martedì 23 dicembre 2008

Mo' chi joo dice a Walterino...



Niente da dire, rega'! Obama ja'ammolla.
Speriamo seriamente che a Uolter nun je venga in mente de imitallo. Non ora.
Il livello di ridicolo toccato dal PD ci sembra già ipogeo.
Mentre la discreta tartaruga di Barry, rischia di attirare anche alcune bavose Repubblicane, non credo che la vista della medusa spiaggiata di Uolter potrebbe incantare le nostre rampanti Libertine.
Al massimo - senza doppi sensi - potrebbe pietrificare, come quella mitologica.
Le mani nelle urne, alle prossime elezioni - se mai...

Luglio, col bene che vi voglio.


Sì, lo so, dicono che bisogna vivere nel momento (lo dico anch'io),
che il presente è l'unico tempo che esiste (lo dico anch'io),
che bisogna cogliere l'attimo (questo non lo dico, per snobberia),
che non sappiamo cosa ci riserva il domani (questo lo dicono in troppi).
Mapperò, a me questo momento - il natale e compagnia cantante, mangiante, shoppingante, trafficante, regalante, digerente - me rompe er cazzo.
Così, tanto per parlare francese.
Perciò, siccome buona pasqua la stanno già augurando in molti (ottimisti!), io mi proietto ancora oltre, e pianto i miei artigli eterici nel trafuturo prossimo per opzionare una fantastica estate per me e tutti quelli che ci voglio bene assai (parecchie migliarate, in verità, sono un magnanimo), per cui, anche voi tutti.
E spero che Natale, il bagnino, vi porti un bel panettone. Con le vongole veraci.

giovedì 18 dicembre 2008

Sentite che ve dice er Sor Capanna. Consulenze per tempi di crisi.


Diceva er sor Mariano a mastro Pietro:
"Che tempi disgrazziati sò venuti!
Invece d'annà avanti annamo 'ndietro,
È pieno de ruffiani e de cornuti.
Si le corna a 'gni cristiano
Diventasse riso o grano,
È chiar'e tonno,
Se sazzierebbe tutto quant'er monno.
È chiar'e tonno,
Se sazzierebbe tutto quant'er monno.


Direttamente dagli inizi del secolo scorso, che di crisi ne ha viste dimolte e corpose, arrivano questi versetti, attribuiti a Pietro Capanna, poeta di strada e stornellatore emblematico dello spirito vernacolare capitolino (ma parla come magni! ndr). Il suo utopico progetto per risolvere il problema della fame nel mondo con un filantropico superamento dei problemi legati alle infedeltà coniugali è puro pensiero laterale applicato alla macroeconomia. Un genio.

Quanno che s'avvicina er ventisette
Er popolo italiano 'n po' arifiata
Se po' rimette 'n paro ch'ee bollette
La vita grama ormai se l'è 'mparata
E se 'n giorno ritornasse
Puta caso 'e vacche grasse
Noi famo finta
Che stamo a dieta e giù a strigne la cinta
Noi famo finta
Che stamo a dieta e giù a strigne la cinta.


Questa povera - nello spirito e nel respiro - imitazione di stornello à la Sor Capanna è mia.
Come dire, chiosando nel registro più adeguato,

chi s'accontenta gode e se gratta er culo se je rode.

venerdì 12 dicembre 2008

A DENTI STRETTI.



Approfittando del pomeriggio di shopping delle rispettive consorti, due amici, uno stimato professionista e un industrialotto, oziano al circolo, alternando sboronate da commenda e commenti sul campionato.
Con la complicità di un pomeriggio fiacco, di diversi Montenegro e di nuvolosi Antico Toscano, l’atmosfera diventa progressivamente più confidenziale. L’industrialotto lascia scivolare nella mano dell’altro un biglietto da visita con su scritto “Le Tre Porte”, un indirizzo, e un indicazione “Chiedere di Julio”.
“Cos’è sta roba?” chiede subito lo stimato professionista, tradendo un immediato innalzamento del livello di attenzione.
“Roba forte – risponde l’altro, ammiccando – non ti dico di più per non guastarti la sorpresa. Anzi, mi raccomando, acqua in bocca! Teniamoci ‘st’esclusiva.”
Qualche sera dopo, declinando un’allettante serata di canasta con la moglie e le sue amiche, a causa di sopraggiunti e improrogabili impegni di lavoro – sai com’è, cara, non si può mollare l’osso proprio ora, non è il momento, il mercato è già fiacco etc etc -lo stimato professionista si reca all’indirizzo riportato sul biglietto da visita.
Quello che trova è un austero portone – chiuso – e un videocitofono con una minuscola targhetta, quasi illeggibile: le tre porte.
Lo stimato professionista citofona. Una voce impersonale, metallica, forse registrata, chiede: “Parola?”
“Cercavo Julio”bisbiglia, circospetto e cospiratore, lo stimato.
Per tutta risposta un semplice scatto. Il portone si apre leggermente. Guardandosi alle spalle, lo stimato professionista scivola in un adrone buio. Non c'è nessuno all'entrata. Una luce concentrata illumina una fessura vicino ad una porta. Sopra, una targa d’ottone:
"PREGO INSERIRE UNA CARTA DI CREDITO.”
Senza pensarci due volte. lo stimato inserisce la sua carta di credito. La fessura la inghiotte, restituendola rapidamente, accompagnata da una regolare ricevuta:
€ 3.000,00
Dopo un attimo di comprensibile sbandamento, lo stimato realizza che la porta si è aperta. Quasi in trance, il nostro la apre e trova davanti a sé altre tre porte:
"BRUNA", "BIONDA", "ROSSA".
Mentre il polso accelera e il livello di testosterone si alza, lo stimato professionista fa un rapido calcolo: “Bruna, mia moglie, bionda, la segretaria...rossa allora!”
Apre la porta “ROSSA”, la richiude e si trova di fronte ad altre tre porte:
"BASSA" "MEDIA" "ALTA"
Entrato ormai nel gioco a piedi pari, il nostro stimato farfuglia frenetico: “...bassa, mia moglie, media, la segretaria...ALTA!!!”
Apre la porta, richiude la porta e se ne trova davanti altre tre:
"PIATTA" "BEN CARROZZATA" "MAGGIORATA"
Senza ripetersi la scontata litania, il nostro, bava alla bocca, si tuffa sulla porta della maggiorata. Dentro, inutile dirlo, trova ancora tre porte:
"SCOPATA", " POMPINO", "INCULATA".
Ormai delirante, il nostro scarta e sceglie: “scopata, be' insomma, mia moglie...pompino, la segretaria...INCULATA, INCULATA!”
Apre la porta, richiude la porta; altre tre porte
"PICCOLA INCULATA", "MEDIA INCULATA", "GRANDE INCULATA".
Seminudo e “già pronto”, lo stimato professionista si avventa come una tigre sul terzo uscio.
Apre la porta, richiude la porta e si ritrova in mezzo alla strada.

Questa storiella non l'ho inventata io. Ma l'ho sentita raccontare magistralmente da un mio amico di cui non farò il nome.

Anche oggi non avevo niente da dire.

mercoledì 10 dicembre 2008

Tutto il mondo è paese. E non è un Belpaese.


Leggendo questa notizia riportata su Repubblica.it, mi è tornato in mente un antico detto in latinorum imparato al ginnasio e mai dimenticato:
Graecia capta ferum victorem coepit
Una piccola locuzione, estratta dalle Epistole di Orazio (come mi ricorda Wiki ;-), che descriveva la capacità di fascinazione che una grande civiltà come quella Greca, sconfitta militarmente, riuscì ad esercitare sul rozzo, ancorché strapotente, vincitore Romano.
Be', a me oggi è sembrato che Roma - intesa come "patria del diritto" e sinoddoche dell'Italia - si sia presa una brutta rivincita.
Proprio leggendo degli esiti della perizia balistica sulla palottola della polizia che ha ACCIDENTALMENTE ucciso il giovanissimo Alexis - 15 anni - Grigoropoulos, mi sono tornati in mente diversi, tristissimi precedenti italiani, che evidentemente hanno fatto giurisprudenza e continuano a fare scuola. Anche all'estero.
Placanica e Spaccarotella, sono i primi due nomi che mi vengono in mente.
Due impuniti.
Come molti, molti e molti altri colleghi prima di loro. In tutto il mondo, purtroppo. E la vergogna non dovrebbe risparmiare nessuno, perché dittatori unanimemente riconosciuti come assassini e mandanti di eccidi sono stati lasciati candidamente morire di vecchiaia nel proprio letto, come Pinochet. Con il consenso o la complice indifferenza di nazioni intere.
La domanda che mi faccio è banale: fino a quando la maggioranza silenziosa continuerà a farsi abusare, rimanendo tale?
Dovrei anch'io dare una risposta, perché, nonostante le apparenze - sto parlando, per iscritto, telematicamente, ma sto parlando, no? - faccio parte di quella maggioranza.
Alexis poteva essere mio figlio, mio fratello, mio cugino. Avrebbe cambiato qualcosa?
Mentre cerco dentro di me una risposta sincera, mi vergogno.

martedì 2 dicembre 2008

I piacioni non sono sempre belli.



Ora, so che potrò attirarmi le ire di qualche ammiratore del "maestro". Niente ci fa. Per certi versi lo sono anch'io. O meglio, di alcune sue opere. Per esempio, ancora oggi difficilmente riesco ad ascoltare più di mezza strofa de "L'Ombra della Luce" senza che le lacrime mi solchino il viso. E ricordo affettuosamente gli hit de "La Voce del Padrone" come un pezzo di soundtrack dei miei vent'anni. Ma la sua ultima - e penultima - apparizione a "Che tempo che fa", mi hanno confermato la sua estrema piacioneria. E nonostante io possa anche condividere alcuni suoi interessi spirituali, non condivido il suo spirito vagamente saccente e la sua affettazione. E non mi è assolutamente piaciuto il modo con cui ha gestito lo spazio musicale in cui ha ospitato Carmen Consoli. Non che io sia un fan della cantantessa, tutt'altro. Ma non le ha lasciato altro che i backing vocals nel ritornello, oltretutto sovrastandola, e riservandosi tutto il cantato delle strofe. Non capivo se gli piacesse avere una bella statuina accanto, oppure - sentite questa mia elucubrazione - se le avesse imposto questa pubblica ostentazione di umiltà, quale prova di sottomissione iniziatica al maestro. Fra l'altro, mi è sembrato che lo spazio complessivo riservatogli all'interno della puntata fosse esagerato.
Come non sentire quanto, in confronto, brillasse per leggerezza la inostentata saggezza di Fruttero, diolobenedica.
Me sa che certa ggente, a forza de sentisse chiama' "maestro" de qua e "maestro" de llà, je se sbarella er senso de la prospettiva.
Il mio Maestro primo - non il primo maestro - per esempio, diceva "Nego di essere un maestro, ma non posso negare a te il diritto di voler essere un discepolo. " Un fatto di prospettiva, appunto, che rivoluziona tutta la weltanschaung (tiè).
In questo modo, persino un pezzo di merda può profittevolmente fungermi da maestro.
E insegnarmi a stare sempre ben attento a dove metto i piedi.

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