mercoledì 23 giugno 2010

Ringraziamenti


"Cher Georges Brassens,
Nous les Putains vous disons merci pour vos si belles chansons qui nous aident à vivre. Malheureusement nous n'avons eu votre adresse que très tard. Voici une invitation. Nous vous embrassons toutes.
Vos Copines du Collectif de tout coeur avec vous toujours."




Sì, sono entrato in un vortice monomaniacale (sono stato anche gentilmente incoraggiato e foraggiato da Tonton Albert, che non ringrazierò mai abbastanza) e non posso fare a meno di condividere questa passione sana per quest'anima bella, di cui giorno dopo giorno scopro nuove affascinanti nouances. Paradossalmente dovrei ringraziare anche perché, essendo Egli ormai interrato vicino alla spiaggia di Sète, non ho la possibilità di inscenare atti di fanatismo che, per uno come me che non è più teenager da decenni, risulterebbero oltremodo patetici.
Lo spunto del post di oggi è stata la lettera che il 16 giugno del 1976 il collettivo delle prostitute di Parigi ha indirizzato a Georges Brassens e che apre questa pagina.
E'di facile comprensione anche per me che non ho studiato il Francese, quindi vi risparmio la mia traduzione per non rovinarla nella sua affettuosa e spontanea franchezza - ecco, questo sostantivo mi sembra il davvero azzeccato.

Per la traduzione della canzone vi rimando al pregevole adattamento di Beppe Chierici, apprezzato in maniera inequivocabile anche da Brassens stesso.

venerdì 18 giugno 2010

punti di vista


Sufi Comics: No Problem!



Oggi mi sono imbattuto, rimbalzando fra vari blog sufi, in questo simpatico vademecum fumettato, preso in gentile prestito - da Arif e Ali, che tengono un blog davvero interessante. Ritornando al contenuto del vademecum, quello che trovo illuminante nella sua semplicità è l'assunto iniziale: i problemi che incontriamo sono un eccellente stimolo per cambiare i nostri punti di vista, che - diciamolo - spesso rappresentano delle manette alla nostra iniziativa. Le convinzioni, le credenze (non quelle di design, eh!), i beliefs come dicono quelli bravi, cessano di essere una base su cui costruire la nostra crescita quando non siamo pronti o disposti a metterli in discussione o, almeno, a sospenderli per un attimo per prendere in considerazione un punto di vista che fino a quel momento c'era rimasto nascosto. L'esempio riportato dal fumetto è riferito ad una pratica cardine del cammino sufi - lo zikhr, o dhikr - ovvero il rammentare gli attributi di Dio per infonderli nella propria vita. Non come una formuletta magica da ripetere a pappagallo, ma con l'impegno personale a farli manifestare nella realtà attraverso le proprie azioni. Gli esempi evidenziati dal fumetto sono chiari e sono soltanto alcuni; considerando che la tradizione sufi riporta ben 99 nomi conoscibili di Allah, quindi 99 qualità ispiratrici, è possibile sperimentare questa pratica in un ampio numero di situazioni. Ora, questo argomento meriterebbe un relatore più preparato, quindi passo volentieri la mano prima di banalizzare il tutto con la mia ignoranza. Non prima, però, di aver riportato il piccolo racconto sufi che i due meritevoli ragazzi - Ali e Arif, appunto - includevano a conclusione del loro post.

Mentre il credente era intento nelle sue preghiere gli passarono accanto tre persone: uno storpio, un mendicante ed un uomo che era stato percosso. Vedendoli, il fedele gridò: "Gran Dio, com'è possibile che un amorevole creatore veda cose del genere e non faccia niente per loro?" E Dio rispose: "Ho fatto qualcosa. Ho creato te."


Mutatis mutandis (l'igiene innanzitutto:), il vecchio slogan della Rex condensa ancor di più il messaggio finale: Fatti, non parole.

giovedì 10 giugno 2010

quasistream


profumo dei tigli, marciapiedi appiccicosi, afa africana. inattesa, eppure tanto attesa. ancora più papaveri in mezzo al granone ormai giallo, cardi già alti due metri e secchi. il mare visto solo da lontano. canzoni vecchie e amiche, desiderio di campari e pompelmo, incenso padmini e sinsemilla. gallerie verdi, di macchia e pini. e moto, tante belle moto, custom sinuose, naked muscolose, enduro alte e snelle. di tanto in tanto, olezzo di carogna. sudore. sete. finestre inutilmente aperte. stelle e sigarette, e stelle, fresco, finalmente. sonno. no, era una finta. afa, non più africana, eppure afa. è già ora. sonno, sì ora sì, ma inutile. anzi, peggio. troppo tardi.
ma per fortuna si ricomincia col profumo dei tigli.

martedì 8 giugno 2010

Questa canzone la dedico a...


Vezi mai multe video din Muzica

Questa canzone la dedico a te
Che mi hai accolto senza un perché
E mi hai scaldato al tuo focolare
Quando mi hai visto tremare
Tu che mi hai accolto in casa anche se
Tutta la gente piena di sé,
quella che ha sempre e solo ragione
mi ha chiuso in faccia il portone
Era soltanto fuoco, lo so
Ma quanto mi ha scaldato il cuor
Qua dentro l’anima splende ancor
E io non lo dimenticherò

Tu cara amica, quando morrai
E col becchino te ne andrai
Possa condurti dove vuoi tu
Là dove il cielo è più blu

Questa canzone la dedico a te
Che mi hai sfamato senza un perché
E mi hai donato un tozzo di pane
Quando morivo di fame
Tu che mi hai nutrito anche se
Tutta la gente piena di sé
Quando mi aveva già condannato
Godeva a vedermi affamato
Era soltanto pane, lo so
Eppure mi ha scaldato il cuor
È stato un pranzo da signor
E io non lo dimenticherò

Tu cara ospite, quando morrai
E col becchino te ne andrai
Possa condurti dove vuoi tu
Là dove il cielo è più blu

Questa canzone la dedico a te
A te, straniera, che senza un perché
Un bel sorriso triste mi hai dato
Il giorno che mi hanno arrestato
Tu che non hai applaudito, anche se
Tutta la gente piena di sé
Dopo aver chiamato la polizia
Godeva a vedermi portar via
Era soltanto solidarietà
Eppure l’ho sentita assai
Ed il mio cuore, tu lo sai
Mai più la dimenticherà


Cara straniera quando morrai
E col becchino te ne andrai
Possa condurti dove vuoi tu
Là dove il cielo è più blu


Questa canzone è secondo me una delle più belle canzoni sulla gratitudine, quindi, nonostante i miei propositi di non ammorbarvi più con le mie traduzioni, non poteva né doveva mancare in questo blog.
Né nella mia vita.
E visto che ci sono la dedico anch'io, con tutta la mia gratitudine, ad un caro amico, Alberto.

lunedì 7 giugno 2010

Prati e preti.


Ma tu guarda se uno si deve trovare a ringraziare dei personaggi che, per una vita, ha culturalmente aborrito. Nella fattispecie mi riferisco al clero e ai latifondisti, due categorie che in parte si sovrappongono. Ma ora che le amministrazioni comunali di qualsiasi colore sembrano non trovare altra risorsa economica che la concessione massiccia di territorio demaniale nelle mani di un’edilizia a carattere invasivo, anzi, neoplastico, l’unica speranza di arginare l’ondata di cemento e risparmiare preziose aree verdi, ancorché inibite all’accesso pubblico, sembra risiedere nelle mani delle istituzioni religiose e di rampolli del generone che ancora non siano costretti alla liquidazione dei loro ettari. Dico per dire, eh, ché il latifondo in Italia non esiste più dal 1950 (sic.). E’ comunque pressante la necessità di conservare del terreno, anche incolto, come invocava già 45 anni fa un fortunato ragazzo della via Gluck. In una lucida argomentazione che Luca Mercalli ha inviato alla candidata, poi sconfitta, presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, è delineato un programma chiaro e coraggioso che trovo di una disarmante e disperante semplicità. Lo riassumerei in una parola: decrescita. Perché in un mondo che è fisiologicamente limitato, il cosiddetto sviluppo – pseudonimo di “crescita dei consumi” – non può essere illimitato. Ergo, bisogna ingranare la retromarcia e riconvertire quante più brutture inutili è possibile. Quanto prima, perché, per citare il titolo di un libro dello stesso Mercalli, “Le mucche non mangiano cemento.”
Certo che se anche gli animali la smettessero di remare contro e ci lasciassero lavorare…

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