domenica 1 gennaio 2012
In vece.
La tentazione è forte. Sì, la tentazione di affidarsi a un qualche classicone, a una poesia, a una citazione o a un video, per aprire l'anno in questo spazio. Un simbolico o evocativo succedaneo dell'espressione personale. E certo, sarebbe sicuramente meglio, qualitativamente, sarebbe più interessante per il lettore - e chi sono io per sapere cosa è interessante per "il lettore" che si avventura in questo spazio, Babbo Natale? Non credo. Ma oggi è il primo giorno dell'anno 2012. E anche se sono incline a condividere il punto di vista del Salvemini al riguardo, ho l'impressione, forse la sensazione, o magari, più correttamente, la paura, che ci possa essere qualcosa di definitivo all'orizzonte. Be', ce vo' poco, direbbe il fantomatico "lettore" a questo punto, basta guardare un po' oltre i telegiornali, ascoltare le persone che abbiano magari qualche contatto con altri paesi, per sprofondare in un tranquillo pozzo di default emotivo.
Ma questo post, a questo punto, ha annoiato soprattutto me.
E non te lo propino, fantomatico lettore.
O meglio, mi fermo qui, perché ho deciso di segnare almeno con un sassolino bianco questo giorno, anche se, visto l'assunto di partenza di questo blog, potrei farlo altrettanto bene lasciando bianca la pagina. E se non mi sbrigo a pubblicare il post, mi sa che lo faccio. A chi passa da queste parti e legge queste righe, auguro che l'anno appena cominciato proceda meglio di come è finito il precedente - Ecche ce vo?, caro lettore, ciai raggione pure tu - e che solo le previsioni rosee ricevano la spinta necessaria ad avverarsi.
E a Murphy dedico un cordiale vaffanculo.
PS: visto che ho già contravvenuto al proposito iniziale di non delegare, faccio 31 e dedico questo piccolo cadeau alla salute di tutti quelli che avranno voglia di ascoltarlo.
E, come si dice in questi casi, alla faccia de chi ce vo' male.
mercoledì 14 dicembre 2011
In tempo di carestia
Quando scarseggiano le idee e persino il tempo per andarne a cercare, trovare o ripescare/ripulire/riciclare qualcuna, io penso ad una ricetta.
Non una ricetta esistenziale. Una ricetta culinaria, senza doppi sensi. Anche se.
In questo caso, contravvenendo alle leggi dell'abitudine, posterò una ricetta esistenziale: le strascenat' ch'le cim' de col' c'u lardidd'shfritt.
E' una ricetta legata al ricordo di mio padre, radicata nella sua terra d'origine, la Puglia, ma germogliata con passione nell'aiuola della nostra famiglia un po' meticcia, a Roma.
E' la ricetta di pasta che ha sostituito nel mio cuore la carbonara, il mio primo amore ai fornelli, quello che ho imparato a fare a 16 anni, persino prima del sesso.
E'sorella della più famosa strascenat'ch'le cim'd'rap, ma ha molti tratti affini con la gricia e con la carbonara, che brillano nei menù dell'hinterland romano (e non solo).
Andiamo al sodo: gli ingredienti di base, oltre alla pasta, sono il broccolo romano - cimarolo, verde, puntuto - e il guanciale.
Il giusto corredo è l'olio extra vergine d'oliva, che può benissimo essere sabino - meno acido e denso del pugliese, ma altrettanto prezioso - e il pecorino romano.
Riempi per tre quarti un pentolone con acqua salata e metti sul fuoco, mentre mondi e "scacchi" (distacchi le infiorescenze,una ad una)il broccolo, che metterai subito a bollire nel suddetto pentolone.
Da una bella fetta di guanciale, inerta un dito, taglierai dei bei tocchetti, dopo aver rimosso la cotenna, e metti a soffriggere in una padella con un par de cucchiai d'olio.
Quando il broccolo è avviato a cottura, ma ancora molto al dente, butti la pasta e apri una parentesi. Anzi, la parentesi la apro io: dosi e tempi. Con un broccolo medio ci si può ben condire dalle 4 alle 6 porzioni. Meglio se lo metti a bollire in "cacchi" piccoli e ti prendi la briga di fare a dadini i pezzi di torsolo più coriacei, che priverai di un po' di scorza.
Considera che se vuoi fare le orecchiette casarecce secche devi considerare dai 12 ai 15 minuti di cottura, quindi calcola bene la bollitura del broccolo, perché non sia troppo duro quando scoli la pasta. Se anche venisse un po' più morbido non è un problema, perché si amalgama anche meglio con pasta e condimento.
Con mezzo chilo di orecchiette secche mangiano comodamente 6 persone normali, ma solo 4 se so' sprocedate.
Un'ottima alternativa alle orecchiette sono le mezze maniche rigate o i paccheri. Se il broccolo è a pezzi molto piccoli ed è molto cotto, anche i fusilli a elica fanno una bella figura.
Quando la pasta è cotta giusta - attento alle orecchiette artigianali, che sono callose al centro e spappolano sul bordo - scola il tutto, serbando un po' d'acqua, e trasferisci nel padellone del guanciale. Aggiungi il pecorino, qualche cucchiaio d'acqua e amalgama per qualche secondo. Se non hai esagerato con l'olio nel soffritto, puoi aggiungerne un'altra crocetta accrudo (sì, accrudo, vabbè?). Una spolverata di pepe nero, appena macinato è la sublimazione necessaria per l'amalgama dei profumi. Sporziona con contezza, affinché tutti godano della stessa quantità di condimento.
E' un primo strutturato, e io lo accosterei a un bianco sapido e rustico, ma non disdegno mai un abbinamento "in levare", come un Gewürztraminer, bello aromatico e profumato.
In tempo di carestia di nutrimento per lo spirito, nutrire il corpo è la cosa che più ci si avvicina. Se lo fai con lo spirito giusto, il cerchio è chiuso.
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mercoledì 30 novembre 2011
BASTA POKE
Basta poke
Per farsi contattare
Basta poke
Per pensare di comunicare
Che gli amici
Subito ti ricambiano il favore
Si fa in fretta
A mollare la botta
E d’altronde lo facciamo
Tutti i giorni ci ricaschiamo
Si fa finta di prendersi cura
E ci si limita a digitare
Ci si scarica la coscienza
Con questo timbro di presenza
Basta premere quel pulsante
Per sentirsi un po’ più importante
E intanto che perdiamo tempo
La giornata se ne va in un lampo
Basta poke
Per non dire mai un cazzo
Basta poke
Per continuare ad essere egoisti
Basta poke
Per non sentirsi in colpa
Basta poke, sì
Per illudersi di contare qualcosa
Eppure stiamo tutti lì
A scambiarci ste gomitate
Che non hanno manco il gusto
Delle chiacchiere, delle cazzate
Questo freddo surrogato
Di un incontro, di una telefonata
Di un abbraccio o una passeggiata
È solo un riflesso condizionato
Basta poke
Limitiamoci al necessario
Basta poke
Pratichiamolo all’incontrario
Basta poke
Poche volte in mese o due
Solo quando non ti è possibile
Farti sentire o passare a trovare
Basta poke
E non ti offendere se non ti ripondo
Da ora scriviamoci un messaggio
Se non possiamo telefonarci
E smettiamola di sgomitarci
Cominciamo un po più a rispettarci.
(Ndr. Ringraziando Vasco Rossi per il prestito inconsapevole, gli rinnovo tutto il mio quasi inesistente apprezzamento, per il contributo che pensa di aver dato al Rock. Che comunque è sempre maggiore di quello che pensa di avergli dato il biascicatore di Correggio.)
giovedì 17 novembre 2011
MEZZA PIOTTA
Ai tempi in cui ero pischello, l'unica accezione del termine sopraindicato era, appunto, quella raffigurata dalla moneta. Ho recentemente scoperto in un sito di numismatici, ma non ho avuto modo di convalidare l'ipotesi, che il termine piotta
deriverebbe da Pio, ovvero dal Pontefice Pio IX che per primo coniò a Roma una moneta da 100 Lire (in oro, 32,25g). La moneta si sarebbe chiamata per l'appunto piotta per generazione dal nome del pontefice di una forma diminutiva/vezzeggiativa.Con questa mezza piotta qua sopra, all'epoca in cui ero bambino, si comprava mezzo litro di latte, più o meno. Qualche anno più tardi, quando ero fanello, il termine godeva di una maggiore diffusione come sinonimo di banconota da cinquantamila, entità rispettabile e rispettata quasi quanto il geniale artista raffiguratoci sopra. Con quella mezza piotta cartacea, in quegli anni, si compravano un sacco di cose - a proposito "un sacco" era invece questo e cominciava a non valere più molto. Al giorno d'oggi, con mezza piotta non si indica - non diffusamente, almeno - la banconota da 50 euro, che per molti rappresenta ancora l'equivalente di quasi 100.000 lire. Allora, che cosa posso fare con questa obsoleta definizione? Mah, forse semplicemente usarla per segnare il tempo che è passato. Come il tempo che è passato ha segnato me.
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