giovedì 5 luglio 2012
Perché l'estate.
Perché l'estate, quando stringe tutti al coperto, allarga gli spazi sulla strada. E sui marciapiedi sgombri ci si accorge dello spuntare di qualche erbaccia. Mentre persino i giardinetti sono vuoti, che neanche i pensionati stanno più all'ombra dei tigli o delle acacie, ma preferiscono i marmittoni esagonali dei corridoi, penombrati a zebra dalle persiane di legno verde stinto. E ho l'illusione di un pomeriggio vecchio di quarant'anni, che sa ancora di resina di pino e di bitume, assordato da milioni di cicale, con decine di cacche calcinate di cane a comporre costellazioni sull'asfalto, appiccicoso per il caldo e le inflorescenze appassite degli ippocastani. E il buio improvviso di un portone o di un bar sono freschi come una cantina, senza bisogno di condizionatori. E un bicchiere di orzata o latte di mandorla è nettare munto a qualche dea, compiacente e immaginariamente nuda. E ci sono ancora le campane e le piste per le birette segnate a gesso sui marciapiedi enormi, e ogni tanto una porta da calcio verniciata sul muro di un cortile. Perché l'estate mi regala questi improbabili strappi temporali di un microcosmo in cui mi muovevo sicuro, e che adorerei regalare a mio figlio. Forse è per questo che amo ancora l'estate quando arriva, torrida, a Roma.
giovedì 31 maggio 2012
Si può dire testa di fica?
Sono un uomo di altri tempi. Ho avuto, nella mia giovinezza, più di una fidanzata femminista.
Sono cresciuto avendo come acquisiti i valori di completa uguaglianza di diritti (e doveri) fra gli individui, indipendentemente dal sesso.
Quindi disconosco le obsolete equazioni secondo le quali un uomo che ha avuto molte donne sarebbe un playboy, uno sciupafemmine, mentre una donna con la stessa esuberanza andrebbe considerata una ninfomane o, tout court, una zoccola.
Non mi meraviglia vedere donne fare lavori un tempo esclusivamente riservati agli uomini, nè mi scandalizzo vederle apprezzare sigari, liquori o motociclette sportive.
Ho sempre avuto una spontanea simpatia per le donne che usano un linguaggio franco e scarso di complimenti, e confesso di avere una certa ammirazione per le donne che, quando è necessario, lasciano andare un moccolo di quelli seri.
Ma la vita è femmina e trova sempre il modo di sorprendermi.
Come in questo campionario di machismo reciprocato:
Sono un uomo di altri tempi.
martedì 29 maggio 2012
SBARAZZANTE
Il mondo è bello perché è vario eccetera eccetera, e fin qui possiamo essere tutti d’accordo.
Ma, per essere d’accordo, bisogna, prima di tutto, comunicare.
E per comunicare è necessario avere dei codici in comune.
Prendiamo, per esempio, quello che riporta un dizionario online, The Free Dictionary, a riguardo di una parola non a caso:
imbarazzante
agg imbarazzante (Note: part. pres. di imbarazzare) disagevole scomodo delicato che mette a disagio
Oppure quello che riporta un altro dizionario, il Sabatini Colletti, per cortesia del Corriere della Sera:
[im-ba-raz-zàn-te] agg. Che provoca un senso di fastidio, di disagio
•
L’Hoepli invece, con l'ausilio del Gabrielli, riporta:
[im-ba-raz-zàn-te]
(pl. -ti, part. pres. di imbarazzàre)
agg.
Che mette in imbarazzo, a disagio.
Sapere.it, a sua volta, con tanto di sinonimi, ed esempi, elenca:
part. pres. di imbarazzare ¨ agg. m. e f. [pl. -i] che mette in imbarazzo, a disagio: domanda, situazione imbarazzante.
Rubrica sinonimi
Sin. spinoso, critico, delicato, disagevole.
Adesso, io ho degli amici di ROMA NORD e so che saranno provvidi di spiegazioni, ma che cazzo vuol dire:
“Ieri dal Bolognese ho mangiato delle fettuccine al tartufo buone in un modo imbarazzante”
oppure
“Ho visto Ghigo a Portercole sabato sera, stava con due fiche imbarazzanti.”
o altresì
“Questa nuova Audi ha un’accelerazione imbarazzante.”???
Perciò, se concordiamo sui codici, e le fettuccine, le fiche oppure l’Audi con la sua accelerazione vi creano disagio e fastidio, fate una cosa:
sbarazzatevene.
Ma, prima, comunicatemelo in modo comprensibile.
Non sia mai che vada sprecata la grazia di Dio.
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giovedì 8 marzo 2012
Ieri.7 marzo 2012.
E poi esce fuori una giornata di marzo così. E passi a Villa Pamphilj. E una velata vena di ottimismo ricomincia a vibrare. Anche se sogni rospi che escono dalle fogne. Anche se i corvi gracchiano striduli e fastidiosi. Le mimose, quest'anno puntuali, si erano preparate a scaricare nuvole gialle in cielo giusto in tempo. Quest'inverno, che è stato inverno vero, con la pioggia pioggia e la neve neve, lascia un bello spiraglio di passaggio alla primavera. Che speriamo sappia gestirsi con capriccioso equilibrio, consegnandoci un maggio tiepido e profumato, non afoso, e un giugno pronto a farci assaggiare l'estate, un po' per volta. Aprile, lo sappiamo, è il più crudele dei mesi. Ci aspettiamo da lui proverbiali sgrulloni. Ma anche che generi lillà dalla terra morta. Celebrando la resurrezione della primavera, nella sua piena natura di vera mezza stagione.
Anche se si è a metà si può essere perfetti.
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