venerdì 27 febbraio 2009

ZORRO ESISTE.

E' nero, anche senza il costume.
Be', non proprio nero nero. Abbronzato, direbbe qualcuno.
Quello che mi chiedo io è perché a noi, al massimo, ci capita un Capitan Spaventa.
Dev'essere una tara genetica.
Mi sa tanto che 'sta storia della supremazia della dieta mediterranea è una bufala.
Si sa come va a finire con tutti sti carboidrati: quello che non ingrassa, si trasforma in idrocarburo.
E poi vogliono (ri)aprire le centrali nucleari.

martedì 24 febbraio 2009

Grazie. Sottotitolato per i non abituati.

Dopo giorni di niente da dire, oggi una piccola cosa.
Grazie.
Ma una piccola cosa, d'altra parte, è un punto di vista.
In realtà, chi mi conosce un po' sa quanto preziosa sia per me la gratitudine.
Non voglio avventurarmi stamattina, di corsa, senza meditarlo, in un panegirico della gratitudine.
Volevo condividere questa condizione, che mi avvolge in seguito a degli eventi inattesi, e una considerazione che ne scaturisce.
Avete fatto caso che a volte anche ricevere la gratitudine altrui diventa qualcosa di difficile, emotivamente parlando.
Non intendo passare per luoghi comuni, quali "La gratitudine non esiste più. " perché non li ritengo veri, tout court.
Credo piuttosto che talvolta ci si dimentichi di esprimerla, nel migliore dei casi, o talvolta si scelga - per motivi diversi - di ignorarla scientemente, seguendo qualche tattica psicologica di autoaffermazione.
Il cinismo è così cool. E aiuta a fare carriera.
La gratitudine, invece?
A sentire de la Rochefoucauld,per la maggioranza degli uomini è solo un desiderio velato di ricevere benefici maggiori.
Un bel concentrato di miseria, ipocrisia e opportunismo.
Stop, il discorso si fa spinoso e oggi mi sento solo di offrire un fiore.
Oggi ringrazio la gratitudine, molto semplicemente, come medicina per l'inaridimento egoistico da sopravvivenza civile.
E, naturalmente, grazie a tutti voi, che vi trovate per qualche motivo a leggermi.
Piccola chiosa pratica: per apprezzare un vero grazie servono una o due buone orecchie, oppure uno o due buoni occhi, oppure dita che sappiano leggere il Braille.
Ah, sì, anche un muscolo cardiaco multitasking, che mentre pompa il sangue sia capace di sentire.

mercoledì 11 febbraio 2009

Aprile è il più crudele dei mesi?


Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.


Questo brano, che apre il poemetto “La Terra Desolata” di T.S. Eliot, continuava a risuonare e rimbalzare nel mio cervello questi giorni. Per diversi motivi, alcuni dei quali saranno evidenti ai più – azzardo – altri, forse, squisitamente personali.
La cosa curiosa è che lo stesso cervello che richiamava questi versi alla memoria si divertisse a questionarli con una stupida, ricorrente domanda:
“Aprile è il più crudele dei mesi? Perché, febbraio fischia?”
Tutti hanno detto tutto, di tutto e di più. E il suo contrario. Molti si sono arrogati il diritto di pontificare – a partire da quello ufficialmente “accreditato”, almeno sulla carta, alla bisogna – partendo da quella che secondo me è una prospettiva non corretta. L’unica cosa “sentita in giro” che mi sento di sottoscrivere è che non si può mettere in discussione l’amore di un padre ed il suo dolore. La strumentalizzazione mi è sembrata la reazione più sconveniente. E odiosa. E inumana, a dispetto dei millantati intenti. Quindi mi fermo qui, per non calpestare un’aiuola che già in molti hanno attraversato col trattore.
Mi scuserete se non trascrivo tutto il primo movimento dell’opera di Eliot – che porta un titolo quanto mai appropriato al momento (ironicamente, il cervello di cui sopra ricordava i versi ma non il titolo). Lascio gli ultimi versi e i link per potersi godere il lavoro per intero.

Quel cadavere che l'anno scorso piantasti nel giardino,
Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest'anno?
Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l'aiola?
Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell'uomo,
Se non vuoi che con l'unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!
Tu, hypocrite lecteur! - mon semblable, - mon frère! »


(testo completo e annotato in inglese qui)
(testo completo in italiano qui)

giovedì 5 febbraio 2009

Tutti pazzi per Barry.



Mi sembra superfluo aggiungere commenti al lavoro di questo ragazzo.
Fatti non parole.
Suonerei melenso e - absit iniuria verbis - anche un po' frocio.
Mi astengo persino dagli auguri.
Niente da dire, Barry.
Anzi sì, non è che ciai un cugginetto italo-americano da mannacce?

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