giovedì 27 novembre 2008

Non da' retta: contro il logorio della vita moderna, il vero rimedio è QUESTO.



Perché, come dicono in Sicilia, dove la vita è molto logorante:


MEGGHIU CAMPARI CA MURIRI*


Prova a daje torto.



Minimalismo esistenzialista.

* traduzione

lunedì 24 novembre 2008

POTTA BLINDATA



Niente paura, non è un post a favore del maschilismo più bieco. E' solo un capriccioso calembour, d'ispirazione toscana, che mi ha attraversato la mente ascoltando la pubblicità di un'industria di serramenti. E, tanto per stabilire la par condicio, indirizzo qui coloro le quali fossero interessate al modello maschile, che per motivi lessicali non mi suggerisce altri calembour. Se, però, qualcuno volesse contribuire a colmare questa mia mancanza, è benvenuta/o!

venerdì 21 novembre 2008

bag ladies e belle donne

Un breve post oggi. Ispirato dalla visione di due donne, alla stazione Termini, che stavano approntando il carico sui carrelli da supermercato che gli facevano da casa ambulante. Una delle due aveva delle buste di plastica ai piedi.
Non sulle scarpe, al posto delle scarpe.
Per puro riserbo non le ho guardate più di tanto. Erano due signore.
Naturalmente, in giro, sulla metro, ho visto anche donne che, chi più o chi meno, avremmo definito belle.
Questa osservazione ha fatto scopa con il ricordo delle due Signore con le Borse incrociate la mattina e ha innescato un pensiero e un'emozione che mi aveva visitato qualche giorno fà. Diceva più o meno così:

Mantieni vivo il senso di meraviglia e di mistero ogni volta che incontri, anche fuggevolmente, una donna.

Meraviglia e mistero.Ogni volta.

Stop. Enough for today.

mercoledì 19 novembre 2008

Nella nuova fattoria, ja, ja wohl.


L'articolo sulla Repubblica di oggi, che trovate linkato al titolo di questo post, è uno spiacevole aggiornamento, con riferimenti consultabili, su un fenomeno odioso e pauroso: l'estensione a macchia d'olio del nazifascismo sdoganato.
Io, che ho una certa età, mi ricordo che i pochi studenti di destra del mio liceo erano spesso accusati e/o minacciati di denuncia per un reato specifico: apologia del fascismo.
Non era, allora, un'accusa presa alla leggera - pubblicamente, of course, in privato suppongo ne gongolassero come fanno oggi - anche se poi era sempre meglio che essere schiaffeggiati nell'androne o aspettati sotto casa.
Oggi mi sembra che non si scandalizzi più nessuno, dopo che, tanto per dirne una, anni e anni di striscioni negli stadi hanno trasformato vergognose invettive di stampo neo-nazifascista in un fatto di folklore.
Ora, ci sono mille e un motivo per avere paura di questo fenomeno, delle sue cause, dei suoi effetti e soprattutto dei suoi endorser.
L'aspetto che a me colpisce più profondamente e più profondamente mi offende è quello del revisionismo. Proprio perché mi è capitato di rileggere qualche settimana fà la geniale "fiaba" allegorica di Orwell che ho parafrasato nel titolo del post: La Fattoria degli Animali.
Proprio come i fedeli maiali di Napoleon, stanno già riscrivendo molte regole, con la scusa di alleggerire il peso della burocrazia, sveltire la giustizia, rilanciare l'economia.
Sembra quasi la pubblicità di un programma dietetico: vogliono realizzare un paese "light".
Se chi ha la responsabilità di educare e formare questo Paese - e non ci guardiamo intorno, tocca anche a noi, ad ognuno di noi nel suo piccolo, come figlio o genitore - non protegge con le unghie e con i denti il valore della memoria storica e perde di vista questa pianta infestante, ci attendono tempi sempre più bui.
Neri.
Ma sicuramente i loro stilisti hanno già pronto qualche modellino per farceli piacere a tutti.
Inculescion, by Calvin Klein*.

* un eccesso di filologia mi porterebbe a ricordare l'etimologia di questo nome; così, tanto per rendere questo post un po' più light. Mi astengo e confido che chi vuole lo troverà facilmente ;-)

lunedì 17 novembre 2008

domenica 16 novembre 2008

Vergogna e onore. Un pensiero per Shamsia.

Non voglio scendere in discorsi troppo complicati, oggi.
Non sono in grado, di solito, oggi ancora meno.
Voglio solo esprimere la vergogna che ho provato, in quanto rappresentante del sesso maschile, alla notizia dell'ennesimo attentato al coraggio di un gruppo di ragazze afghane che rifiutano di essere ricacciate nell'oscurantismo medievale da sedicenti custodi dell'integrità morale. Una di queste 14 ragazze aggredite, Shamsia, 17 anni, è stata sfigurata col vetriolo - attraverso il burqa - solo perché vuole frequentare il liceo.
Shamsia, colpita con una pistola a schizzo carica di acido solforico, nonostante le ustioni che le hanno deturpato il volto e accecato un occhio, fa sapere, dall'ospedale di Kandahar dove è ricoverata con la sorella Afefa, che le minacce e le lesioni non le hanno fatto cambiare idea: vuole continuare ad andare a scuola.
Io mi inchino a questo coraggio e provo ancora più vergogna. Spero solo che Shamsia - il cui nome, se non sbaglio deriva dalla parola "shams", sole - possa continuare a brillare di questa luce e che il suo esempio illumini tutto il suo popolo.
E non solo.
As Salam aleikum, Shamsia, ti siamo debitori di una grande lezione di coraggio.

Non basta sperare di essere in grado di saldare il debito presto.

Dobbiamo impegnarci perché non ci vogliano secoli di altre vittime.

mercoledì 12 novembre 2008

Un post acido. Maneggiare con cura.



Spulciando i miei favoriti, alla ricerca di un sito, mi sono imbattuto in una pagina, archiviata tempo fà, dall’imperioso titolo “Cambiamenti epocali”. Non era quello che stavo cercando, ma, essendo curioso come una scimmia e vagamente fatalista, l’ho aperta e mi sono trovato davanti un compendio delle idee di Gregg Braden, scrittore, conferenziere e guida di gruppi in vari luoghi sacri. Chi fosse interessato ad approfondire può leggere qua.
Quello che mi interessava riportare era la sintesi della visione di Braden riguardo ai modi in cui le emozioni nei rapporti interpersonali ostacolino la nostra evoluzione. Attraverso un esempio (che potete leggere qui) Braden mostra – o dimostra, dipende dai punti di vista – come la logica della polarità e della separazione siano assolutamente fuorvianti, quindi da evitare consapevolmente, mentre l’unico approccio esistenzialmente corretto sia quello della compassione. Provo a sintetizzare l’esempio.
Se davanti alla notizia di un barbaro eccidio di innocenti la nostra prima reazione è la rabbia, stiamo alimentando proprio il sentimento che ha causato quell’eccidio che esecriamo.
Quindi, non stiamo alimentando un cambiamento interno/esterno. No buono.
Se invece, sulla base di una adesione a filosofie new age, orientaleggianti, sminuiamo la portanza dell’accaduto, convinti che i massacrati abbiano scelto di purificare il proprio karma incarnandosi nel ruolo di vittime sacrificali, secondo Braden, stiamo rimuovendo i nostri sentimenti con una negazione figlia dello shock. Quindi impediamo il nostro processo evolutivo con un black out emozionale autoimposto. No buono.
Questi due comportamenti rappresentano due polarità contrapposte che inficiano la comprensione obiettiva , quindi la crescita.
Anche per Braden la giusta via sta nel mezzo: sentire a fondo l’effetto devastante della tragedia altrui senza prendere posizioni estremiste, ma senza negare la rilevanza globale che un crimine così efferato può avere sulla coscienza, individuale prima, collettiva quindi.
Bene, il primo sbandamento che ho provato è stato causato dal riconoscermi parzialmente in tutte e tre le posizioni.
Se poi voglio essere sincero con me stesso, posso ammettere che verosimilmente reagirei (oppure ho reagito) con un misto di rabbia vendicativa miscelata ad una profonda compassione, tenendo in un angolo una piccolissima percentuale di convinzione che il processo evolutivo della nostra anima non calcoli le avversità fisiche con lo stesso metro con cui le misura il nostro corpo.
Ma il caso – che secondo me non esiste in senso assoluto – ha voluto che le meccaniche di navigazione mi conducessero al sito dell’ASTI.
E qui ho capitolato, con buona pace di Braden, e ho riconosciuto di essere molto più incline ad una reazione rabbiosa quando vengo a conoscenza di storie come quella di Monira.
Con buona pace di Braden, ma nessuna pace da parte mia.
Qualcuno che mi conosce, a parte me, può capire quanto tutto questo mi sembri ironicamente perfetto.
Corrosivamente perfetto.

martedì 11 novembre 2008

Ancora a proposito dei cerini usati.


Sarò breve. Volevo soltanto condividere la mia ingenua sorpresa di fronte alla inestinguibile pervicacia di coloro i quali non si fanno alcun problema a riciclare le idee altrui come proprie. La famosa teoria dei cerini usati: se si sono accesi una volta, funzionano. Teniamoli buoni per un'altra volta.
Continuiamo così, facciamo marcia indietro.

venerdì 7 novembre 2008

Conviene ricordarsene. Prima di aprire la bocca.


Molti oggi parleranno di gaffe, altri di pericolose attitudini goliardiche, improprie per uno statista - sic - altri, naturalmente, ritorceranno con lo scherno, menzionando invidie e festeggiamenti per le vittorie altrui in luogo delle proprie sconfitte.
Io mi vorrei distinguere - non vorremmo tutti, parfois? - quindi citerò, di nuovo, il tanto vituperato Fecibook, che ospita gruppi di grande demenza, ma assolutamente imperdibili. Di questi, oggi mi sembra più appropriato quello di cui, qui sotto, riporto i fondamenti etici. Se vi volete unire al gruppo, dovrete ahivoi iscrivervi a Facebook.
Ladies and gentlemen, ecco a voi il vangelo di


STAI CAZZO.

Dovete stare tutti molto cazzo

STARE CAZZO e' una regola fondamentale del SAPER VIVERE con se stessi e con gli altri.

E' consigliato l'uso di tale espressione esclusivamente in casi in cui risulta necessario far intoppare brutalmente il proprio interlocutore.
------------------------------- VADEMECUM -------------------------------
STAI CAZZO non va mai urlato.
Per un miglior risultato, assumere il famoso "occhio a riga" e mano a paletta.

E' altrettanto importante USARE SEMPRE IL SINGOLARE, come ad es.:
- la tua capa che urla isterica:
"SCUSI...STIA CAZZO"

- un gruppo di persone che parlano a voce troppo alta arrecandoti notevole disturbo:
"STATE TUTTI MOLTO CAZZO!"
o più brutalmente: "OH! DOVETE STARE CAZZO"

il tuo partner ti rimprovera perchè hai parlato con un'altra ragazza o hai lasciato la tavoletta alzata:
" SI VABBEH, STAI CAZZO"


Come vedete è semplice, aperto, universale. Tant'è che chiunque è chiamato a contribuire la sua esperienza che, se non travalica i limiti del buon gusto [ ;-) ] è insindacabilmente accolta e approvata.
Questione di buon gusto, dicevamo, ma ancora prima, di buon senso.
Due qualità basiche del convivere civile.
Forse troppo basiche, per essere condivise da tutti.


PS: Non so perché, ma nei prossimi giorni mi piacerebbe tanto che un uomo giovane, bello e abbronzato, facesse risuonare uno stentoreo "STAY COCK!" che facesse sciogliere cerone e abbassare orecchie, su questa sponda della provincia atlantica.

giovedì 6 novembre 2008

Niente da aggiungere.



L'ho trovata sul web come commento ad un articolo sulle buone pratiche del nostro stimato comparto agroalimentare.
E l'ho reputata sufficiente, per oggi, come sineddoche visuale.
Chiamatemi disfattista.
Anche perché Ismaele è troppo impegnativo.

mercoledì 5 novembre 2008

Si chiamava Nicolò.



Aveva 13 anni. Stava nel Parco degli Acquedotti, con i suoi amici, quando è arrivato il temporale. Stava correndo via e cercava rifugio dalla pioggia battente, uraganica, che ieri ha frustato Roma. Un pioppo di 12 metri, sradicato dal vento, lo ha travolto e schiacciato. Inutili i soccorsi. La giornata di ieri per me porta questo marchio. Sono andato a dormire senza ascoltare altre notizie e stamattina ho provato emozioni molto forti accendendo la TV. Ma non voglio parlare di questo, oggi. Voglio solo ricordare a me stesso - e a chi ha voglia di leggermi - di relativizzare il peso che attribuisco ai contrattempi, ai pochi o tanti intralci che mi fanno straparlare di problemi veniali chiamandoli drammi. Non si può sempre andare in India per capire quanto siamo privilegiati, non si deve aspettare una tragedia come quella occorsa a Nicolò e alla sua famiglia, per ringraziare ogni giornata che trascorriamo con le persone amate, su questo pianeta, in questo tempo, con questi problemi. Basta così.

martedì 4 novembre 2008

Riconsolatio alla romana.


Come mi è capitato di leggere sul tanto vituperato ma, al tempo stesso, trasversalmente ed ecumenicamente frequentato FaecesBook, che sei veramente romano se consoli un tuo amico con la simpatica battuta "N t'a pija' così... pietela'n der culo!".
Bene, non solo mi associo a questa inclita schiera, sed etiam, professo il suo credo " è mejo perde' n bon amico che 'na bona risposta." con una quotidiana, religiosa, osservanza.
E tanto per non farmi guardare dietro, sono pronto a rivolgere tutta questa simpatia nei miei stessi confronti, just in case.
Ecco, oggi è proprio il caso.

Un bel giro di parole per dire che, oggi, me la sono presa molto: con la caldaia che si è rotta, con il preventivo da paura, con il telefonino che mi è scivolato di tasca mentre ne avevo bisogno per scivolare in qualche recesso imperscrutabile. Dimentico qualcuno? Ah sì, la Madre Quaterna - e il suo fedele consorte il Padre Terno.
Alla fine, sono dovuto venire a Canossa con il tutto.

E me la sono presa anche in der posto.

Ora, da buon romano con influenze taoiste, aspetto fiducioso che la ruota giri.
Funziona sempre; tant'è che nel frattempo mi hanno comunicato di aver ritrovato il cellulare.
Sempre meglio del proverbiale aglietto...

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