domenica 12 giugno 2011

Non è più il momento di compatirsi.


L'autocommiserazione è quel meccanismo mentale, il più delle volte inconscio, che ci impedisce di impegnarci pienamente nel momento presente per superare un ostacolo e proseguire sul nostro cammino. E' una tattica di rinvio, che ha origine nella paura del nuovo e quindi anche nella mancanza di fiducia in se stessi. Un gatto che si morde la coda, insomma. Ho preso in prestito questo concetto da Barefoot Doctor per ricordare che, da oggi in poi, ogni occasione per mandare un messaggio chiaro al nostro momento presente - tipo "vattene a casa, vecchio piazzista, imbottito de viagra" o anche meglio "fatti processare, puffone" - va colta prontamente, con entusiasmo e senza indugio. Mi ricordo chiaramente, ancora, di quella volta che ho deciso di fare con un po' di slancio un passo che mi spaventava sebbene fosse per il mio bene: la vita mi ha immediatamente steso davanti un bel tappeto rosso. Certo, anche un po' in salita. Ma se tutto fosse in discesa, finirebbe presto, e sempre più in basso, no?
Appena aprono i seggi vado a votare, sì, sì, sì, sì!

lunedì 6 giugno 2011

Imbottigliamolo


due brevissime righe per ricordare di celebrare il profumo dolce e appiccicoso dei tigli, che impiastricciano i marciapiedi con i loro fiori estinti ma carichi di polline colloso e gravido di estate. non accendere già l'aria condizionata, mentre attraversi a 20 all'ora i tratti urbani beneficiati da questa presenza; lascia due o tre dita di finestrino aperto, vai piano e spalmati l'interno delle narici con questa melassa floreale. un sorriso compiaciuto sul viso è consigliato. buona giornata.

domenica 5 giugno 2011

vedi che poi fa...'



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martedì 3 maggio 2011

Lo sai che i papaveri.


Non c'è niente che riesca a portare o a riportare sul mio viso un sorriso, anche se accennato, anche se solo interiore, quanto le spruzzate di papaveri, che accendono i campi di graminacee, gonfi di verde morbido, grazie alle piogge di aprile. Ogni volta che passo accanto ad una di queste macchioline, e, per fortuna, mi succede almeno due volte al giorno durante la settimana lavorativa, non riesco a non rimanere magnetizzato con lo sguardo sulla fuggevole impressione che ognuno di questi fiori è in grado di accendere, anche ad uno sguardo veloce. Come spiegavo a mio figlio, accompagnandolo a scuola, la loro bellezza è nella loro libertà. Non sono seminati né coltivati, nè vengono, per fortuna, raccolti per essere venduti. Nascono e vivono dove, ahimè, dovranno appassire dopo qualche settimana. Meravigliosamente incorniciati dall'argentea piumosità dei forasacchi, spesso accompagnati, o piantonati, dagli altissimi cardi. Niente di più, da dire, oggi.
Solo che vorrei dedicare un campo di papaveri a tutti i papà veri, come quello che ho avuto io.
E quello che ha avuto mia moglie, fino a qualche ora fa.

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