martedì 11 maggio 2010

O tempora, o biondes


Questo sciocco calembour mi girava in testa da qualche giorno. Allora, non avendo a portata di memoria alcunché di divertente a riguardo, ho spigolato qua e là – meglio, ho googlato qua è là - alla ricerca di qualche spunto per rimpolparlo. Avrei voluto trovare qualche simpatico aneddoto, qualche curiosità per confrontare le bionde d’antan con quelle d’oggidì. Ma ho avuto poco tempo e, soprattutto, un internet che funziona a manovella. O magari non ho fatto le ricerche giuste. Alla fine, stamattina ho trovato due cose che mi hanno incuriosito a sufficienza. Uno è un sito che contiene 287 fra battute, freddure, volgarità, citazioni, dedicate al comunissimo “typical blonde moment”, un’equazione nuda e cruda, declinata con alcune (poche) varianti divertenti e molte ripetizioni. Ho l’impressione che il compilatore di questa pagina abbia attinto a piene mani da siti americani, soprattutto per le battute più volgari. L’assione, ovviamente, è chiaro: le bionde sono stupide. Ora, ho trovato molto più interessante la teoria sostenuta dalla professoressa Thierry Meyer, docente di psicologia sociale presso l’università di Nanterre, secondo la quale le bionde renderebbero invece più stupidi gli uomini:
"l'attività cerebrale diminuisce, il quoziente intellettivo scende, le capacità cognitive vengono in buona parte ibernate"
.
Ecco, qui io posso testimoniare perché, in una mia vità passata, sono stato ostaggio di una stronxa per più anni di quanto voglia ricordare, e la signora era (è) per l’appunto bionda naturale. E tanto per confermare un altro luogo comune, anch’io poi ho sposato una mora. Vorrei sgombrare il campo da qualsiasi sospetto di razzismo: non ho niente contro le bionde, anzi, due delle donne che amo di più al mondo – mia sorella e la mia maestra – lo sono. Volevo solo intrattenermi con queste quisquilie per alleggerire questo blog un po’ abbandonato . Un ultimo dettaglio sul tempo, tanto per riallacciarmi alla pseudo citazione ciceroniana del titolo: pare che fra 200 anni le bionde non ci saranno più, perché, essendo portatrici di un gene recessivo, sono destinate ad una prossima estinzione. Chi vuole approfittarne, o farsene approfittare, non ci pensi due volte.
Certe cose è sempre meglio verificarle di persona.

venerdì 7 maggio 2010

Il privilegio di esser trattati male.

E ce n'avrei di cose da dire, dopo una giornata passata, ieri, nel reparto di chirurgia pediatrica di uno degli ospedali più grandi d'Europa (dicono). Potrei parlare dell'(apparente?) cinismo dei paramedici, abbrutiti da turni disumani. Della contraddizione fra la recente ristrutturazione degli impianti e la cronica disorganizzazione delle procedure - bambini convocati a digiuno alle 7,30 della mattina e lasciati così fino all'intervento, effettuato alle 17,30. Della leggerezza con cui i medici dispensano risposte ed informazioni potenzialmente inquietanti a mamme comprensibilmente già in panico. Potrei parlare di tutto questo e lamentarmi, con molte ragioni. Ma mi è tornato in mente qualche posto che ho visto e qualche altro di cui ho letto e, tornando a casa con mio figlio, dolorante ma in buone condizioni, mi astengo. Non è che mi senta in colpa ad avere avuto la fortuna di nascere sull'emisfero meno sottosviluppato, è che penso che se mettessi quella stessa energia per dire o fare qualcosa a favore di chi sta peggio, bè, sarebbe più utile, forse. Quindi risparmio il fiato telematico per una migliore occasione e una migliore causa.

venerdì 30 aprile 2010

Esaurimento verboso.



Osservo, quando posso, le volubili volute dell’umore che, serpeggiando come una biscia in acque limacciose, trova spunto e modo di innalzarsi in picchi caffeinici, di tanto in tanto, per ricacciare la testa sotto la superficie quando la carica si esaurisce.
Bellezza mesta, mi dice un cuore amico che questi spazi conosce e riconosce.
Nell’alternanza trovare un equilibrio è un obiettivo sano, che è sano perseguire, in luogo di abbandonarsi, crogiolandosi, nella morbida e morbosa coperta dell’autocommiserazione.
Stanco delle metafore, ho bisogno di impegnarmi per trovare un percorso espressivo differente. Stimoli sufficienti sono sempre presenti e disponibili.
E’ una pratica d’indulgenza il filosofeggiare sugli stati d’animo oppure è una subdola llusione di controllo il giudicarli infantili senza, però, lasciarli andare?

E, soprattutto, come sarebbe questa serie di considerazioni se la spogliassi di tutti gli aggettivi?


Verbosa.

Ooops, I did it again.

mercoledì 28 aprile 2010

Miele e spine.


Il derviscio contiene nel suo cuore tutto il dolore che l’esistenza gli riversa ogni giorno. Come fa? Non può fare altrimenti. Il derviscio è tutto nel cuore. Ma il derviscio sa e sente che egli stesso è contenuto in un cuore più grande, pieno di miele e spine, lame taglienti e petali di rosa, fuoco e ventagli di pavone. Il derviscio è ubriaco della bellezza e accoglie tutto con un sorriso che talvolta non si vede. Non si vede perché il corpo talvolta non riesce a trasformare il dolore come fa il cuore del derviscio. Il cuore del derviscio se la ride sotto i baffi con amabile dolcezza, consapevole dell’immensità dell’amore. Ma il suo corpo cade a pezzi, sotto i colpi dell’eterno alternarsi di luce ed ombra, impossibile da rifiutare, soprattutto per il derviscio, che riconosce e ringrazia l’occasione di imparare una lezione difficile e ripetuta per molte vite. E, dopo, il derviscio ringrazia ancora. Perché ricorda una briciola in più della storia che l’ha portato a quel punto esatto, ricorda una briciola in più della beatitudine da cui si è lasciato allontanare, nel buio dell’assenza del cuore, nel regno della mente calcolatrice. Ricorda che, per quanto se ne senta lontano, in quella natura beata sempre egli alberga. Ricordare e ringraziare sono gli ingredienti della medicina assoluta del derviscio: la riconoscenza. Ricordando riconosce e riconoscendo ringrazia. Questa ruota non si ferma mai.

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