martedì 3 maggio 2011

Lo sai che i papaveri.


Non c'è niente che riesca a portare o a riportare sul mio viso un sorriso, anche se accennato, anche se solo interiore, quanto le spruzzate di papaveri, che accendono i campi di graminacee, gonfi di verde morbido, grazie alle piogge di aprile. Ogni volta che passo accanto ad una di queste macchioline, e, per fortuna, mi succede almeno due volte al giorno durante la settimana lavorativa, non riesco a non rimanere magnetizzato con lo sguardo sulla fuggevole impressione che ognuno di questi fiori è in grado di accendere, anche ad uno sguardo veloce. Come spiegavo a mio figlio, accompagnandolo a scuola, la loro bellezza è nella loro libertà. Non sono seminati né coltivati, nè vengono, per fortuna, raccolti per essere venduti. Nascono e vivono dove, ahimè, dovranno appassire dopo qualche settimana. Meravigliosamente incorniciati dall'argentea piumosità dei forasacchi, spesso accompagnati, o piantonati, dagli altissimi cardi. Niente di più, da dire, oggi.
Solo che vorrei dedicare un campo di papaveri a tutti i papà veri, come quello che ho avuto io.
E quello che ha avuto mia moglie, fino a qualche ora fa.

giovedì 21 aprile 2011

Io ce so nato, Roma, io t'ho scoperta...



Su questo colle, sono nato io, quasi cinquant'anni fa. Sul colle adiacente, separato solo dal Circo Massimo, è nata lei, dicono 2764 anni or sono. Non voglio dire niente, anche se ne avrei, stranamente. Solo augurare a questa città, che amo e che riesce ancora a commuovermi con la sua bellezza bistrattata,almeno altri 2000 anni di storia. No, non ho detto gloria.
Grazie Roma, ti dedico questa canzone.



martedì 19 aprile 2011

E' venuto a mancare.

Quanti giri della morte facciamo con le parole per evitare di dire la verità nel modo più semplice. Quante contraddizioni, quante assurdità. Se manca vuol dire che se ne è andato, non che è venuto, mi sembra palese. Oppure, "siamo addolorati per la scomparsa". E' passato da queste parti David Copperfield, per caso? I soliti ignoti? Nel caso di Mike Bongiorno è ammissibile, altre volte è semplicemente inesatto. Per non parlare degli eufemismi obsoleti come "la dipartita". Tutti sulla banchina a salutare il treno sventolando il fazzoletto. Nel mondo spirituale un po' freak si usa un'espressione altrettanto originale, ma che ha, paradossalmente, più contatto con la realtà: "ha lasciato il corpo". E' un'osservazione oggettiva, che considerà la consapevolezza del compianto, del defunto, del caro estinto. E le incombenze dei suoi parenti più prossimi.
Ecco, quando succederà a me, per favore, ditelo semplicemente; è schiattato, è crepato, ha tirato le cuoia, ha reso l'anima a dio, ha stirato le zampe, le trovo tutte espressioni molto colorite è divertenti. Ma mi accontento di un semplice "è morto, e finalmente se ne è accorto". Amen.

lunedì 4 aprile 2011

Di cosa parliamo quando parliamo di niente.

Ti chiedo "Come stai?", ma non mi frega.
Mi rispondi "Alla grande!", e sai che menti.
Le chiede i suoi programmi, sorridendo,
mentre ripassa a mente la lista della spesa.
Lei, se risponde, lo fa per cortesia,
rimanendo sul vago, un po' scocciata.
Noi ci facciamo a vicenda cari auguri
senza quasi più guardarci in faccia.
Voi vi ignorate, come si fa in ascensore,
ma, in pubblico, vi improvvisate grandi amici.
Loro si incontrano ogni anno, ormai una volta,
e si bombardano di pacche sulle spalle,
sghignazzando commenti sempre uguali.
C'è bisogno di chiacchiere inutili, a quanto pare,
fra noi che siamo la razza più evoluta.
Gli animali, al più, s'annusano il culo.

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