tutto rispetto. Ma a me è sembrato un po' raffazzonato. E non un pageturner, come un Grisham o King dei tempi belli. Per cui resta abbandonato, vicino al letto, in attesa dei miei pietosi ultimi colpi.
Insieme a quello avevo acquistato una scatola di cioccolatini amarognoli, che tengo sempre in borsa per inattese file alla posta (o le fisiologiche pause tecniche in sala di montaggio): "Diario degli Errori", una raccolta di appunti di Ennio Flaiano, vergati dall'autore lungo un arco di vent'anni ('50/'70). Ci sono impressioni di viaggi (tanti, beato lui), aforismi, ritratti di persone incontrate o semplicemente viste, battute e spunti per storie e film. Gustoso e, come detto, tendenzialmente amaro, ma non avvincente. D'altronde è, per natura e struttura, un prodotto da sbocconcellare così, senza impegno ma non senza soddisfazione.
La "favorita", per così dire, del momento, il libro che negli ultimi giorni è riuscito a catturare la mia passione, tanto da farsi portare a spasso, per casa e fuori, in ogni momento libero, è una biografia. Confesso che la passione che nutro per il protagonista è il primo driver, che mi ha fatto scavalcare anche i miei obiettivi limiti linguistici, ma man mano che procedo nella lettura devo ammettere che l'autore ne abbia messa altrettanta nella ricerca, quindi è un buon baratto. Di più, in realtà, perché Luis-Jean Calvet non si limita a riferire fatti, aneddoti e testimonianze, ma analizza con competenza e, di nuovo, passione il lavoro del protagonista, sia dal punto di vista linguistico, campo principale della sua competenza, che musicale. Non voglio giocare agli indovinelli, sto parlando del lavoro notevole che il professor Calvet (anch'egli possessore di biografia degna di nota) ha dedicato al mio amato Georges Brassens. E' chiaro che, agli occhi di un fan, seppur dell'ultim'ora qual io sono, ogni dettaglio del proprio idolo prende una luce particolare. Nel mio caso, è la solidità dei valori umani di Brassens, soprattutto quelli dell'amicizia e della riconoscenza che emergono dai racconti, a rafforzare la mia stima e il mio interesse.
Sono un uomo all'antica, in un mondo in cui i settantenni rifatti corrono appresso alla...
come si chiama?
Ah, già, il blasone.

venerdì 5 novembre 2010

Bruscolini amari.




Avendo dato fondo all’incommensurabile patrimonio familiare di bestemmie, non si perse d’animo e improvvisò, cogliendo di sorpresa anche se stesso. Si chinò a raccogliere manciate di ghiande e cominciò a scagliarle scompostamente verso il cielo, gridando con quanto fiato aveva in gola: “Tiè, abbuffate!”


Si ritrovò a confrontarsi con una domanda cui non sapeva assolutamente rispondere. Gli tornò allora alla mente, condensata in un unico aforisma, l’illuminante saggezza del suo maestro: “Quando tutto lo scibile umano lo avrai scito, ti resterà ignoto solo lo ignobile.” Serenamente accettò la sua sconfitta e lascio incompleto il Bartezzaghi.



Mentre quasi tutte le sue colleghe investivano centinaie di euri per acquisire quella soffice corazza sociale incorporata nei twin set di cachemire quattrofili, lei aveva sempre preferito abbandonarsi alla rilassante confortevolezza dei twin set di canapa indiana: prima un bel trombone, poi il richiamino.

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