giovedì 22 settembre 2011

Un sasso nello stagno

"Eppur si arroga
Il diritto di proroga
E dal diritto comune deroga
Contrastando il diritto di chi interroga
I colpèvoli perché sempre alla toga
Di gran lunga preferisce la figa
E tutti i suoi complici soggioga
Affinché acconsentano alla fuga
Cerca invano di nascondere ogni ruga
E di investire di segreto ogni sua bega
Detestando chi nei suoi affari fruga
Mentre il patrimonio pubblico prosciuga
E dalle riforme si tiene assai alla larga
Perché la merda nel suo cuore alberga
E l’unico suo interesse è la sua verga
Che affonda volentieri nelle terga
Del prossimo che par non se accorga
Altrimenti di un’altra Norimberga
L’avrebbe cancellato l’aspra purga
Perché non manca chi un alibi gli porga
Così, prima che altro fango sparga
Un vento di spiriti e di intenti sorga
Che il giudizio e il castigo giusto imponga
Vorrei vedere alfin sta sanguisuga
Mentre nel mare del suo tramonto annega.
Per questo lascerò dispara la riga
Che questa segue e sventola la daga…"








mercoledì 14 settembre 2011

Libri di sangue

Accompagnando il mio bambino a scuola, stamattina,
ho riascoltato, per fargli ascoltare, questa canzone.
E a un certo punto, ricantandola dopo tanti anni,
mi sono dovuto mettere gli occhiali da sole.
Non era solo la nostalgia.
Non è soltanto la vecchiaia.
Anche quasi vent'anni fa, quando arrivava ad un certo punto,
l'emozione prendeva il sopravvento.
Già, con questa canzone.
E' vero quello che sosteneva il titolo di questo disco, "Verba Manent".
E quelle di questa canzone sono ancora qui, pronte a far sanguinare la coscienza.

lunedì 12 settembre 2011

Etimologia della cozza


Mi corre l'obbligo, nonché il privilegio, di dirimere un'annosa questione linguistica, di dissolvere un fastidioso fraintendimento che, alimentato dalla esecrabile ineducazione proposta da certa filmografia e dalle televisioni nostrane, si è consolidato nell'accezione comune della metafora in oggetto, che ho ritagliato direttamente dal meritevole Wikipedia.

Nel Centro-Sud, il termine "cozza" ha assunto recentemente un'accezione gergale e metaforica, di probabile provenienza romanesca, connotante una donna o ragazza decisamente brutta

Apparentemente, discettandone con connazionali non provenienti dalla capitale, ma anche con concittadini dell'Urbe appartenenti alle generazioni posteriori alla mia, l'equazione cozza=ragazza decisamente brutta parrebbe essere correlato all'aspetto esteriore di entrambe.
Cioé, secondo questa moltitudine di disinformati, il Mytilus galloprovincialis avrebbe una brutta conchiglia e tale involucro giustificherebbe l'utilizzo del suo sinonimo vulgaris per descrivere, con accezione derogatoria oltremodo pesante, una ragazza o una donna di fattezze inequivocabilmente sgradevoli, secondo i canoni più comunemente diffusi.
Scavalco a pie' pari l'opinabilità dei criteri estetici riguardo al genere femminile; non sono un filosofo.
Vorrei solo dissentire profondamente, però, sull'estetica del mollusco, prima di arrivare alla questione nodale, il qui pro quo.
Ritengo che la conchiglia della cozza - una volta ripulita dal bisso che ne ottunde la forma e la texture - sia un mirabile esempio di design, un packaging per finger food naturalmente dotato di Armani look.


Allora, veniamo direttamente al punto:
non è con l'esterno della cozza che si paragona un'invetusta pulzella,
ma con l'interno.





Ora, attenzione, la lettura di quello che segue è sconsigliato a chi abbia uno stomaco delicato o un animo suscettibile.

A Roma la prima accezione vernacolare del termine
COZZA,
escluso il significato intrinseco di mollusco edule, è

AMMASSO ESAGERATO DI ESPETTORATO CHE GUARNISCE CON IL SUO GIALLO INTENSO IL GRIGIO SPENTO DEI MARCIAPIEDI.

In parole povere, uno sgommarello di catarro, abbandonato per la via con nonchalance, generalmente da vecchi o incalliti fumatori o pazienti affetti da bronchite cronica.

Naturalmente mi asterrò dal corredare questo post con adeguata documentazione fotografica a sostegno della pittoresca ancorché azzeccata metafora romanesca che, per translazione, è stata successivamente estesa alle rappresentanti del gentil sesso con non altrettanto gentile aspetto.

Non posso esimermi dal manifestare la mia solidarietà a tutte quelle donne che, anche se solo una volta, anche se solo per celia, si siano sentite apostrofare in cotal guisa.

A loro dedicherei due favole di Esopo, questa e questa, come parziale risarcimento morale.

venerdì 12 agosto 2011

Karma e gesso

Ho visto una luna quasi piena
che illuminando il cielo a bella posta
toglieva alle stelle cadenti i loro pochi secondi di gloria.
Ma forse questo è solo un modo di vedere questa storia
Potrebbe essere
che fosse un sentimento solidale
quel suo obnubilamento luminoso
un diversivo altamente pietoso
di distrarre occhi attenti dalla caduta
senza ritorno e senza echi di cronaca
di quelle povere stelle pensionabili.
Ho visto un vento a sprazzi
che strapazzava il giornale di un papà
impedendogli dispettosamente di aggiornarsi
sulle ultime imperdibili notizie di calciomercato
molto più tenacemente di quanto
riuscisse a fare suo figlio di tre anni
in crisi d'astinenza di attenzione
Ma forse questo è solo un modo di vedere questa storia
Potrebbe essere
che la coscienza del papà dietro la rosea
nutrisse appetiti più spirituali
e soffiando un anelito di risveglio
lo liberasse dalla sua scusa per non essere presente
costringendolo a impegnarsi col suo sé
come in realtà avrebbe desiderato fare dal principio
del campionato.
Ho visto un cane
pisciare tutti i giorni su una ruota
tutti i giorni sulla stessa identica ruota
porca troia sempre della mia auto.
Potrebbe essere
che sia pretestuoso
cercare sempre dei segnali karmici
tracciati con un gesso invisibile
in tutto quello ch'accade attorno a me.


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